Salvatore Sciandra: il mio carnevale

carnevale-sciandra

Cartolina Illustrata Di Salvatore Sciandra
tempo di Carnevale
<<Duminica…Luni e Marti…>> 

Caro Antonio,
la compagnia del fratello del tuo amico del Cosmo, Kussy Ere, mi fa ritornare alla normale quotidianità ed alla curiosità di costui che, a dire il vero, incomincia ad essere un po’ impertinente. Ma ciò, non solo non mi condiziona per nulla, ma in fondo in fondo, mi produce qualche sottile piacere.

     Il bar è il solito; l’angolo pure. Gli amici: quelli di sempre, Prima Donna e Capocomico compresi.  continua dopo le foto

 

Kussy Ere, prima di entrare, si è soffermato a guardare la vetrina del negozio di fronte al bar: esposizione magnifica di una collezione di mascherine per il Carnevale.

-<<Chi indossa quei costumi – esordisce l’amico del Cosmo – così strani e fuori dalla moda comune?>>.

-<<Fra pochi giorni, amico mio, il carnevale impazza – esclamai con enfasi>>.

-<<Bhe!...In altri termini cambiate vestito, vi camuffate, vi nascondete sotto una maschera, o sbaglio? Perché, se ho capito bene il significato di impazza, mi sembra che ormai da qualche tempo, quaggiù da voi, gli equilibri socio-economici-politici-culturali, sono avventati, bizzarri, sconsiderati e rasentano un po’ il segno della pazzia: o mi sbaglio?>>.

-<<Se questo è un tuo punto di vista, diciamo pure che è così>>.

-<<Non voglio però entrare nel campo specifico degli argomenti che in questo momento stanno più a cuore a mio fratello KussySym ed al tuo caro amico Antonio. Piuttosto, raccontami qualche esperienza tua personale, vissuta in tempi di Carnevali fa! Và!...Preferisco così. Sapere del passato mi incuriosisce più del presente e del futuro che, con i tempi che correte, non sono difficili immaginare!>>.

Carnem levare, Carnulevari, Carnilivari, Carnilevaru, ‘a frittata i vermicielli, ‘a sazizza, l’ovavullute, i pupettelle i carna i puorcu, ‘a tuma, ‘a risimoglia, ‘a gnalatina…Quanti vuoti di stomaco!...Quanta acquolina in bocca!...Se poi da San Pietro o da Gallo o Camoli arrivava il fiasco del magliocco tondo e malvasìa, allora sì che si festeggiava “ccu tutt’i siensippedaveru!”

Era questa, caro Kussy Ere, la prima molla che ci spingeva ad organizzare le nostre “incursioni” in maschera, nelle contrade, raggiunte per erte sassose che nessuno si azzardava a percorrere in altro tempo. La maschera, a qualcuno di noi serviva per nascondere il pudore –vergogna per cercare-chiedere senza perdere la faccia.

     Quarta elementare: maestro Antonio Bruni;doppumangiatu ‘ngallavumu a la scola , ma quella volta, quel lunedì di carnevale, decidemmo di abbusc-cari ‘ncuna cosa ppe la frittata.

     Ci trovammo a scuola, porta della palestra, verso mezzogiorno: io, Gigino, Rocco, Domenico, Giovanni. In un fangotto il nostro “costume” recuperato tra il vecchiume di qualche cascia a lutavulatu. Via Dogana, ponte di ferro del Catocastro, chiesetta di San Giuseppe. Vestizione. Salita a Camoli: inferiore e superiore. Avvistati dai figli dei contadini (che per noi significavano protezione dai cani), si iniziava quella attesa e benedetta via Crucis. Ogni sosta qualche uova, qualche salsiccia, qualche pezzo di formaggio, frise ‘i grannianu, ‘nu jiritiellu ‘i vinu da bere sul posto. Avevamo dieci o undici anni. Ritornammo a casa ch’era buio. L’uscita di scuola era passata da un pezzo. Eravamo ancora in maschera. Rocco, Domenico e Giovanni, subito dopo il ponte, erano a Catocastro, vicino a casa loro: Io e Gigino ci lasciammo all’angolo du Sajuolu. Verso la stazione ferroviaria lui, ‘i sutt’i mura, iju. Avevo avuto un battesimo particolare. Arrivato allu vicu da Taverna, ho sentito subito gridare: <<I dduvu ti sta ricogliennu??...T’hamu circatu ppe l’arca e l’america…hamu arribellatu tutt’u ‘u vicinatu…Focumiu!!!....Cchi tieni??..>>. Poi il buio.

     Il giorno dopo seppi che era intervenuto Alfonso: terapia a base di limoni e vomito “cati…cati”. Gigino aveva i segni da “currija” di suo padre.

     La frittata, però fu possibile farla e, passata la paura, mi venne riferito l’inventario della raccolta.

     Il ’68 fu l’anno dell’ultima sfilata in maschera. Quella volta aprivo il corteo con tanto di tuba e marsina (gentile concessione di Custanza du Turchiu, moglie del signor Burdo); sotto braccio, vergine sposina in abito bianco di organza e lunghissimo velo, il caro amico ‘Ntonu ‘i Grazia (un’icona dei nostri carnevali).

     I Carnevali della prima metà di febbraio, sono stati sempre quelli che sono riusciti di più. Il 12, come questo 2013, è per me il giorno di alcuni memorabili martedì grassi.

<<E’ carnevale in città, ma non per me!...

Oggi è il nostro giorno e tu lo sai,/ è il giorno che tu mi baciasti la prima volta;/ sono solo e tu con chi sarai,/ t’invoco, ti chiamo chissà se il tuo cuore ascolta.>>, cantava Peter Van Wood, con la sua chitarra elettrica ed il Van Wood Quartet. Avevamo litigato…”erumu nimici”, e quel 45 giri della Fonit (oggi un pezzo rarissimo) era continuamente microsolcato dalla puntina del mio giradischi. Era un dodici di febbraio, martedì: quanta tristezza! Alla Frittata, però, non rinunciai.

<<De falso credita et ementita Constantini donatione, Declamatio>>, <<Libellus dialogorum et Generalis Concilii authoritate et gestis Basiliensium>>, ovvero <<La falsa donazione di Costantino in Enea Silvio Piccolomini e in Lorenzo Valla>>. 12 febbraio: compleanno di Maria Cristina, Giuseppe nel pancione, Salerno, ore 8.30, discussione della tesi di laurea. Fu un bellissimo 12 di febbraio e veramente un martedì grasso che ti segna la vita.

     Mi ero imbattuto in uno spinosissimo problema: il potere temporale della Chiesa. Tutta la documentazione era in latino; gli atti del Concilio di Basilea, rigorosamente nella lingua della Chiesa: il latino e non propriamente quello di Cicerone. Relatore il Ch.mo Prof.Gioacchino Paparelli; Correlatore il Ch.mo Prof. Pasquale Alberto De Lisio.

     Peter Van Wood era lontano. Quella ragazza, che frequentava la mia stessa Università, mi era teneramente accanto. Brindammo in un ristorante di Piazza Malta, con un bel bicchiere di Fiano di Avellino. Per le strade sciamavano fanciulli che, a gara, cercavano di riempirti di stelle filanti e di manciate di coriandoli. Qualche gruppo di goliardi, con i mantelli ed il cappello della facoltà, a squarcia gola, ricordava di Riccardo Cocciante, <<Pulchra sine anima>> (in questa versione non sono riuscito a riascoltarla mai più).

     Dopo la bella esperienza del Carnevale di Pinerolo e la visita didattica agli hangars di Viareggio ed alla collaborazione alle prime sfilate dei carri allegorici, mi sono attardato anch’io davanti alle vetrine, per scegliere, con mia moglie, i vestiti da fare indossare ai nostri figli.

     Oggi, mi accorgo, che avevo smesso di rovistare nei nostri vecchi bauli per le carnevalate goliardiche; ero stato trascinato, dal consumismo e dall’apparire, tra quelli che non si sforzavano di usare la fantasia e la propria capacità d’inventiva, scegliendo la strada più breve e più comoda: il vestito confezionato. Avevo girato le spalle alle maschere tradizionali:’u coscinutu, ‘a pacchiana, pulicinella, ‘u coscinutu, ‘u banditu, ‘u briganti, carnulevari, quarajisima…erano stati seppelliti e traditi per un amore senza cuore, per un carnevale privo di significati antropologici. I risultati, ne sono certo, potrà raccontarteli KussySym dopo aver comunicato con Antonio.

     Per ora, accontentati delle date che ti ho ricordato e delle foto che allego a questa cartolina: le prime due, quelle più piccole, sono di alcune amiche di mia sorella Lina: anni ’50; le altre tre (io, con alcuni compagni di classe) sempre in bianco e nero, sono datate 1968; quelle dei miei figli, sono della prima metà degli anni ’80.

Ah!!...se hai voglia, puoi ascoltare la canzone di Peter Van Wood, Il nostro giorno; per ulteriori notizie sulla canzone puoi contattare il chitarrista dei I Delfini, Franc’a Chionza, al secolo Franco Garritano.

   Alla FRITTATA, nella rigorosa versione della ricetta calavecchiota, con le polpettine di maiale e fritta con lo strutto, io non rinuncio. Poco, un triangolino…ma buono.

Provala, caro amico del Cosmo Kussy Ere, e capirai il perché <<Semel in anno licet insanire>>.

                                                            Buon Carnevale a Tutti

                                                                 Totò Sciandra 01-02-2013

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