Albidona la ntinna nella festa di S.Antonio

albidona cinte albidona ntinna Feste popolari nel Pollino calabrese
ad Abidona la Ntinna di S.Antonio
Processione con cinte, donazioni, vendita con incanto, alzata dell'albero, scalata, giochi

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                                       (a fondo pagina riflessione sulla religiosità in Calabria)
Albidona è un piccolo paese calabrese di 1370 abitanti nell’alto ionio cosentino, nella vasta zona del Pollino; il nucleo urbano dista dalla costa 13 km. L’abitato è edificato su un crinale disposto ad arco verso sud-est. Ha un significativo passato d’impegno civico. Si distingue per alcuni prodotti agroalimentari tra cui in salame crudo di Albidona. Durante l’anno si svolgono varie manifestazioni civili e religiose tra cui quella di S.Antonio e della ntinna raccontata in questa pagina.
Processione di S.Antonio e rito della ntinna 13-06-2015

Intorno alle ore 11,30 si avvia dalla chiesa di San Michele Arcangelo, matrice, ove nella prima mattinata la statua è stata porta con una breve processione dalla sottostante chiesa intitolata al santo.
La processione attraversa gran parte del paese per concludersi sul sagrato della chiesetta di S.Antonio alle ore 12,45. Elementi aggiuntivi alla processione sono la banda ad inizio corteo, la zampogna accostata alla statua, i chierichetti in tenuta bianca da cerimonia e tre cinte bianche gigliate portate a rotazione da varie donne. Lungo il percorso non esistono qui altarini votivi nè parati dai balconi (coperte, damaschi, ricami) presenti quasi ovunque. Tante, invece, le fermate per le donazioni delle anziane donne del paese.


La donazione delle anziane signore
E’ la parte più commovente di tutto ciò che in tale ampio evento è dato vedere.
Ovunque gli anziani del luogo attendo il passaggio del santo dalle finestre, dai balconi, a volte per strada, ma nei paesi della zona del Pollino v’è l’antica usanza della donazione.
Ai piedi della statua del santo è posizionata una cassa in legno con una fessura per il passaggio della banconota; a volte è una cassa portatile sorretta da due uomini.
Le anziane donne del paese attendono sull’uscio in piedi, composte, assorte, guardando nella direzione da cui arriverà la statua. L’espressione fiduciosa, la postura a tratti sofferente ma dignitosa, in attesa della buona nuova, di una fidata guida, di una vicinanza sicura.
I portatori fermano il corteo davanti all’uscio, la donna fa pochi passi, si colloca frontalmente alla statua, con movenze incerte pone la banconota nella cassa, alza la testa a guardare negli occhi il santo, accarezza prima i piedi poi il manto e li bacia, una due, più volte.
Fatto ciò si ritrae sull’uscio, il corteo riprende il cammino, la donna rientra nella sua quotidianità di anziana consapevole, tutte fanno lo stesso identico gesto.  

Vendita con asta dei prodotti donati al santo
All’arrivo sul sagrato il santo viene posto sul baldacchino volto alla gente. Inizia la vendita di tanti prodotti agroalimentari, confezioni dolciarie, quadri di santi e, in particolare, animali vivi d’allevamento (galli, galline, conigli, ecc.).
Spiccano tra gli oggetti all'asta alcune coreografie con taralli e ciliegie. La generosità degli albidonesi emerge ampia sia in chi ha offerto i prodotti che in coloro che li hanno acquistati. Siamo ad ora di pranzo inoltrata, finisce qui la mattinata. Si riprenderà nel pomeriggio a partire dalle ore 17 per la ntinna.
 
Alzata della ntinna
Già dalle ore 16 comincia ad arrivare gente che prende posizione negli interstizi all’ombra. Poco prima delle ore 17 arrivano gli addetti all’innalzamento della ntinna con gli attrezzi necessari: corde, pale, mazze, vari componenti in legno, cavalletti. Il fosso al centro della piazzetta viene scoperto dalle grate metalliche e viene ripulito. Gli operatori si dividono tra quelli che dall’alto porgono il grande fusto e quelli che dal basso lo incanalano verso la buca. L’innalzamento avviene in prevalenza con le corse fissate sulla parete di una casa. La ntinna verticale viene fissata in basso con grandi ceppi e legata con vari giri di corda.
E’ un’operazione veloce per via della tecnica d’elevazione, ben diversa da quella della pita di Alessandria del Carretto fatta con sistemi arcaici densi di fascino.
L’alzata termina in mezzora circa e si va alla scalata.
 
Scalata della ntinna.
In eventi simili, altrove, ogni anno viene usato un nuovo albero. Qui si riusa sempre lo stesso albero fino a quando risulta essere idoneo. L’uso prolungato lo rende perfettamente levigato creando ulteriori difficoltà di scalata.
Son passate da poco le ore 17,30 e giovani baldanzosi si avvicendano nei tentativi, chi due metri, chi quattro, chi un po’ di più.
Contemporaneamente sul sagrato il rito della condivisione del vino bevuto nello stesso bicchiere e la musica incessante delle zampogne, fisarmonica, tamburelli, bottiglia.
Finalmente un ragazzo dotato arriva in vetta; a questo punto la folla si ritrae dal centro piazza verso le pareti delle case, sotto i balconi, nei vicoli. Il motivo è chiaro in un baleno quando il ragazzo dall’alto della ntinna comincia a scagliare giù uova e varia frutta. La cosa dura pochi minuti, il ragazzo scende osannato dalla folla.
Altri si cimentano sull’ardua impresa con scarsa fortuna.
Quando di sfidanti non v’è più presenza continua la festa in piazza, scorre il vino, la musica, l’allegria. I doni appesi alla ntinna finiranno al vincitore quando, a fine festa, l’albero sarà sdraiato sulla strada rendendosi disponibile per l’anno che viene.
Così va avanti un’antica usanza che, incalzata da ineludibili modernità, probabilmente a seguire potrà essere solo raccontata.

Il Paesaggio
vedi info sul sito del comune

Breve riflessione sulla religiosità in Calabria
Il motivo maggiore che ha condizionato l’evoluzione della Calabria è stato l’eccessivo frastagliamento del territorio. Ancora oggi, nonostante autostrada e SS, la mobilità intraregionale non è sempre una gita fuori porta. Per esempio dal paese più a nord, Canne, a quello più a sud, Bova superiore, ad andatura di rispetto occorrono circa 5 ore al volante.
Tali difficoltà hanno impedito storicamente il dialogo tra calabresi ed hanno generato inevitabile indifferenza per le altre zone della regione. E’ risaputo quanto i calabresi, in gran prevalenza, conoscano pochissimo la Calabria. Se nel Pollino provi a dialogare della piana di Gioia Tauro avverti tutta la distanza esistente, anche viceversa.
Questo prologo che sembra improprio e fuori contesto in realtà svela la diversità di usi e costumi regionali. La frequentazione normalmente ha un effetto omologante e allinea i comportamenti.
Tante volte ho sostenuto, e continuo a farlo, che se vuoi avere contezza sul grado e tipo di socialità di un popolo devi osservarne pratiche e coinvolgimenti religiosi.
E sta qui la sintesi di quanto sopra; da questo punto di vista esistono tre Calabrie:
A) la zona strettamente annessa al Pollino, con propagazione costiera sul Tirreno fino a Scalea e sullo Ionio fino a Trebisacce, e appenninica fino all’invaso dell’Esaro.
B) Tutto il resto del cosentino e le province di Vibo, Catanzaro, Crotone;
C) l’intera provincia di Reggio Calabria.
La distanza e la non frequentazione (storica) tra la zona A e la zona C hanno creato modalità di aggregazione sociale e pratiche religiose nettamente diverse.

Mentre nella grande area centrale (fatta eccezione per i riti del sangue) si hanno riti convenzionali dell’incolonnarsi dietro alla statua cantando e pregando secondo prassi ordinaria, nelle due zone estreme v’è una partecipazione quasi passionale, emotiva.
Se è possibile una similitudine è come in un film in cui in B) si partecipa da comparse mentre in A) e C) da protagonisti.
In realtà la differenza esistente più che negli aspetti propriamente religiosi è accentuata in pratiche conviviali civili che anticipano o seguono il rito di fede.

La festa complessiva del S.Antonio di Albidona rientra pienamente nella tipologia del vasto coinvolgimento sociale che si dispiega in varie fasi:
1) approntamento dell’albero per la cuccagna, 2) breve processione dalla chiesa di S.Antonio alla matrice, 3) processione per il paese con la statua e le cinte gigliate, 4) vendita all’asta dei doni, 5) alzata della ntinna, 6) scalata della ntinna, 7) giochi popolari.
Sono queste, complessivamente, attività di grande coinvolgimento di tanta gente, con chiara propensione al sociale, prive d’interessi di parte, esempi positivi per le future generazioni.

Amantea, Antonio Cima 15-06-2015

 

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