Il mondo delle associazioni

cima antonio Stare in una associazione rende qualcosa?
E’ vero che nessuno fa niente per niente?
Proviamo a guardare dentro

di Antonio Cima

pagina pubblicata il 14-08-2013
E’ questo un argomento paludoso
con ampi spazi di possibile incomprensione e risentita reazione.
Da molto tempo rifletto sulla opportunità di esprimere un parere in materia, sempre frenato dalla inevitabile varietà d’interpretazioni conseguenti.

Chi da anni vive dentro o vicino a tante associazioni, partecipa con ruoli decisivi o secondari, progetta i palinsesti o tiene la scala, si rende in qualche modo utile in tante situazioni, è, forse, abilitato a tal cimento riflessivo.
Due giorni fa un amico presidente di una importante associazione amanteana mi ha confidato una frase insinuante a lui rivolta da un suo conoscente sui “vantaggi” derivanti dal dirigere quell’associazione”; il mio amico l’ha presa molto a male.
Quattro anni fa è successo a me personalmente. Nella festa estiva di agosto di Borgochianura due note ditte amanteane addolcirono la serata offrendo prodotti tipici. Il giorno successivo alla festa pubblicai una pagina ringraziando le due ditte per il significativo contributo dato alla manifestazione.
Mi fu postato un messaggio:”… dite di operare per il centro storico e intanto prendete soldi dalle ditte”.
Al di là delle possibili banalizzazioni l’interpretazione universale è che nelle associazioni girano soldi e qualcuno ci guadagna. Questo pensiero è sostenuto dal radicato preconcetto che nessuno fa niente per niente.
Sintetizzando oltremodo il mio personalissimo parere potrei convenire sul ritorno che tanti hanno dalla partecipazione alle forme associative, ma non significa un tornaconto monetario, quasi sempre si dà un aiuto finanziario e operativo pur di raggiungere un appagamento di natura diversa di quella economica.
Chi non ha mai partecipato a contesti associativi ignora, ovviamente, per quali motivi si decida di entrare, restare ed operare in una associazione.

Le associazioni sono generalmente onlus, no-profit, ovvero non a scopo di lucro. Sono registrate e non, di volontariato, culturali, sportive, musicali, teatrali, territoriali, politiche, religiose, di categoria, ecc. A volte sono finalizzate ad un evento (carnevale, notte bianca, palio dei ciucci,..). Possono acquisire beni e capitali per le attività costitutive, ma non possono distribuire dividendi.

Ufficialmente l'ingresso in una associazione non avviene per ottenere qualcosa, ma per dare il proprio contributo.

Le associazioni sono di due tipi: quelle del dire e quelle del fare. La differenza è notevole e determina la vita interna del gruppo.
Quelle del dire si esprimono in prevalenza con convegni tenuti il più delle volte in ambiti pubblici (scuole, chiese, auditorium, sale consiliari) o in sale private (alberghi, palestre o altro). Non necessitano di risorse strumentali e logistiche proprie affidandosi all’esterno per tali servizi. Si sovvenzionano con le quote associative e con occasionali aiuti pubblici o di sponsor.
Le motivazioni di queste associazioni sono ben distanti dal partecipare per fini economici, neppure di qualche malintenzionato. Sono motivazioni di natura culturale e sociale correlate alla sfera della comuncazione e della visibilità del tema trattato senza disdegnare la comprensibile visibilità delle persone.

Quelle del fare si dividono in due: fare per se e fare per gli altri.
La differenza è abissale per motivi ovvi che provo ad evidenziare.
Intanto hanno tutte necessità di risorse strutturali, strumentali, logistiche, finanziarie. E’ questo il motivo che spesso fa declinare organizzazioni o che non le fa decollare.

Il fare per se è una implicita dichiarazione di perseguire un appagamento personale senza finalità sociali o forme di altruismo: vespisti, bocciofili, pescatori, scalatori, camminatori, surfisti, funghisti, ciclisti, ecc. Si sta insieme per tale passione, ci si organizza con risorse proprie per dare sfogo ad essa e lì finisce. Non hanno intenzione di cambiare il mondo nè dichiarano di voler migliorare la vita del prossimo. Se qualche forma d’ipocrisia associativa emerge non è certamente in tale contesto.

Il fare per gli altri è, per antonomasia, la motivazione più nobile dell’associazionismo.
Il fatto che, a volte, da tale ambito emerga qualche nuvola non sminuisce in alcun modo gli alti meriti della quasi totalità di coloro che operano in questo spazio.
L’ambito è vastissimo e variegato, sintetizzo per maggior chiarezza. Anche qui esiste una ulteriore suddivisione di finalità:
a) per scopi intellettivi, conoscitivi, formativi, di orientamento;
le attività vengono svolte o con finanziamenti pubblici o con retta versata dai partecipanti. Per motivi professionali ho avuto, ed ho, frequentazione dell’ambiente che ritengo di  conoscere a fondo.
b) per fini d’intrattenimento quali canto, danza, teatro, esibizioni varie, enogastronomia. In effetti è uno stadio intermedio perché facendo per gli altri ci si appaga creando e producendo. Le persone che ne fanno parte hanno quasi tutte una tendenza artistica.
c) per i bisogni primari della salute e del sostentamento.
Per questo spazio, che risulta essere quello socialmente più determinante, occorrono grandi motivazioni, forte dedizione, vero spirito di sacrificio e una corposa dose di altruismo. Spesso non decidi tu quando intervenire, ma quando il bisogno emerge. E’ opportuno, comunque, evidenziare la differenza tra coloro che si adoperano a contatto diretto con i soggetti in stato di bisogno (dai quali ricevono la naturale gratitudine, affetto e amicizia), e tra quelli che si prestano ignari da chi riceverà il beneficio (donatori in genere).

Un capitolo integrativo sarebbe necessario per illustrare la vita interna delle associazioni e come vengono percepite all’esterno. Per evitare le calende greche estrema sintesi.
Non esiste alcuna coerenza tra quello che si appare e quello che realmente si è.
In alcuni casi si ha la sensazione di un organico numeroso ed efficiente quando, in realtà, è una sola persona che “se la suona e se la canta” coinvolgendo minimamente altri.
Si verificano situazioni paradossali di associazioni praticamente estranee al tessuto sociale con pretese di riconoscimenti da podio.
Si sa di tante associazioni totalmente inoperose che non si capisce perchè esistano.
Vi sono associazioni a riferimento nazionale che se funzionano reggono il peso organizzativo di un luogo, ma che a volte sono delle scatole vuote che si privilegiano inutilmente delle medaglie al petto come i colonnelli dell'Armata Sovietica dopo la caduta del muro.

Le associazioni condotte da donne hanno indole organizzativa maggiore, più spiccato senso del fare, elevata capacità di aggregare; è implicita anche una esuberanza estetica.
Le organizzazioni autonome, senza affiliazioni, possono operare in assoluta libertà non condizionati da indirizzi obbligati.
Nelle struttura affiliate a livello nazionale, pur nello spazio di autonomia, si deve seguire un percorso comune, con argomenti programmatici ai quali fare riferimento. Tali associazioni hanno degli evidenti vantaggi organizzativi per i tanti canali potenzialmente utili; si crea però una sovrastruttura di forma dovuta ai confronti tra varie realtà territoriali e al bisogno di non sfigurare, se non addirittura di emergere.

Ma qualche fondamento di verità quel preconcetto di cui all'inizio lo manifesta, perchè, in realtà, tante sono le aspettative nel tesserarsi, seppure non economiche, vediamole. Si può partecipare:
a) per essere utile ad un fine condiviso ritenuto valido e necessario a qualcuno/qualcosa;
b) perchè si è inattivi con tanto tempo libero inoperoso (riempire i vuoti esistenziali);
c) perché si è pervasi da iperattivismo che impone un continuo, costante, totale impegno;
d) per fini di tornaconto politico (molto diffuso);
e) per appagare il desiderio di visibilità o di vanagloria;
f) perché a farne parte apre porte diversamente chiuse;
g) per compensazioni esistenziali, affettive;
h) per appartenenza ideologica, religiosa, geografica, identitaria;
i) per il piglio del comando non esprimibile nel lavoro o in famiglia;
l) perché ad essere utile ad altri può procurare una sensazione di intimo appagamento;
m) per tradizioni familiari: c’era il nonno, il papà, ecc.
n) per distinzione elitaria (lobbies);
o) perchè a non esserci si potrebbero perdere delle opportunità;

Altre motivazioni possono essere elencate e tutte confluenti nel principio comune che a partecipare non si ricevono soldi, ma si beneficia di varie opportunità e appagamenti di natura affettiva, psicologica, artistica, politica, professionale, d’immagine sociale.
Se poi si pretende di avere un pianeta di essere perfetti occorre procurarsi una navicella spaziale e cercare nel cosmo.
Antonio Cima 14-08-2013

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Commenti  

 
#5 Benito M. 2015-09-18 16:04
...le associazioni? Armiamoci e partite!!!
Dalla mia esperienza fatta, si c'è chi crede in essa, ai suoi valori e ideali, e di conseguenza partecipa con amore alle loro attività, ma sempre gestite o create da persone che sfruttano gli altri per un tornaconto personale. Ed ora con contributi erogati dalle comunità, e sempre peggio con associazioni "farlocche" ovunque...
Citazione
 
 
#4 arturo71 2015-09-18 15:55
Non mi piace chi è troppo solidale e fa il professionista del sociale ma chi specula su chi è malato su disabili, tossici e anziani è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s'incazza fra tutti gli assuefatti della nuova razza e chi si inventa un bel partito per il nostro bene sembra proprio destinato a diventare un buffone.
Ma forse sono io che faccio parte di una razza in estinzione...G. G.
Citazione
 
 
#3 passeggero 2015-09-18 10:55
Di associazioni inutili avevo sentito parlare ma che, ce ne fosse una in cui il presidente si elegge da solo per avere dei contributi, è bella! magari si conosce anche il nome.Il malessere di cardellino è condiviso da tutti , speriamo che la lezione basti per fare aprire gli occhi in occasione delle(speriamo prossime)votazioni.
Individuate persone in gamba, per favore.
Citazione
 
 
#2 cardellino 2015-09-18 06:30
Ma ancora credete alle associazioni? E' tutto una speculazione a chi vogliono gli danno il contributo a chi invece niente. Svegliatevi questa amministrazione non fa niente per niente .fino a quando amministreranno peppe il re dei re non cambierà niente e non parliamo delle consigliere femmine a me mi viene il malessere . E a voi?
Citazione
 
 
#1 filopanto 2013-08-16 19:39
Su di te e sull'associazio ne Borgochianura c'è e c'era poco da dire solo onesto e limpido volontariato. Però a me risulta sino a prova contraria, che ad Amantea esiste ancora un'associazione detta culturale... ad uso e consumo del suo rappresentante (si elegge da solo?) che appena le casse comunali ne hanno possibilità, percepisce la somma prevista per delle attività che questa ass. fa solo sulla carta.
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