Gino Apostolo, poesia Lun-a d'Amantea

Apostolo-gino Gino Apostolo scrittore e giornalista de La Stampa di Torino, nel 1980 soggiornò ad Amantea dedicandole alcune poesie, in particolare una in dialetto piemontese: "Lun-a d'Amantea".
Un articolo pubblicato il 03-10-1980 dal titolo:
"Amantea potrebbe diventare la Taormina della Calabria"

Tutti gli elementi di questa pagina sono stati gentilmente forniti dal prof. Salvatore Sciandra che accompagnò lo scrittore piemontese durante il soggiorno ad Amantea

Gino Apostolo (1920-2010), piemontese, pseudonimo Porta Pila, fu importante giornalista e scrittore. Ha trascorso alcuni periodi ad Amantea agli inizi degli anni '80  lasciando  delle testimonianze scritte del legame che stabilì con la nostra terra.
La poesia "Lun-a d'Amantea" è in fondo alla pagina

articolo da La stampa di Torino del 03-10-1980

DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE Gino Apostolo  - AMANTEA -

Amantea potrebbe diventare la Taormina della Calabria

Spiaggia, mare e storia, ma nessuna iniziativa turistica; solo ora cominciano a fare qualcosa, ma i problemi da risolvere sono parecchi; la cittadina si è sviluppata soprattutto come centro commerciale e anche agricolo.

La bella cittadina sulla costa tirrenica, in provincia di Cosenza, con circa 20 chilometri di mare ancora pulito, da Campora San Giovanni ad Acquicella, potrebbe diventare la Taormina della Calabria, ma soltanto da pochi anni si è scoperta una vocazione turistica. E' vero che la popolazione residente, circa 14 mila abitanti, supera bruscamente le 50 mila unità nei mesi di luglio e di agosto, ma gli autentici turisti non sono molto numerosi. Sì tratta, piuttosto, di emigrati all'estero (Europa, ma anche Stati Uniti e Sud America) o di trasferiti nel Nord Italia che periodicamente ritornano al loro paese, al quale rimangono tenacemente legati.
Nella zona gli alberghi sono una quindicina, alcuni dei quali di recente costruzione: altri hotels stanno sorgendo. Non sono molti e. oltre tutto, quasi nessuno si preoccupa dell'assistenza ai clienti sulla spiaggia, completamente libera e gratuita, ma al tempo stesso priva di un minimo di organizzazione: sedie a sdraio, ombrelloni, docce.
Chi va al mare o si accontenta degli asciugamani e delle stuoie, oppure si porta da casa l'attrezzatura. Non c'è sabbia, tutta la costa è coperta di fine ghiaietta ben levigata sulla quale, dopo qualche giorno, anche i «cittadini» si abituano a camminare.
Il mare è limpido e diventa quasi subito profondò. E' possibile che questo lungo tratto di costa, ancora incontaminato, tardi tanto a decollare? E per quali motivi? Il Sindaco, prof. Domenico Alecce, è preside della locale scuola media, (giunta di centrosinistra, con i socialisti), osserva che Amantea si è soprattutto sviluppata come centro commerciale, come naturale mercato di un vasto comprensorio che comprende Fiumefreddo, Longobardi, Belmonte, Lago, Serra d'Aiello, Cleto, San Pietro, Campora San Giovanni ed altre località minori.
Sono paesi ricchi di storia e di tradizioni, alcuni dei quali già arroccati sui colli che precedono la Sila, dove l'agricoltura è ancora molto fiorente, specialmente per quanto riguarda la frutta e la verdura. Celebri, ad esempio, i fichi della zona (ora lì elaborano anche «glacés», al cioccolato), ma meno noti gli incredibili pomodori di Belmonte, che hanno una storia curiosa. Me la racconta Cenzino Segreti, che sa tutto della sua terra.
Mezzo secolo fa un intelligente agricoltore, reduce dalla Somalia, seminò a Belmonte un tipo di pomodoro gigante, che si era appunto portato dall'Africa. L'ortaggio attecchì e prosperò, ma solo su una fascia di alcune decine di ettari, mentre altrove, anche a poca distanza, diede risultati sconfortanti. Fatto sta che i pomodori di Belmonte divennero ben presto oggetto di interesse e di consumo per il gusto, il profumo e l'eccezionale volume. «E' normale che superino il chilo — dice Segreti — ma due anni fa, alla sagra del pomodoro, che si tiene in agosto, il pomodoro vincitore pesava più di 4 chili e mezzo. Ed era compatto, squisito e carnoso».
Alecce interviene per ricordare le due anime di Amantea, non ancora sopite. «La popolazione era formata per metà da pescatori e per metà da contadini. E le due categorie si incontravano nella piana per scambiarsi i loro prodotti: così è nato il mercato. Fino agli Anni 30 Amantea contava almeno 200 barche da pesca. Ne sono rimaste due o tre. molti pescatori sono diventati commercianti o si sono trasferiti in Liguria, a coltivare fiori.
Gli amanteani sono tuttavia convinti che il turismo, opportunamente organizzato, possa frenare l'esodo dalla città e addirittura favorire qualche ritorno. Ma si comincia appena ora e i problemi sono molti. La spiaggia, ad esempio, dovrebbe essere curata e protetta, con un sistema di frangiflutti, da studiare attentamente. Qui, d'inverno, quando il mare si scatena, diventa terrificante. Per ora il Comune sta costruendo il primo tratto di passeggiata a mare, forse un chilometro, che dovrebbe essere prolungata. Per farlo, però, si debbono toccare interessi radicati e magari passare su qualche costruzione abusiva.
Vedremo cosa accadrà. Sull'argomento i contrasti e le discussioni sono vivacissimi. Certo Amantea ha ancora molto da fare per diventare un vero paradiso turistico, come si merita. Tra l'altro deve anche preoccuparsi del centro storico, nella parte alta, dove sorgono alcuni significativi monumenti, che stanno andando in rovina.
Il castello normanno, con le due torri di avvistamento fatte costruire da Carlo VI. è vicino allo sfacelo. Pare che nessuno possa o voglia intervenire perché è di proprietà privata. Il maniero subì l'ultimo duro assedio nel 1807 da parte dell'armata napoleonica del gen. Massena. al comando del gen. Verdier. Tra i molti personaggi famosi ospitò persino il leggendario Fra Diavolo, Michele Pezza, l'avventuriero ciociaro diventato «colonnello» al servizio della reazione.
Pochi giorni fa nella chiesetta di San Francesco, costruita nel 1300 dal beato La Marca, amico e discepolo del poverello d'Assisi, è crollato un muro maestro. San Biagio, la «chiesa matrice», mostra preoccupanti crepe: il duomo, come tutto il quartiere alto, sorge su un contrafforte di tufo, con ripido strapiombo. Gli esperti dicono che non c'è alcun pericolo di smottamenti, ma fa una certa impressione affacciarsi dalla balaustra che costeggia la strada a mezza costa. Degna di grande attenzione (e di adeguati restauri) è infine la chiesa tardo-gotica di S. Bernardino, dalla curiosa pianta con una sola navata laterale, sorta su un antichissimo tempio pagano, probabilmente dedicato al Sole, come attesta un «mascherone, rinvenuto tra mucchi di macerie..,..
Gino Apostolo
 
ritaglio di giornale inviato da Gino Apostolo al prof. Sciandra.
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Poesia dedicata ad Amantea in dialetto piemontese
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