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Antonio Cima, i tempi che corrono

cima antonio Pensando a Corrado Alvaro   di Antonio Cima
La disperazione più grave che possa impadronirsi d'una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”
Italia, Calabria, Amantea...è così che si amministra?
Una riflessione di quasi quattro anni fa, ma niente è cambiato

Riflessione di Antonio Cima del 16-01-2014
Caro Corrado

Prima di coniugare al passato il verbo sulla tua esistenza, per sette anni abbiamo condiviso il presente.
Di te ho appreso successivamente nel periodo giovanile. Le prime pagine aspromontane le ho lette nella biblioteca civica Guastalla di Milano. Ho privilegiato la tua prosa al pari di quella dell’altro grande meridionale Giovanni Verga.
Come te ho vissuto sempre da calabrese, anche negli oltre tre lustri fuori dalla Calabria. Spero di essere compreso ammettendo di aver vissuto, in realtà, da amanteano più che da calabrese.

La prima volta che ho letto la tua celebre frase faro sulla realtà calabrese del tuo tempo, ”La disperazione più grave che possa impadronirsi d'una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile” (*), ero troppo giovane per capirne i profondi significati.
Da allora continuamente vi ritorno convenendo che il dubbio valga oggi per tutto il territorio nazionale.
Ho sempre esaltato le mie origini, anche quando risultavano scomode, fino a ritornarvi nonostante le rassicuranti prospettive maturate per la progenie.
Al rientro i tanti impegni di lavoro, dal Pollino a Spartivento, mi hanno consentito di vivere molto la Calabria, ma Amantea meno di quanto sperassi, ho recuperato negli ultimi anni.
E’ passato del tempo e quel dubbio riaffiora, non del vivere rettamente, che risulta inevitabile se lo sei di natura, ma se valga la pena allevare pecore, in un tempo, in una nazione, in una regione, in un comune, dove ognuno “fa scrupulu allu lattu e si mange lla ricotta”.

Nel mondo, nonostante secoli di lotte per l’emancipazione delle masse e per la perequazione sociale, si accentuano gli egoismi e si amplia la distanza tra chi ha e chi non ha. Negli ultimi secoli si sono avvicendati periodi tra le istanze collettive e gli istinti dei singoli come ferocemente nel tempo che corre. Gli stimoli di pancia dei paesi ricchi creano squilibri intollerabili (vedi immigrati).

E’ inverecondo quel che mostra l’italica quotidianità. Assistiamo ad una innaturale barricata dei poteri forti, dei boiardi della finanza (italiani ed europei), dei grandi privilegi di Stato che consentono accaparramento di risorse e ruberie che stanno affamano buona parte del Popolo.
Siamo umiliati, gli italiani, ad osservare in libertà un pregiudicato, conclamato frodatore abituale dalla Cassazione dopo un lungo e concluso iter giudiziario, a vederlo sui media, sui palchi, interlocutore degli apparati statali e dei partiti di governo, con ambizione di ritornare al timone. Intanto partiti e partitini si dividono, si rinominano, si allontanano, si ritrovano, ambendo il trono, e Argo morirà nella vana attesa. In qualche modo ne dovremo uscire, non so come, ma non come in passato con svalutazione e facile spesa pubblica.

Caro Corrado tranquillizzati, quella disperazione dubitativa che emerge dalla tua riflessione non ha più ragion d’essere. La forma interrogativa da te evidenziata è stata nel frattempo trasformata in modo esclamativo del vivere non rettamente, ma opportunamente, anzi opportunisticamente.
La cosa più avvilente è che il termine opportunisticamente ha conclamato in negativo il Machiavellico :”il fine giustifica i mezzi”. Forse il grande pensatore fiorentino, oggi, avrebbe da ridire su ciò.  

Nella nostra regione, poveri noi, siamo ultimi nelle classifiche positive, siamo primi nelle classifiche negative. Non esiste alcun riferimento calabrese di spicco in nessun ambito pur avendone di cose belle e buone e interessanti. Generazioni di amministratori inqualificabili hanno prostrato le rilevanti potenzialità tra Tirreno e Jonio, tra Pollino e Stretto. Basti pensare che non sono stati in grado, dal 1994 ad oggi, di spendere montagne di soldi inviati dalla Comunità Europea. E’ come dare 1000 euro ad un indigente, dirgli di percorrere la via centrale di una città e spendere quei soldi in ciò che gli serve, e vederlo ritornare con una spesa di soli 10 euro rimandando indietro 990 euro.
Altri paesi dell’U.E. hanno stravolto la loro realtà in pochi anni di finanziamenti Comunitari.
Subiamo oggi, in modo arrogante, la presenza delle scorie siriane a Gioia Tauro.

Caro Corrado, di Amantea parlar e lagrimar vedrai insieme: siamo ai minimi storici per credibilità, efficienza, capacità di fare, progettualità. Una mortificante competizione a stare in prima fila con qualsiasi espediente e intanto “ruggine”, “calcinacci”, sporcizia e merda di cani inondano il nostro menage quotidiano.
In tale contesto ci si aspetterebbero iniziative finalizzate a creare un volto cittadino “attraente” per chi ad Amantea viene, o vorrebbe venire, a spendere, e invece l’unica attività che si riesce ad esprimere è assicurare il divertimento tout court gratis degli amanteani. Una overdose di appuntamenti da ottobre 2013 a maggio 2014 con un attento “portiere d’inverno”.
Pensavo che le finalità amministrative di un Comune fossero i servizi: pulizia, verde, viabilità, sostegno quando necessita, accoglienza, ecc., e che il divertimento chi lo vuole se lo paga (tranne i pochi eventi di prassi), invece apprendo ora che così non è (non è mai troppo tardi per imparare).
Questo e altro scivola sulla schiena degli amanteani con la presenza “cloud” di una opposizione affetta da cataratte e ipoacusia.
Ora partiranno lavori pubblici a raffica: muri, strade, buche, dossi, ponti, rampe, piste, dopo quasi tre anni di sostanziale inedia amministrativa.
Ci si aspetterebbero urla riecheggiare tra Chjazza, Taverna, Coreca e Campora, ma così non è.
Un assopimento stratificato a tutela della speranza del privilegio che alberga in tanti di noi.
Intanto, per le elezioni imminenti, si propongono come possibili “salvatori dei patrii lidi” più di quanti Proci ambissero Penelope.
Tutti hanno il diritto di provarci, a condizione di conoscere almeno la “bussola” visto che si tratta di “navigare”. Troppi amanteani senza alcun fondamento utile ad una soddisfacente amministrazione hanno occupato negli anni gli scranni consiliari.
D’altra parte è risultata cosa facile governare nelle dimenticanze da parte di tanti cittadini a pagare le bollette, nella stratificata inosservanza amanteana di regolamenti e ordinanze (merda di cani, rumori, spazi pubblici, ecc.), con le richieste di privilegi a pioggia, determinando ciò una cultura sociale di libero arbitrio. Tutto questo ha prodotto un credito finanziario comunale, per tributi non pagati, di 20 milioni di euro (crescente) difficilmente riscuotibile. Non dovremo sorprenderci se qualche giorno arrivasse la notizia che il treno comunale è stato collocato su un binario morto da Superiori Enti dello Stato.
Anche su ciò l’opposizione, che non ha bisogno di traduttor dei traduttor d’Omero, tace.

Provaci tu, a parrari è arta legia” potrebbe sbottare qualcuno. Rispondo anzitempo. Essere utile ad una comunità (anche in età non propriamente giovane) si misura da quanto del tuo tempo destini disinteressatamente al sociale, da quanto riesci ad essere esempio positivo. Un amministratore illuminato non è un eroe che fa le cose, ma colui che guarda attentamente ai bisogni del territorio, alla vocazione, alle risorse umane/strumentali/logistiche esistenti adoperandosi per coordinarle ed esaltarle con le giuste decisioni amministrative.
Tutto ciò dovrebbe creare dei processi virtuosi nei quali chi “vuol dare” può incanalarsi.
Invece l’amministratore tipo, non solo ad Amantea purtroppo, è un soggetto che dal primo giorno che mette piede nel Comune, oltre a ciò che le deleghe specifiche favoriscono, si adopera esclusivamente per accrescere la propria immagine, senza alcuna considerazione per le finalità collettive, dimostrandosi disponibile con chicchessia, sforzandosi di superare piccoli e grandi ostacoli, senza mai dire no, in una malinconica competizione con gli altri amministratori a dare per primo, sempre e comunque, una risposta, una soluzione, un favore.

Occorre un ribaltamento “genetico” (oltre che generazionale) che solo l’affermarsi della cultura dell’autodeterminazione può avviare; a tal processo si è utili anche “per strada”, con quel pochissimo che si è in grado di fare e dare.
Amantea, pur nel chiaroscuro diffuso, è patria di eccellenze ed intelletti in ogni ambito, si attende ‘na bona varca.
Intanto si spera, per maggio 2014, in tanti candidati giovani con un chiaro curriculum del fare “sociale”; se ciò non avverrà, il giorno delle elezioni, come nelle precedenti, andrò a visitare qualche paese della Calabria. Ne ho pensati più d’uno, ma credo che mi recherò a San Luca.

Stimato Corrado, così è, o meglio così la vedo. Sembra che quella frase sia stata scritta oggi, ma a ben vedere potrebbe essere collocata in tante epoche, in tanti luoghi. Gli uomini come te sono specchi chiari che riflettono i costumi del proprio tempo. Ma il prototipo di essere umano più diffuso, costantemente in progress, non passa dalla vetreria, anzi, pare che in questo tempo le vetrerie stiano chiudendo.

Antonio Cima 16-01-2014
(*)da Ultimo diario, Bompiani)

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Commenti  

 
#3 mirailtuopopolo 2017-10-15 19:33
Dovevo andare alla Mantia invece mi sono trovato alle Cinque Terre e qui mi sono imbattuto in una frase di Corrado Alvaro che fa bella mostra in quel di Manarola SP: "i colli sono nudi d'alberi, nascono dallo strapiombo sul mare, e, dal primo gradino formato dallo scoglio che trattiene l'onda, l'uomo ha cominciato a sua ascensione". Ma la frase non si riferisce alla sua Terra, ma bensì alla Liguria e metaforicamente all'uomo. Alvaro sapeva di che pasta siamo fatti...
Citazione
 
 
#2 Lista per Amantea 2014-01-20 12:26
Si potrebbe iniziare da queste tue riflessioni e magari lanciare un appello per la "costruzione" di una Lista per Amantea.
Citazione
 
 
#1 FRANCO DANESE 2014-01-17 18:00
Chiare,giuste e terminanti le tue riflessioni...p ero'viviamo in "nu munnu di surdi, muti e cecati"..e.." fatti i cazzi tua..e tira a campa'".Questa e' la realta'..pur nolente. Aggiungo:"Se in una societa'non si educa per governare,ammin istrare,gestire ecc.con onestita'e responsabilita' ..la corruzione dilaghera'.".Sa luti.---
Citazione
 

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