Il Natale ai Cumpari

regalo-natale-passato Il Natale amanteano in passato
'U Cumprumentu alli San Giuvanni
Racconto di spaccati personali d'inizio anni '60

di Antonio Cima

'U cumprumentu a Natalu
 Il natale amanteano che corre nella modernità, tra vari altri aspetti, si diversifica da quello di un tempo per gli eccessi dei regali, come ovunque.
Oggi tutti fanno regali a tutti: tra familiari, parenti, amici, colleghi.
Qualche decennio fa, assente Babbo Natale, ai bambini i regali arrivavano solo dalla scopa della befana e tra gli adulti solo nelle relazioni di riguardo: istituzioni, professionisti, forze dell’ordine e comparaggi di matrimonio e battesimo; il comparaggio era il rapporto di maggiore obbligo morale. Esisteva una consuetudine, considerata anche di rispetto, da parte di alcuni esercenti nel manifestare una sorta di gratitudine civica (non di sudditanza) verso le autorità civili e morali. Nei decenni a seguire è diventata ben altra cosa spegnere gli appetiti di tanta politica.
Da bambino/ragazzo ho avuto modo di verificare per alcuni anni quei meccanismi sociali, e questo ora racconto.

Tra i dodici e i quindici anni avevo una occupazione domenicale in uno dei tre negozi d’indumenti e scarpe che c’erano in corso Umberto in Piazza, per la precisione da Mariu 'u luongu.
Il lavoro consisteva nell’aiutare a preparare la bancarella, allineare le scarpe sul marciapiedi, ricomporre gl’indumenti misurati dai clienti.
All’interno del negozio si vendevano vestiti e scarpe nuovi, all’esterno pantaloni, camicie e scarponi usati; tutta roba militare americana arrivata in Italia sull’abbrivio del piano Marshall che attivò canali che durarono ben più a lungo di quanto prefissato e ufficialmente considerato.
Quegli scarponi militari con il gambaletto erano molto richiesti dai foritani (contadini delle periferia) per i lavori nella terra (in realtà le usavano in ogni contesto).
Nel periodo natalizio si vendeva molto, in prevalenza vestiti e scarpe per uomini adulti.
Tanti aspettavano questo periodo per liberarsi d'indumenti non più rammendabili.
Oltre al mercatino domenicale partecipavo anche alle fiere del circondario nelle feste patronali.
Per i rifornimenti i commercianti andavano a Napoli settimanalmente e compravano a peso non a numero. Qualche raro amanteano, con l'avvicinarsi delle festività, commissionava pastori napoletani tanto ambìti.
Qualche volta ero coinvolto anche durante la settimana per la lucidatura e la ricomposizione delle sagome deformate dallo schiacciamento d’ammasso di spedizione.
Il mercato domenicale era ancora su in Piazza, dalla Pretura alla Funtana Vecchja.

E veniamo al Natale
Per quel famoso rispetto sociale di cui sopra, e in forma promozionale, il mio datore di lavoro usava mandare un piccolo pensiero (una bottiglia di vermout o marsala o rosolio millefiori per maggior riguardo) a varie personalità cittadine: medico,
farmacista, avvocato, direttore scolastico, parroco, sindaco, qualche compare e altri.
Oltre alle attività di bancarella, a Natale venivo incaricato per tali consegne. Per evitare rischi portavo una bottiglia alla volta girando Amantea in lungo e largo. Le consegne duravano alcuni giorni con grande appagamento economico; con mance, da 10 a 20 lire, riuscivo a racimolare abbastanza per vari films ai cinemi Bruni e Impero e vari gelati da Abbertu Siculu e da Totonnu ‘i Minichella.
Andavo a consegnare anche due cumprumenti della mia famiglia: uno ai compari d’anello dei miei genitori (e ovvia comare di battesimo -la donna- della mia prima sorella); l’altro ad un compare il cui figlio mio padre aveva battezzato. Naturalmente 'u penzieru era reciproco.
Tutti, nel ricevere il regalo, davano una piccola mancia, ma cambiava il modo di offrirla.
I benestanti, quando entravo e consegnavo, dicevano “aspetta”; andavano in un’altra stanza e tornavano con la moneta della mancia.
I non benestanti (forse sarebbe più appropriato dire poveri) mettevano le mani in tasca e tiravano fuori la moneta.
Questo contrasto di apparente disponibilità disorientava il mio concetto di agiatezza, a seguire capii.
Antonio Cima 19-12-2012

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