Fiera di Amantea: Jiri, Caminari, Fari

amantea fiera verbi La fiera di Amantea
Tradizionalmente dominata da tre verbi:

Jiri, Caminari, Fari (andare, camminare, fare)
di Antonio Cima

I VERBI del vivere la Fiera di Amantea
I concetti che mi accingo ad evidenziare (tra serioso o quasi serio), che appartengono ad un trasporto simbiotico non più ricorrente con la fiera, sono certamente familiari agli amanteani di mezza età o oltre e verosimilmente ignoti ai più giovani che potrebbero esserne a conoscenza per averne sentito parlare.
I tre verbi indicano un quadro ben specifico del rapportarsi con la fiera che danno una connotazione esatta del vivere questo evento che avvolge la costumanza amanteana da cinque secoli.

Jiri alla fera
Oggi si dice comunemente “tutt’i juorni è fera” per evidenziare che in ogni momento si può comprare ciò che si vuole. In passato non era così in quanto solo alla fiera si potevano (e si volevano) comprare determinate cose. Jiri alla fera significava immergersi nel circuito delle bancarelle con l’esclusiva volontà, e con il bisogno, di acquistare. Da mesi si risparmiava, si elencavano mentalmente i fabbisogni e quando arrivava il momento, senza indugi, si Jive alla fera.
Si entrava in un particolare stadio psicologico (quasi un trans subliminale) della utilità materiale dell’andare in fiera per concrete finalità che non contemplava lo girare a perditempo. Questo rapporto con la fiera riguardava prevalentemente le donne, mogli e madri. Insomma andare in fiera per comprare e non per passeggiare.

Caminari a fera (anche nella versione girari a fera)
E’ esattamente l’opposto di Jiri alla fera. Non evidenziava alcuna motivazione di utilità pratica, ma gironzolare a vuoto tra le bancarelle a perditempo, addirittura disinteressandosi della merce esposta.
Tale espressione non veniva mai riferita alle donne, ma quasi esclusivamente agli uomini o alle ragazze da marito (in prevalenza da Taverna che la fiera l’avevano sotto casa).
Questa espressione, nel tempo, ha assunto un trasversale significato metaforico del fare cose non inutili o del creare fastidi agli altri.
In una discussione amichevole, di fronte ad una divergenza, per sottolineare l’inconsistenza di una posizione o l’inaffidabilità del contendente si diceva (e in parte si dice ancora) “…ma va camina a fera”.
Anche in un contenzioso verbale poteva essere proferito con tono minaccioso “…ma va camina a fera, và!” nel tentativo di zittire e d’intimorire l’altro.
Di notte, ragazzi fanno baccano sotto casa di un anziano, l’uomo si affaccia alla finestra e urla “a vuliti finiri..jati a caminari 'a fera!” invitando i ragazzi a fare altrove questo inutile e fastidioso baccano.

Fari a fera
Questa espressione ha una valenza positiva e una negativa
Positiva
Da anni anche ad Amantea è in voga, in tutte le famiglie, fare e ricevere i regali a Natale.
In passato ciò avveniva, in molti casi, solo nella ricorrenza della fiera, non a livello del nucleo familiare, ma delle amicizie particolari, dei comparaggi, e delle aggregazioni parentali in atto.
La suocera immancabilmente comprava un regalo alla nuora (quasi sempre utile), ‘u cumparu franciscu allu cumparu Michelu’ e viceversa. Ovviamente l’acquisto lo facevano le mogli (Jiri alla fera) e mai i mariti (caminari a fera). Da non confondere con i regali di sudditanza di classe o casta (o di rispetto) che venivano fatti a Natale e Pasqua.
Negativa
La versione negativa di tale espressione era metaforica a raffigurare un’avversione o danno avvenuti o temuti o minacciati.
Un superiore che viene a conoscenza di una inadempienza di un sottoposto “..mo ccià fa la fera”;
una persona che raggira un socio d’affari “…ccià fattu a fera”;
qualcuno che doveva adoperarsi per un altro e si scopre che gli ha invece procurato un danno “…ccià fattu ‘na bella fera”.

Si confida in interventi che possano integrare e rafforzare la "colorata" (e un po’ goliardica) descrizione di cui sopra, del sentimento della fiera degli amanteani.
Antonio Cima 01-11-2012

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Commenti  

 
#3 Ambulante 2013-10-21 10:41
A meglia fera sa facive proprio chillu di bambuli ca si metteva di fronte dove ora c'è la pizzeria, sempre con il suo box pieno di gente. Tutto il giorno a parlare con il microfono e i maschi ca stavano sotto il suo camion e compravano i biglietti per sperare di vincere a bambula. oltre ai padri di famiglia assai erano chilli ca erano fidanzati e volevano fare bella figura portando alla guagliuna questa bambola. Così ci facivunu a fera.
Citazione
 
 
#2 BAMBOLA 2 2013-10-20 23:42
SECONDA PARTE --
La fortuna girava e quasi sempre ogni papà aveva un sorteggio positivo. Il feraro delle bambole stava su un camion semi scoperto, aveva un microfono e dietro a lui tanti oggetti, televisori, macchine da cucire, ferro da stiro ecc. Il banditore era divertente e pubblicamente offriva, dietro contributo in denaro, questi oggetti. Ma il papà voleva solo la bambola anche perchè soldi non ne aveva. Alla fine capitava, per farlo contento, che gliela faceva vincere.
Citazione
 
 
#1 BAMBOLA 1 2013-10-20 23:28
Capitava ai padri con figlie femmine di jiri alla Fera esclusivamente per portare a casa UNA BAMBOLA quale augurio di un futuro matrimonio. Non era facile perche' quello che allora non era un giocattolo ma simbolo decorativo non si comprava alle bancarelle ma bisognava partecipare ad una riffa, quasi un bingo o tombola attuale, dove ad ogni tornata si estraeva un numero. Capitava che un papà provava tante volte e non vinceva mai pur avendo speso molti soldi (CONTINUA)
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