Amantea - 'U Ciucciu 'i San Giuvannu

amantea-ciucciu-s-giovanni Amantea - Tradizioni religiose e ludiche
'U Cicciu 'i San Giuvannu il 24 giugno

‘U Ciucciu ‘i San Giuvannu il 24 giugno ad Amantea
La festa di S.Giovanni del 24 giugno spalancava la porta dell’estate che la ricorrenza patronale di S.Antonio aveva aperto dieci giorni prima. Il fascino accattivante dell'avvento del S.Giovanni era dovuto alla varietà di coinvolgimenti e attività ad essa correlate. Oggi, tale festa, sarebbe chiamata evento etnico nel quale varie tematiche antropologiche si fondono. continua dopo le foto


Oltre ai vari aspetti della festività trasversali a tutti gli amanteani (un po’ più ai tavernuoti a dire il vero) per la marineria v’era un ulteriore aspetto ignoto alla gente di “terra”. In questo giorno si formavano le ciurme per la lampara con passaggio di pescatori da una barca all’altra. Era esattamente quello che oggi è il calcio mercato. Il termine epico di tale contesto era ‘u muortu, ovvero l’ingaggio che si dava ai pescatori; questo argomento sarà approfondito a breve.

Il prodigio du San Giuvannu era quello di coinvolgere, in vario modo, tutte le fasce d’età impegnando un po’ di più i giovani. Le ragazze venivano coinvolte in vari giochi e usanze con risvolti che permanevano nei rapporti. Le più piccole simulavano il battesimo con bambole divenendo comari di un improbabile rapporto di comparaggio(1). Preparativi e riti impegnavano le fanciulle per tanti giorni decisamente creativi e collaborativi.
Varie filastrocche in tema impazzavano in quei momenti.
Nell’ambito del periodo festivo si snodavano approssimati suonatori e pupari, a volte gli zampognari, il rito religioso , le luminarie, i fuochi, le bancarelle.
La cosa, di gran lunga più affascinante, era la sfilata per il paese (solo parte marina -Taverna-) del ciucciu di cartapesta vistosamente orpellato e accompagnato con fisarmonica, organetti, tamburelli, balli, ingenue trasgressioni. Il povero somaro veniva i
nfilzato di elementi deflagranti e micce infuocate in tutto il corpo con qualche rischio incendiario sempre in agguato.
Occorreva abilità ad impedire che il fuoco sopraffacesse lo sventurato equino per strada.
La conclusione lungo via Vittorio Emanuele ove il quadrupede di cartoni e stracci cominciava ad ardere con conclusiva, inevitabile e attesa vampata nel centro di piazza Cappuccini in cui il malcapitato ciuccio si congedava in fuoco e fumo.

E’ questo un altro tassello del mosaico culturale delle radici disperse. Ed è veramente intollerabile che tutto scivoli verso l’oblio senza che una parvenza d’interesse attraversi l’orizzonte visivo di chi tali cose dovrebbe promuovere per rivitalizzare un luogo dalle grandi tradizioni dinamiche e dal presente larvale.
In tal caso le colpe vanno ripartite con quelle realtà associative che di un luogo dovrebbero guardare il calendario giorno per giorno sapendo bene quali rimarcare in grassetto.
Se le istituzioni non reputano significati tali spaccati sarà il caso che il territorio si organizzi; associazioni e scuole insieme potrebbero avviare un percorso con significativi risvolti culturali, recupero identitario e ritorni economici.
Antonio Cima 24-06-2013
Le foto mostrano ‘u ciucciu del 2007 che fu un tentativo di ripresa non più ripetuto.

(1) ad Amantea il rapporto di comparaggio viene abitualmente chiamato "aviri nu S.Giuvannu"; tale rapporto, spesso, risulta essere più vincolante e rispettato della parentela. Si racconta che passando da sotto casa del compare e trovando tutto chiuso, si lasciasse una pietra sul gradino in segno di saluto tanto apprezzato al risveglio.

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