Festa di San Leone a Saracena

La festa di San Leone a Saracena 19 e 20 febbraio
Fiaccolata, fucarazzi, musica popolare, convivi
Dalla serata fino a tarda notte per tutto il paese
Focose tracce di un antico paganesimo

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In passato
tre volte sono stato a Saracena; la prima volta nel 2012 su iniziativa di ambientalisti amanteani finalizzata ad osservare l’organizzazione della raccolta differenziata. Una seconda volta con comitiva per gita turistica, poi da solo nel 2013 per altre escursioni.

Girando per il paese, guardando i particolari che ti danno la percezione del luogo, percepisci la presenza di una oculata amministrazione in un contesto civico quantomeno garbato.
Poi succede che vieni a sapere di questa festa, del 19 febbraio della fiaccolata di San Leone, che, da errabondo calabrese, decidi di vivere.
Nello zaino quanto occorre per documentare adeguatamente la manifestazione, in auto a metà pomeriggio di venerdì 19 febbraio 2016 per arrivare ad inizio serata. Come di consueto parcheggio in zona di agevole disimpegno d'uscita.  continua dopo le foto


Arrivo in tempo, mancano 15 minuti alle ore 18, nella piazza centrale tutti gli elementi della festa paesana: luminarie, qualche bancarella, crocchi di anziani qua e là, struscio in atto. Per le strade tante cataste di legna per i falò (fucarazzi) di cui qualcuno è già acceso, banchetti e sedie già disposte in vari locali chiusi e spazi aperti per il convivio di chiusura.
Si odono, provenienti dalla zona della chiesa di San Leone, suoni di fisarmonica, zampogna, tamburi, tamburelli, pifferi che presto inonderanno il paese lungo la scia del corteo che sommerà la grande baldoria civile alle motivazioni religiose.
Sono le ore 18 mi avvio verso la chiesa in mezzo a tanta gente in movimento, nella piazzetta della chiesa una discreta folla, ancor più nelle tre navate di San Leone.
Cresce rapidamente la folla e in essa numerosi gruppi di musici variamente formati con una voluminosità acustica in cui si confondono parole, strumenti e arrangiamenti.

La chiesa colma di gente che segue la liturgia che si concluderà con la distribuzione del pane benedetto. Ai lati dell’altare gli esponenti della confraternita cittadina “San Leone”.
Alle ore 18,15 nella piazza si esibisce il gruppo folk di Mormanno, altri ragazzi ballano quasi accanto, un mare di gente pressata come acciughe.
Tutti i presenti partecipano con trasporto, in tanti a riprendere con martphone.
Alle 18,30 termina la funzione religiosa in chiesa, ciascuno accende la propria torcia, si forma un impressionante corteo stimabile di oltre 10.000 persone (Saracena ha 3.900 abitanti circa).

In testa all'enorme cordone umano si posiziona il gruppo folk di Mormanno, poi la confraternita che davanti a tutti eleva il gonfalone portato a rotazione dagli uomini, poi le donne della congrega ed a seguire, in ordine casuale, tutti gli altri.

Non si contano i gruppi musicali composti da pochi o tanti suonatori/cantanti quasi tutti nell'ineludibile trasporto della festa.
E’ così per tutto il lunghissimo tragitto urbano che riporta nella stessa chiesa di San Leone dopo almeno tre ore di cammino.
La folla è composta da persone d’ogni fascia d’età, da anziani molto avanti con gli anni a bambini in tenerissima età. Tutti gli adulti a rotazione gridano continuamente "Viva San Leone". Gli strumentisti sono tutti giovani, alcuni addirittura bambini.
Lungo il percorso non si contano i fucarazzi, ognuno “accudito” da un addetto con la possibilità, per chi lo voglia, di alimentare il fuoco con legna ed arbusti giacenti accanto ai falò.

Ad un certo punto dello scorrimento s’incrociano varie signore che offrono crespelle e vino passito (vanto ed eccellenza paesana). Più avanti altri offrono vino ed altre cibarie.
Per tutto il lunghissimo scorrere urbano è un pullulare inebriato dalla voglia di festa, ogni cosa avvolta dal fumo dei falò e dal frastuono da cui stenta a distinguersi la musica popolare calabrese delle innumerevoli fisarmoniche e altri strumenti contestuali.
Mi muovo con difficoltà cercando di captare la maggior valenza documentale, mi fermo qua e là presso le degustazioni spinto dalla voglia di osare, frenato dalle circa due ore di viaggio che col buio occorre affrontare da li a breve.
Poco dopo le ore 20 arriviamo in fondo al paese, il corteo prende a scendere per un fossato per poi risalire verso l’abitato del versante sud e quindi ritornare nella chiesa di San Leone posta nella parte più alta del paese.

Valuto opportuno concludere qui la partecipazione. Lascio la sfilata, rifaccio da solo tutta la salita che mi riporta alla macchina. Alle ore 20,25 riparto, arrivo ad Amantea poco dopo le ore 22.
Nel frattempo la grande folla (che gradualmente si ridurrà ai soli residenti e pochi altri) arriverà nella piazzetta di partenza intorno alle ore 21,30. La folla farà ingresso in chiesa con ulteriore e prolungata esuberanza di suoni e canti. Poi chi lo vorrà si aggiungerà nei vari locali e spazi urbani predisposti per i convivi con relativi fucarazzi che, come la voglia di festa, dureranno fino a tardi (vedi video su Youtube). Il giorno successivo, 20 febbraio, è di nuovo festa mentre la processione del santo per il paese avviene la seconda domenica di agosto.

Girovagando tra la folla mi sono compenetrato nella festa civile e nelle esuberanze, tipiche dei paesi montani del Pollino e dell’Aspromonte -ma non della Sila-, che ha motivazioni antiche. I simbolismi primari della vita umana, il riscatto dalla privazioni, la voglia di socialità, la misurata trasgressione, la riconoscenza alla terra e altri risvolti individuali e sociali, la trasposizione dal pagano alla fede. Mi disorienta equilibrare tutto ciò con una dichiarata venerazione religiosa di confessione Cristiana, Cattolica, cosa su cui ho riflettuto durante il solitario viaggio di ritorno con la difficoltà a trovar confacente cagione, che nulla ha a che fare, ovviamente, con la dantesca Non è sanza cagion l'andare al cupo del VII della 1ª cantica.
Antonio Cima 21-02-2016

 

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