Amantea, mito dei Ciuoti del 21 Luglio

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Il mito del 21 luglio di Amantea
Rassegna storica degli eventi

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Il 21 Luglio di Amantea, giorno della sovrana goliardia dei giovani in passato e degli adulti oggi. Le cose strampalate che puoi osare in questa ricorrenza senza timore di essere annoverato nei "normali" di una quaotidianità da 21 luglio tutti gli altri giorni. Le pagine storiche della ciotia amanteana.

 Il 21 Luglio del passato sulle spiagge
Il 21 Luglio del 2008
Il 21 Luglio del 2009
Il 21 Luglio del 2010
ciuoti-2012 Il 21 Luglio del 2011
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sindaco ciuoti 2014 Presentazione della Lista 21 Luglio
2014, il sindaco Vabbuono salverà Amantea
amantea juornu ciuoti 2014 Il 21 Luglio del 2014
Video del grande comizio di chiusura del sindaco Vito Vabbuono che entusiasmò gli elettori 
amantea-festa-ciuoti-2015 Il 21 Luglio del 2015
amantea ciuoti 2016 Il 21 Luglio del 2016
Il 21 Luglio del 2017

 

 Testo di Totò Sciandra

21 Luglio: l’invenzione di una festa pazza.

     La voglia di evasione e di “trasgressione” era tanta che non ci volle assolutamente nessun “placet” per inventare, canonizzare ed istituzionalizzare una data-festa dedicata alla pazzia:21 luglio.

     A metà del secolo scorso, Amantea, per numero di “ciuoti” (veri o presunti), non aveva nulla da invidiare alla blasonata Gubbio, che annoverava, infatti, tra i suoi cittadini, un cospicuo numero di matti da meritarle il nome di “Città dei matti”.

     Il 21 luglio, la gioventù di Amantea, “impazza”. Palcoscenico naturale la spiaggia, il mare.

     La “banda Camarca”, recitava a soggetto. Appuntamento della combriccola, Magazzini S.Rocco -Tabacchino Campaiola. Da qui iniziava la sfilata-passerella in bicicletta. Pastrano militare, sciarpe, cappelli, scarponi, e giù, sulla Doniselli rossa o sulla Bianchi nera, per via Margherita, schiamazzando il Magnifico, preso in prestito dal Carnevale:<<Chi vuol esser lieto…sia…>>.

     Dopo il ponte della ferrovia ci accoglieva la Rotonda. Défilé di sorrisi stravolti dalle saune che il solleone ci offriva gratis.

     L’ombrellone degli amici era già stato piantato in acqua “allu primu scalunu”; anche le sdraio arredavano quel “parterre de fou”, mentre sulla riva, Turillu Galera, mani in cinta, sorrisetto beffardo ben celato, si assicurava che ombrelloni e sedie sdraio non fossero di qualche suo cliente. Poi la rincorsa ed il tuffo. Il mare pullulava come la “camera della morte” nella pesca al tonno, e traboccava di uomini e cose tipiche anche di un naufragio. Si nuotava a riva, dove si toccava piede, per evitare che quegli indumenti, divenuti pesantissimi, ci portassero a fondo. Il grido ultimo era quello di Franco Rega che, con la pesantissima bicicletta portagerle del suo forno, avendo finito la distribuzione del pane, si catapultava letteralmente in mare tutto vestito.

     La farina, che aveva addosso, diventava colla. Ma nessuno si lamentava, anzi, in quel giorno di voglia di innocente evasione, di goliardia popolare, tutto era concesso entro certi limiti, e gli adulti divertiti, un tempo protagonisti dell’avvenimento, guardavano con attenzione quelle “pazze scorribande” per vedere se i giovani avessero potuto superarli in stranezze e fantasia.

     Tutto si concludeva con l’immancabile partita a pallone “in costume” e la bevuta della gassosa con le imprecisate cannucce che ricordavano la famosa fontana delle “Cento cannelle” dell’Aquila.

     Giornata folle, quei 21 luglio, che lasciavano però, in tutti noi, non solo una pelle di salsedine, ma anche l’orgoglio di appartenenza ad una città di mare: Amantea.

                                   Totò Sciandra
Testo di Antonio Cima

‘U juörnu di Ciuöti di Amantea il 21 luglio 
Fino agli anni ’70 il 21 di luglio era un giorno atteso per tanti giovani, non per tutti. Quelli maggiormente avvezzi alla vita di strada, più abituati alle forme trasgressive, in questa data si esaltavano. A parte alcune forme di esternazioni di persone più avanti con l’età, si trattava, in realtà, di un
appuntamento di pura goliardia giovanile sulla spiaggia che, in tale ricorrenza, coinvolgeva tanti ragazzi (esclusivamente maschi) in azioni strampalate. Oltre a vari esibizionismi sulla battigia un ulteriore aspetto linguistico connotava la ricorrenza definita anche giorno della partenza dei ciuoti. In questo giorno era prudente evitare attività significative pena l’inevitabile sarcasmo e sfottò:”propriu ohj a va fa sa cosa?”.
Sul tema abbondavano espressioni popolari, per esempio: ”tieni tiempu finu ‘u 21 ‘i lugliu”, “t’ha fattu ‘a valigia ppe lu 21 ‘i lugliu?”, “ma fussi natu ‘u 21 ‘i lugliu?”, ecc.
I teatri naturali di tali manifestazioni erano la spiaggia da Chjazza e quella da Taverna.
Maggiormente i chjazzitani partecipavano per via della vicinanza degli orti posti a nord del torrente Catocastro (chilla vanna ‘u jumu) zona “franca” per gli approvvigionamenti di frutta utili al mimetismo di scena (more nere), a completamento del variegato abbigliamento costituito da vecchi soprabiti che i pescatori usavano per ripararsi nelle notti sul mare e che di giorno lasciavano sulle reti nelle barche.
Abitualmente i giovani della marineria chjazzitana dopo le estroversioni sulla battigia completavano la kermesse tra gli scogli di Lishca.

Da allora i giovani si sono disinteressati a questo giorno che oggi è completamente sconosciuto agli under 40.
Dal 2008 è stata ripresa la tradizione da chi ragazzo era allora, variando la goliardia della spiaggia in colorato banchetto di strada. Il tutto avviene, con la ribadita formula dell’autodeterminazione e autosufficienza, nello spazio di via margherita adiacente a piazza Commercio. La formula è la solita: ognuno porta qualcosa e si divide la spesa.

Tale ricorrenza, in tali fattezze, sembrerebbe essere celebrata solo ad Amantea, ma qualcosa c'è anche in altri luoghi.
Ma quando e come è iniziata?
Ognuno ha la sua certezza storica. Chi vorrebbe tal giorno quello delle aperture dei manicomi, chi sostiene che in tal data venissero avviati i pazzi (con treno o nave) negli istituti di destinazione.
Alcuni sostengono che la cosa abbia origini molto remote che dovrebbero addirittura risalire al 21 luglio del 732 a.c..
Si narra di un violento terremoto con conseguente maremoto. Vi furono moltissimi morti e la totale distruzione dell’habitat. I sopravvissuti della costa si rifugiarono nelle zone interne ove arrivarono sconvolti e in preda al panico tanto da sembrare ciuoti.
Non esistendo altre fonti documentali prendiamole tutte per buone…ricordando che comunque stiamo parlando di ciuoti.

Siamo arrivati alla 8ª edizione della rinnovata versione della festa che, il 21 luglio 2015, apre i battenti per ospitare la goliardia accompagnata dal meglio della cucina amanteana. Una serata che potrebbe avviare un percorso virtuoso per gli anni a venire.

Antonio Cima

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