Amantea - Il rione Catocastro

amantea catocastro Amantea
Il rione Catocastro, culla dell'attuale città
Ove s'insediarono per primi i bizantini

Il complessivo territorio di Amantea consta di due ampie aree: il capoluogo e la vasta frazione di Campora San Giovanni - Coreca.
Il capoluogo è costituito da due zone contigue per quanto nettamente distinte: la parte moderna sulla spianata marina (detta Taverna) e la parte antica che avvolge l’ampia rocca nella parte rialzata.
L’area antica sovrastante la piana è strutturata in tre consistenti agglomerati: la parte ad ovest denominata Catocastro, la zona centrale considerata borgo antico (detta semplicisticamente Chjanura/Cicala) di cui faceva parte  lo spazio urbano di Paraporto, e quella ad est detta localmente Piazza ('a Chjazza).
Da una osservazione non approfondita, anche della maggior parte degli amanteani, la complessiva parte antica sembrerebbe essere un tutt’uno quasi indistinto.
In realtà le differenze storiche e architettoniche sono notevoli.


Dando a Cesare quel che è di Cesare il titolo di borgo antico spetterebbe, senza alcun dubbio, a Catocastro che è decisamente più antico del resto dell'ampio centro storico.
Dal VI° secolo nel territorio dell’antica Clampetia romana (sinus clampetinus dal 2° sec. a.c.) arrivarono i bizantini che ritennero più sicuro dar vita ad un insediamento urbano sul costone rialzato, lato ovest, dell’ampia rocca ove esistevano numerose grotte idoneo rifugio romitorio.
Al nuovo centro urbano i bizantini dettero il nome di Nepetia.
Dopo i bizantini si alternarono quasi tutti i domini apportando adeguamenti urbani correlati alla sicurezza. Anche il quasi secolo di presenza dell
'emirato arabo (dall'839) si svolse in quello che oggi è Catocastro, allora con il nome di Al Mantiah (la rocca) .
Il resto del centro storico si sviluppò gradualmente nei secoli successivi specie dai Normanni in poi dal secolo XI.
La zona che oggi viene detta Piazza (o Chjazza), inglobata nel centro storico, in realtà è sorta in epoca relativamente recente a distanza di non pochi secoli rispetto a Catocastro.

Girando per vicoli e stradine di Catocastro percepisci interamente la consistenza architettonica e la pregnanza antica del rione. Sono raggruppati in questo contesto molti riferimenti a valenza storica e paesaggistica:
il convento dei Gesuiti XVI sec.;
la chiesa di Sant’Elia (1620);
tanti palazzi nobiliari compreso le Clarisse (1613) che è l’edificio cittadino di maggiore rilievo;
poco più in alto dell'abitato i ruderi della chiesa di S.Francesco;
la roccia con i significativi segni rupestri ove si sovrappose una chiesa bizantina;
i bastioni della porta d’ingresso nord;
l’imponente struttura che immetteva al convento dalla base del torrente Catocastro (detta mulino);
le suggestive ortensie del calvario;
le mura di cinta fino a Pantalia;
la grotta e il parco (con accesso dalla zona pianeggiante) su cui sorge la parte più sporgente del rione.

Dagli spazi aperti del quartiere si possono ammirare panorami e tramonti d'insuperabile bellezza.
In passato la chiesa di Sant’Elia, con relativa parrocchia, aveva una intensa attività religiosa che portava nel cuore del rione tanta gente; dagli anni ’60 è stata accorpata alla parrocchia di S.Biagio ed è finita in una condizione di quasi inutilizzazione. Vi si svolge transitoriamente la festività di S.Giuseppe per l’inaccessibilità della chiesetta del santo sul costone di Camoli.

Nel rione, da alcuni anni, per volontà di attivisti originari del quartiere, il 21 giugno (S.Luigi), si svolge il convivio pubblico del Sissizio del pane pitagorico.
Per il resto il quartiere è completamente estraneo al flusso turistico (ma anche cittadino) che si concentra prevalentemente nella parte est (detta Chjazza) e nel nucleo centrale del borgo antico (Chjanura e dintorni).
Antonio Cima 10-09-2013

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Commenti  

 
#2 Alfonso Frangione 2014-06-15 17:00
Grande Antonio Cima innamorato della nostra cittadina!
Citazione
 
 
#1 FRANCO DANESE 2013-09-12 15:24
Grazie caro Antonio, per queste spiegazioni e nello stesso tempo ricordarci alcuni cenni storici amanteani. Almeno abbiamo qualcuno che ci racconta qualcosa del passato del nostro amato e caro Paese. Tantissime grazie.-Affettu osita'.
Citazione
 

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