Amantea - così si disse "'a fina 'i Cognetti"

amantea-calcio-50-70-a Amantea Calcio
I gravi fatti che coniarono l'espressione
'A fina 'i Cognetti
inizi anni '50 l'evento che oscurò il calcio cittadino

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‘A fina ‘i Cognetti

In modo ricorrente, ad Amantea, si sente dire ‘Ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti oppure ti fa fari ‘a fina ‘i Cognetti. Per chi non è amanteano sarà impossibile capire il significato di tale espressione; certamente la ignorano i giovani amanteani e anche una parte di quelli che a volte la pronunciano, seppur in contesti appropriati, pur non sapendone spiegare l‘origine.
Il significato metaforico è “fare una brutta fine”, vediamo da dove arriva.
In un campionato di calcio nei primi anni ‘50 la squadra amanteana militava nella serie maggiore regionale 1ª divisione; navigava in alta classifica con altre squadre compresa la Gioiese.
A metà girone di ritorno la squadra reggina venne a giocare una quasi decisiva partita ad Amantea.
Il campo era quello a ridosso della scarpata della ferrovia lato nord della Rotonda, ove attualmente vi sono il monumento ai marinai e la statua di Padre Pio.
continua dopo le foto

Alcune squadre tra il '50 e il '60


Più che un campo di calcio era una spiaggia spianata, recintato (si fa per dire) da uno steccato di traverse delle ferrovie e legni più o meno spaziati nei quali passava un ippopotamo femmina all’ultimo mese di gravidanza.
Curve, gradinata, distinti e tribuna erano costituite dalla scarpata della ferrovia, pietrosa come una parete dolomitica, ove a nord prendevano posto i Chjazzitani e a sud i Tavernuoti.
In quella partita molto attesa tanti tifosi affollavano gli spalti; tra i numerosi uomini v’erano non poche donne che all’avvicinarsi degli avversari all’area amanteana emettevano abituali urla-lamenti di preoccupazione.
L’arbitro, arrivato da Catanzaro, si chiamava Cognetti, fratello del presidente della Lega Calabra (1).
Era considerato un fischietto di buona reputazione idoneo per tale incontro.
In quei novanta minuti, a detta di tanti, quel direttore di gara non fu ritenuto pari al suo prestigio.
Le tante persone consultate, testimoni della partita, affermano che numerose furono le decisioni penalizzanti per i colori locali. In campo, nei minuti finali, piovvero pietre come nelle contestazioni dell’Intifada nel conflitto israelo-palestinese.

Il novantesimo arrivò con gli ospiti in vantaggio. Al triplice fischio nessuno potè evitare l’immediata invasione di campo. L’arbitro si dovette sentire come un giovane gnù nella savana distaccato dalla mandria e accerchiato da predatori. Si mise a correre il malcapitato evitandone molti, ma non tutti.
Non riuscì ad entrare negli spogliatoti, scappò fuori dal campo correndo verso via Margherita; parecchi tifosi lo lasciarono passare liberamente, ma non tutti.
Le esigue forze dell’ordine, vista l’immediatezza e la portata della reazione, fecero il possibile, ma non poterono arginare lo tsunami.
Si racconta di spari in aria. A tal proposito qualcuno dice che furono dell’arma, altri sostengono che si trattasse d’iniziative dei cosiddetti mulattieri che allora erano una categoria lavorativa numerosa che operava nel trasporto territoriale e nella vendita ambulante del pesce.

Al limite sud della rampa generalmente si posizionavano i ferrovieri che, ovviamente, erano di casa lavorando nel casello FS li edificato. Quegli stessi ferrovieri abitavano nelle palazzine della categoria lato monte della scarpata e del sottopasso.
Alcuni di loro, a fine partita, scesero dalla rampa dirigendosi verso casa. Giunti all’ingresso delle palazzine videro arrivare, con non poco affanno, la giacca nera col terrore in faccia. Non ebbero alcuna esitazione ad intervenire i lavoratori FS portando il fuggiasco all’interno del portone del primo edificio. Fu un gesto risolutore che evitò conseguenze imprevedibili.
Alcuni facinorosi si avvicinarono al portone, ma nessuno osò andare oltre in una abitazione privata.
Subito furono coinvolti i carabinieri che assicurarono la protezione dell’arbitro facendosi carico di accompagnarlo alla stazione ferroviaria di Sant’Eufemia Lametia (oggi Lamezia Terme).

Fu quella partita l’inizio di un periodo buio del calcio amanteano.
La federazione non fu affatto (giustamente) clemente emanando sanzioni pesantissime. Una susseguente mareggiata distrusse totalmente la staccionata e il fondo del terreno. Questi due eventi causarono il disfacimento del calcio cittadino per anni (1).
Il gioco del pallone si riprese agli inizi del ‘60 con l’iniziativa di Don Cortese, parroco di Santa Maria la Pinta (Cappuccini).

Da quel giorno è entrata nel lessico amanteano la frase ‘a fina ‘i cognetti a significare metaforicamente qualunque iniziativa, persona, progetto, movimento che finisca male o che si tema non arrivi in porto. Non è assolutamente indicativo di azioni violente, ma del non raggiungimento di risultato. Può valere praticamente in qualsiasi contesto:
a) un candidato alle elezioni, presunto vincitore, prende pochi voti ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti;
b) un negozio va male e chiude ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti;
c) uno studente universitario che dopo anni si ritira ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti;
d) un cantante famoso che scompare dalla scena ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti;
e) un quotidiano che precipita nelle vendite ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti;
f) nelle ultime elezioni Fini ont-family: arial,helvetica,sans-serif;" /> <em>ha fattu ‘a fina ‘i Cognetti</em>;</span><br /> g) in questo momento si può dire che <em>Bersani sta faciennu ‘a fina i Cognetti</em>.<br /> <br /><em><span style="font-size: 10pt;">Di qu"sto espisodio, che non costituisce motivo d'orgoglio per lo sport amanteano, non esistono nè filmati nè foto. Sono state interpellate numerose persone testimoni oculari e tante altre ben documentate in materia che così hanno raccontato i fatti. Il parere generale è unanime nel sostenere che la partita poteva andare diversamente. Ovviamente è una opinione di parte non riscontrabile. Il malcapitato arbitro non vissè certamente un pomeriggio "tranquillo". Forse dopo sessant'anni gli amanteani potremmo chiedere scusa. Di certo quella espressione fa parte integrante del linguaggio amanteano, almeno di quelli che la maggior parte dei calendari li hanno già cambiati.  (ulteriori informazioni che dovessero arrivare -ad integrazione/variazione- costituirebbero motivo di ringraziamento)</span> </em><br /> <strong>Antonio Cima 07-04-2013</strong><br /><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif; font-size: 12pt;">(1) <em>dal "ibro di L.Anelli -La storia del calcio ad Amantea-</em>.<br /></span><br /> </span></p>""

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Commenti  

 
#2 Vergogna 2014-07-29 09:42
Potremmo dire anche che l'attuale Amantea Calcio sta faciannu a fina i Cognetti.

Siamo al 29 luglio e ancora un c'è nè capa e nè cuda, era meglio non iscriverla proprio e non continuare ogni anno questa agonia.
Citazione
 
 
#1 cognetti 2014-07-29 00:06
Si potrebbe anche dire del nostro Paese? Amu fattu...:lol:
Citazione
 

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