Salvatore Sciandra : il mondo Arbëreshë

sciandra

UN MEMORABILE INCONTRO:
LA POESIA ARBëRESHE

CARTOLINA ILLUSTRATA

di SALVATORE SCIANDRA

    Composta nel breve soggiorno a Firmo 19-07-2012
    Il mio soggiorno a Piano dello Schiavo sta per concludersi. A fine mese di luglio ritorno definitivamente (almeno spero) nella mia città. Ho chiesto a Claudio, a Franca Dora, a Salvatore, di aiutarmi nel trasloco e ad ognuno di loro ho consegnato Poesie, Commedie, Storie che nella mia utilitaria non riuscivano a trovare posto.

     A Firmo sono arrivato con poche suppellettili, poi, qualcosa, come per le mie migliori scenografie, l’ha concesso, in commodato d’uso, il buon Eugenio, Antiquario in Amantea. E, senza rendermene conto, ho riempito la casa dove abito, in modo probabilmente inconscio, oltre misura, per cui ho reso il mio trasloco più difficoltoso.

     Qui, ai piedi del gruppo del Pollino, dove in questo momento i Canader cercano di salvare il Pino Loricato della cima Dolcedorme, è un abbraccio condiviso che, scendendo da Acquaformosa e passando per Lungro, con Firmo stringe il dolce colle del ventoso Piano dello Schiavo e mi crea un groppo in gola. Muky, il cagnolino di Mimmo, compagno delle mie solitudini dell’inverno, ha gli occhi languidi e profondi, e rimane accucciato ai miei piedi.

     Io non conoscevo gli arbëreshë, se non nella persona dell’amico Carmine Abate, di Carfizi, ma lui vive "per addizioni”, ed è abituato alle diverse etnie. La mia ultima esperienza risale alle valli valdesi piemontesi nella seconda metà degli anni settanta del secolo scorso (Cribbio!...Quarant’anni fa!Sembrava ieri.).

     Autunno ramato, coi gialli e i rossi dei castagni e gli odori dei porcini; Inverno bianco di neve e di gelide tramontane per sere d’attese davanti al caminetto con cippi di quercia accesi; Primavera di pioggia e vento, e germogli di fiori e di piante con l’arrivo delle rondini sui fili della luce e sui cornicioni dei tetti, rose nei roseti e ciliegi maestosi e gravidi di frutti; Estate afosa con Caronte e Minosse e le poche gjitonie rimaste, ripopolarsi di racconti e di mito per ridare agli anziani il ruolo di cantastorie, fuliggine trasportata dal vento per incendi difficili da domare.

     L’incontro più bello però, oltre ad avere assistito ai riti bizantini del Battesimo-Comunione-Cresima (che avvengono in contemporanea), del Funerale, del Matrimonio, della preparazione per l’insediamento del Vescovo nell’Eparchia di Lungro, è stato quello con i poeti, ovvero con l’animo della gente arbëresh, che mi ha letteralmente catturato.

     Gerolamo De Rada, VoreaUjko (pseudonimo di Domenico Bellizzi di Frascineto), Mario Bellizzi di San Basile e tantissimi altri, tutti meritevoli di grande attenzione, sono solo alcune delle voci che ho incontrato; io mi limito, comunque, a far conoscere qualche verso solo di due di essi, certo di far cosa gradita a tanti che leggono webiamo che, come Antonio Cima hanno il palato fine.

La vera storia dei popoli è stata sempre narrata dai versi della poesia ed il poeta l’ha ricordata, poi, con animo sincero, per stamparla sulle labbra dei “cantastorie” di ogni epoca.

Con affetto a tutti, da Piano dello Schiavo

Totò Sciandra

 

(allego alcune belle poesie)

 

Da “Opera Letteraria”, (Ed. “Il Coscile”), di VOREA UJKO:

 

IN ALBANESE SCRIVE LA LUNA

 

Stasera nel cielo

in albanese scrive la luna.

Come su di una lavagna

disegna la fortezza di Kruja

ed un volto fiero e barbuto,

spiazzi su monti e colline,

piazze tonde ed ovali

ed il popolo nëkuvend.

Taglia, ritaglia la luna

insegne di gloria.

In albanese scrive la luna

e musica mi pare

che consolò mio padre

nell’ultimo cammino.

Io a sentirla e a cantarla

quasi ne muoio.

 

I PESCATORI

 

Nel porto quiete

tra barche variopinte

sulla rena bionda

dormono i miei pescatori.

Ora fissa nel meriggio

ora fissa nel ricordo

quando il mare sprigionava scintille.

Sotto il sole d’estate

uomini abbronzati

nella felicità del mare

ci accolgono fratelli

sul ponte della nave.

Grazie, pescatori,

per il mare e la nave,

per i pesci e il raki.

Grazie a voi per il cuore

grande e profondo

come quel mare

nel meriggio d’estate.

S’illumina di voi questo mare.

Ora anche i miei pensieri

Navigano lontano.

 

Da : “LAST EXIT TO BUKURA MOREA ( Ultima uscita per la BELLA MOREA), di MARIO BELLIZZI, Ed. ”IlCoscile”:

 

STAZIONE

 

Ho sempre nel cuore una stazione

forse perché lì per la prima volta

i miei maestri hanno imparato il comunismo.

Sulle rotaie ho camminato accanto alla mia gente

che si separava dalle cose più belle

un sorriso di bambini, i raggi del sole

o forse perché per il primo bacio

ho visto la Terra, l’Universo con le classi,

le bandiere in armonia.

Ho sempre nel cuore una stazione

luogo di morti e di resuscitati

di lotte e di equilibri di confini e di spazi infiniti.

Forse perché…

 

IL LAMENTO DELLE GJITONIE

 

Non sono più affilate le lame delle favole

quando cozzano

contro gjitonie digiune di bambini!

Le bocche dei vecchi

sono colme di fuliggine

e il pavimento dei racconti

cosparso di cenere di quercia.

Tutto è sospeso, immobile.

il fumo evolve in ridde nel focolare

e poi sale verso le stelle

con il vento di borea.

Fuori, in un angolo,

anche se nella gjitonia sono rimasti solo fantasmi,

un’intrigante rosa

fiorisce e fiorisce.

Come fa a sbocciare in quel modo?

Come possono moltiplicarsi le favole senza lievito?

 

 

ESILIO

Ti parlo con la mia distanza

e il silenzio dei glicini che bisbigliano parole

come quando il gelo dell’esilio

cerca invano gli angeli.

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