Amantea tra Arabi e Bizantini

amantea assedio arabi Alternanza tra Bizantini e Saraceni ad Amantea
Contributo storico di Francesco Amato
Notevoli riferimenti documentali sul periodo
Il manoscritto di Scilitze, la Synopsis Historiarum, Teodosio, Joanne Baptista Gabio,....

L’ASSEDIO DI AMANTEA E L’ASSEDIO DI SIRACUSA

Dal 553 al 1060 la parte meridionale della Calabria, sotto il confine da Rossano ad Amantea, apparteva all’Impero Romano d’Oriente. L’Impero si chiamava Romano però di fatto era greco, e quindi si parlava e si scriveva in greco anziché in latino. Un illustre scrittore in lingua greca del secolo XI-esimo fu Giovanni Scilitze (a volte latinizzato in Ioannis Scylitzae). Faceva parte della corte bizantina e viveva a Costantinopoli. In qualche testo viene indicato anche come “curopalate” perché aveva l’incarico di capo delle guardie del palazzo della corte. Oltre a comandare le guardie, Scilitze scriveva. E lo faceva con uno stile noto agli studiosi italiani della cultura greca medioevale, tanto che Santo Lucà, quando parla dei copisti calabresi del XII-esimo secolo (che anch’essi ancora scrivevano in greco), parla apertamente di mani che vergano con lo <<stile Scilitze>> perché i copisti imitavano le minuscole del grande storico bizantino (Atti del Congresso Internazionale di Studi su S.Nilo di Rossano – 2005).

Il manoscritto di Scilitze, la Synopsis Historiarum, è una importante fonte storica perché è una cronaca precisa dell’Impero bizantino dall'811 al 1079. Per noi è ancora più importante perché contiene la miniatura relativa alla presa di Amantea già pubblicata sulle pagine di Webiamo, ma soprattutto contiene l’intero racconto di quelle vicende.

Quella che segue è la miniatura già pubblicata e relativa all’attacco dei bizantini che scacciano gli arabi da Amantea nell’anno 886; quando Amantea era solo una cittadella fortificata:

amantea assedio bizantini

Segnalo ora, a tutti gli studiosi di storia, che esiste un’altra miniatura realizzata sempre nel suo manoscritto da Giovanni Scilitze,assai simile a quella realizzata per l’assedio di Amantea e che si può trovare facilmente su Wikipedia.

Eccola:

amantea assedio arabi

In quest’ultima miniatura si vedono gli stessi eserciti della figura precedente ma scambiati di ruolo: ora i musulmani attaccano, e si riconoscono facilmente perché portano lo scudo circolare e non indossano l’elmo. I bizantini invece si difendono, ma ormai siamo al corpo a corpo finale con le spade. I bizantini, in numero assai inferiore agli attaccanti, tra pochi istanti verranno travolti.

La figura rappresenta la caduta della città di Siracusa in mano all’esercito del Sultano Gia’far Ibn Muhammed avvenuta in 21 maggio 878. L’episodio è stato narrato da Scilitze nel suo manoscritto. Noi conosciamo, però, la narrazione del monaco greco Teodosio essendo stato testimone oculare di quegli avvenimenti. Narra il monaco di come, con infinita crudeltà e ferocia, una volta entrati nella città, gli assalitori la distrussero completamente e poi l’abbandonarono in macerie dopo aver trucidato e bruciato i bizantini, ucciso una parte della popolazione e resa schiava la rimanente parte che fu deportata a Palermo.

Gli assalitori appartenevano ad un grande Califfato che comprendeva tutta la fascia settentrionale dell’Africa, dalla Tunisia fino a gran parte della Libia.

A quel tempo, il Sultano Gia’far Ibn Muhammed era già governatore della parte di Sicilia in mano ai musulmani; nell’anno 878, la rimanente parte era ancora in mano ai bizantini che la difendevano, però, con crescente difficoltà.

Nella “Storia dei Musulmani di Sicilia” (vol. I° - Firenze 1854), Michele Amari riporta il racconto del monaco Teodosio:

“Diersi dunque i Musulmani a batter le fortificazioni dell’istmo con ogni maniera di stromenti da guerra; gareggiando tra loro, così scrive Teodosio, a chi sapesse trovarne di nuovi; e raddoppiando con quegli insoliti ingegni il terrore degli assediati…. percotevano le mura con le elepoli; s’approcciavano all’aperto con le testugini e sotterra con le mine: da lor mangani lanciavano immani massi o fitta gragnola di pietre…….quei mangani di mostruosa grandezza che pochi anni innanzi avean fatto stupire i Longobardi di Salerno….”.

(ndr - le elepoli erano delle grandi macchine usate come le testuggini ma, al contrario di queste, erano coperte da una tettoia di protezione)

Il monaco Teodosio, nel suo dettagliato racconto (ovviamente in lingua greca), specifica che giorno 21 maggio, alle 6 del mattino, gli arabi attaccarono con tutte le macchine da guerra di cui disponevano e demolirono la torre che si trovava in riva al mare, su un promontorio compreso tra due porti; in quella zona il porto grande ed il piccolo porto dai due lati del promontorio formano un istmo.

In una traduzione latina il monaco Teodosio descrive così il luogo dell’attacco:

Cum turris juxta mare, ad ipsum portum majorem aedificata, ubi dextrum cornu oppidi protenditur. ”

La torre si trovava, quindi, vicino al porto grande nel luogo dove si estendeva il corno destro della città. Evidentemente, ci dice ancora l’Amari, i comandanti bizantini arretrarono la linea di difesa fino all’istmo (largo poche centinaia di passi) per potersi meglio difendere, abbandonando così al nemico tutta la parte di città più antica che si trovava sul promontorio e fu proprio lì che gli arabi organizzarono l’attacco finale.

Da tutto quanto detto, appare evidente, a mio parere, che le miniature realizzate alcuni secoli dopo il verificarsi degli eventi, pur avendo un grande fascino, non rappresentano la realtà di quei momenti ma hanno lo scopo di arricchire ed abbellire il testo.

Sarebbe perciò molto più interessante riuscire a trovare e copiare il testo delle pagine scritte da Scilitze sull’assalto e la presa di Amantea da parte dei musulmani per conoscere la sorte toccata ai suoi abitanti e poi la cronaca sull’assalto dei bizantini per liberarla.

Ed allora ecco il mio contributo alla ricerca di queste preziose pagine.

Oltre all’originale del manoscritto Synopsis Historiarum conservato a Madrid e la traduzione in inglese già segnalata, esistono almeno altri due libri che la contengono: il primo è la traduzione dal greco in latino del gesuita Joanne Baptista Gabio stampata a Venezia nel 1570, e questo libro è da rintracciare; il secondo è un manoscritto denominato “greco 86” ed appartiene al fondo della regina Cristina di Svezia nella biblioteca vaticana.

A tutti gli studiosi auguro buona caccia, e se qualcuno mi chiede a che serve, tutto ciò, da storico dilettante quale sono, rispondo che recuperare il passato serve per il presente ma soprattutto per l’avvenire.

Amantea 23 ottobre 2013

Francesco M. Amato

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Commenti  

 
#6 sergio Ruggiero 2015-09-14 17:07
Devo aggiungere che "la scoperta" sul web della miniatura, e gli approfondimenti relativi, sono da attribuire all'internauta Giuseppe Sconzatesta. "Lo Scaffale" ne ha agevolato la divulgazione ad Amantea, producendo peraltro uno studio sulla presenza araba già presentato in occasione di un incontro dei Lions tenuto il 20 dicembre 2014
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#5 sergio Ruggiero 2015-09-14 12:44
Concludo dicendo che proprio Francesco ha reso nota la vicenda del Sigillo di Pietro vescovo di Amantea, databile all'VIII sec. Rammento infine che Amantea fu tra le prime 4 città Calabre ad essere fortificate dai bizantini sin dal tempo di Giustiniano (VI sec): Cum Belisarius Gotos e Sicilia ejecisset… Hieracium, Rhegium, Portum Herculis seu Tropaeum et Amantheam praexidio munivit” …(Curopalate). In quei tempi malsicuri la fortificazione garantiva sicurezza e agevolava inurbamento e funzioni.
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#4 sergio Ruggiero 2015-09-14 12:33
Aveva una sua struttura amministrativa e disponeva di un territorio di pertinenza con una ventina di villaggi asserviti. Infatti Andrea di Bergamo, che visse all'epoca dei fatti, nel descrivere la battaglia tra gli imperiali di Ottone conte di Bergamo e l'emiro di Amantea Cincimo, lo nomina "principe di Amantea". Amantea era qualcosa di più che una cittadella fortificata, era una città fortificata di importanza notevole, già sede di vescovato facente capo alla Metropolia greca di Reggio.
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#3 sergio Ruggiero 2015-09-14 12:28
Ad Ale. Si, la prima figura si riferisce ad Amantia, che è chiaramente scritta, come confermato dalla didascalia della traduzione inglese del testo: "Focas capture Amantia". Si riferisce all'intervento di Niceforo Foca che nell'886 libera Amantea (Amantia o Al-Mantiah), Tropea (Tropeam o Atrabiah) e Santa Severia (Siberena o Sbznah), dal giogo islamico. L'amico Francesco scrive che a quel tempo "Amantea era solo una cittadella fortificata". Non mi trova d'accordo. Amantea era un emirato.
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#2 Alfo 2013-10-24 12:41
In riferimento alle ultime righe dell'articolo, purtroppo si deve constatare che se chiedessimo ad un giovanotto "Sai che cosa è successo nella tua città oltre mille anni fa!? La risposta potrebbe essere : Nun mi nni friche nente! Gli studiosi,anche se dilettanti,a questo servono. A ricordarci i fatti o farceli conoscere
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#1 Ale Tedesco 2013-10-24 09:56
A Francesco un ringraziamento per i riferimenti...m a, spinto da curiosità, chiedo se nel testo originale (e non in quello trascritto) dell'antica opera, in prossimità della miniatura che nei sui studi viene ricollegata alla presa di amantea, è realmente riportato il nome della città o qualche riferimento univoco che riporti alla stessa! Ringrazio già da ora per la risposta che sono sicuro non mancherà!
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