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Amantea - Così era al liceo nel '60

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Il Carnevale nel liceo anni '60
Totò Sciandra, Il racconto di quegli anni

Cartolina Illustrata di Salvatore Sciandra

Incontro con KUSSY ERE, fratello Maggiore di KUSSY SYM
Caro Antonio,

scusami se l’altro giorno, inseritomi, senza volerlo, tra te ed i tuoi ospiti, ho procurato qualche ritardo a te ed a KussySym, intrattenendomi col fratello maggiore Kussy Ere. E’ stata, credimi, soltanto una casualità. Io stavo cercando di attirare la tua attenzione per prendere assieme il solito caffè, quando, credendo invece che mi stessi rivolgendo a lui, mi si avvicinò il tuo ospite Kussy Ere, con un sorriso ed un’affabilità disarmanti. Si avvicinò, mi diede la sua mano, quasi come la nostra, un poco più avvizzita, senza peli e verdognola, e mi chiese il perché l’avessi chiamato. Ero molto imbarazzato, non sapevo cosa rispondere, ma non volevo essere né scortese né tantomeno deluderlo dicendo che non era lui la persona che volevo invitare. Allora, mentre tu continuavi ad intrattenerti col fratello minore, gli dissi che volentieri avrei preso un caffè con lui, così entrammo nel Bar.  continua in fondo alle foto
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     Ci sedemmo al tavolino delle nostre domeniche mattina, là, proprio nell’angolo più buio, sotto quelle vecchie fotografie della nostra cittò, tra quelle parete con le pietre a vista. Io chiesi il solito caffè lungo; lui, sorridendo, un Gjn-Sek, con la naturalezza di un habituè. Mah!...Chissà cosa avrebbe ordinato in un bar del suo Pianeta? Si mostrò, però, molto interessato a quelle vecchie foto e il suo sorriso mi sembrò una smorfia che nascondeva qualche intima nostalgia. Poi, con garbo, avendo sentito KussySym discutere con te dei problemi attuali, mi chiese se avessi voglia, per compiacerlo, di raccontargli qualche simpatico momento del nostro passato, per capire quali evoluzioniavesse avuto, nel tempo, il mondo che stavano “esplorando”.

     Avventurarmi in un “amarcord”, non mi entusiasmava per nulla, né, però, volevo apparire scortese, tanto meno preoccupato di dover attingere al passato per raccontare qualcosina di simpatico. Solo non volevo che questo nostro presente, anche di fronte ad un passato più povero e, per così dire, meno evoluto, potesse offrire un’immagine non del tutto edificante.

     Mentre ero assalito dal dubbio, un’allegra brigata di studenti irruppe nel bar.<<Ecco – con sguardo illuminato, mi disse Kussy Ere – cosa si faceva, di quei tempi, quando tu avevi la loro stessa età, ad Amantea?>>.

     Uno di quei ragazzi aveva una locandina a colori su carta patinata, su cui due mascherine, Pulcinella e Pantalone, reggevano un festone con la scritta:<<Semel in anno licet insanire>>.

     Bel suggerimento, pensai! Però, riavvolgere la bobina dei ricordi di mezzo secolo (quanto tempo!), mi procurava ansia e timore per paura di incontrare qualche immagine sbiadita o qualche fotogramma bruciacchiato che mi avrebbero potuto impedire un racconto senza intoppi e senza vuoti di memoria.

<< Caro Kussy Ere, devi sapere che, all’età di quei ragazzi e di questi tempi, vivevo due esperienze bellissime (anche accadute in epoche diverse) e pur nutrendo qualche dubbio sull’interesse che possano suscitare suscitare in te, te le voglio raccontare.

La prima.

     In un lontanissimo fine gennaio (ero studente liceale), conobbi una fanciulla che, sotto un grande albero di arance, teneva tra le mani il grigio “Tantucci” degli esercizi latini per la Scuola Media. Aveva i capelli lunghi e castani, con una frangetta sulla fronte. Un kilt sull’azzurro ed un maglione rosso alla dolce vita. Ci fidanzammo un 5 di febbraio e mi stirò la camicia, con le piegoline sul petto, inamidando collo e polsini. Oggi è mia moglie.

La seconda.

     Anch’io, con alcuni compagni, avevo disegnato, su di una matrice per il ciclostile, due mascherine, Giangurgolo e Coviello, che reggevano un nastro con sopra scritto:<<Semel in anno licet insanire>>.

     Era l’invito del Circolo Studentesco “Corrado Alvaro”, per la festa di Carnevale dei liceali, l’appuntamento “mondano” più importante di tutto l’anno ed a cui ci preparavamo con mesi e mesi di lavoro.

     Se tu ci avessi visti all’opera, caro Kussy Ere, avresti capito che non eravamo i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo, ma un nutrito gruppo di studenti che “abbeverandosi” all’esperienza degli adulti(poi definiti “matusa”), proponevano e sviluppavano le proprie idee, senza, senza timore di coinvolgerli, poi, per convivere assieme quelle esperienze.

     Noi studenti non eravamo in grado di reggere una “sezione” con tutte le spese che essa richiedeva, arredarla di tutto punto, e questo fu capito soprattutto da alcuni adulti.

     L’A.I.M.C. (Associazione Italiana Maestri Cattolici), per volontà dell’allora Maestro Francesco Giardina, mise a disposizione i suoi locali e ci ospitò fino allo scioglimento del Circolo.

     Fu proprio nei locali dell’A.I.M.C. che nacque, per volontà e scelta del nostro Direttivo, il Comitato organizzatore della Festa di Carnevale: Presidente Franco De Pasquale(Ingegnere); Aldo Bruni(Avvocato); Antonio Signorelli (Professore di Italiano e Storia); Salvatore Sciandra (Professore di Italiano e Latino in quel Liceo).

     Nessuno di noi, quindicenni, aveva avuto esperienza organizzativa di feste goliardiche, tranne il ballo itinerante dei sabato sera, quando eravamo alla ricerca di qualche “momento” da ricordare.

     Carmelo Pesce, docente di Storia e Filosofia; Alfredo Grimaldi, docente di Educazione Fisica; i nostri angeli custodi. Credo che quando organizzammo la prima festa, costoro non avessero ancora trent’anni. A loro si aggiungeva l’Agente S.I.A.E., Fortunato (Natuzzu) Marinari: un vulcano di idee, un suggeritore ineguagliabile, un “vecchio” fine conoscitore di feste e festicciole. Per noi una vera miniera per “buoni ballo” e cotillon.

     Qualche anno più tardi, e mi riferisco al celebratissimo ’68, uno dei tanti problemi dibattuti dai giovani era proprio l’incompatibilità e l’insormontabilità dello steccato che c’erano tra le generazioni. Con Noi fummo fortunati, pur comprendendo e condividendo quel disagio giovanile, perché, in un certo senso, avevamo già oltrepassato il muro con un bellissimo dialogo con i nostri professori (fermo restante il rispetto dei ruoli).

     La festa, caro Kussy Ere, era tanto attesa. Il mese di febbraio era un mese di febbrile lavoro. Tante volte, per i preparativi, le nostre impreparazioni venivano giustificate. Negozi di abbigliamento (soprattutto i Magazzini San Rocco, più attenti alla moda giovane), sarti e sartine, negozi di scarpe, vivevano momenti importanti. Sabato mattina, giorno dell’ “avvento”, tutti i parrucchieri ed i barbieri facevano orario continuato fino alla sera.

     Le prime tre edizioni della Festa vennero ospitate, per concessione del Direttore Didattico, professor Francesco Loiacono, nei locali della scuola elementare “A;Manzoni”; il ballo si faceva nell’Aula Magna. All’entrata noi del comitato ricevevamo gli ospiti che le nostre compagne più carine guidavano verso il “guardaroba”. Giulio Politano (solo per la prima edizione) curò il bar. Io ero il responsabile dell’allestimento della sala. E quando, la prima volta, gli ospiti si trovarono sotto un cielo di stelle filanti e mascherine, mi subissarono di complimenti per l’atmosfera che ero riuscito a creare.

     La trasgressione era, a fine serata, un panino, un bicchierino di Vecchia Romagna Etichetta Nera, una lunghissima Pall-mall col filtro e il rito della pisciata di gruppo in riva al mare, quasi sempre agitato.

     Non so, mio caro amico Kussy Ere, se la mia generazione possa avere dei punti in comune con quella odierna, di certo so una cosa: ognuno è figlio del suo tempo: l’unico vero problema, secondo me, è saperlo vivere fino in fondo, con grande onestà. Io l’ho vissuto. Poi è sempre il tempo il Giudice Massimo>>.

     Questo, avevo raccontato, caro Antonio, fino a quando non sei apparso tu e KussySym sulla porta del bar; poi, se mi scuserai e me lo consentirai, ti racconterò anche cosa mi ha chiesto mentre, al banco, presentavi il tuo ospite, KussySym, a quei ragazzi incontrati nel locale.

                                                                 Totò Sciandra 23-01-2013

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