Antonio Cima: Amantea, riorganizzare la cittadinanza attiva

cima antonio tanto per fare chiarezza sull'argomento
testo di Antonio Cima del 08-06-2013

Riflessione su Amantea, sul suo futuro, sulla cittadinanza attiva
  A
mantea necessita di un direttorio delle associazioni
Si propone un convegno a settembre sul futuro associativo cittadino; solo una nuova forma di partecipazione organizzata può far decollare il territorio

Antonio Cima: Organizzare la cittadinanza attiva di Amantea
Già nel 2008 sottoposi questa idea ad alcuni amministratori; la cosa non andò avanti per ovvi motivi che a seguire saranno evidenziati.

Amantea è una comunità variegata nella quale puoi riscontrare distanze e vicinanze imprevedibili. Pur non manifestando spiccate propensioni alla Cosa Comune esistono spazi di dedizione al sociale coincidenti con ambizioni individuali o di gruppi.
Tale propensione causa un continuo frazionamento delle iniziative che, pur limitando la capacità di spinta, genera una concorrenza portatrice di qualità.
E così annoveriamo circa 100 associazioni (due Pro-loco), tre bande musicali, quattro confraternite e tanti altre diversificazioni che costituiscono un immenso potenziale.
Sono, queste, condizioni ideali per fare un salto di qualità in grado di incidere profondamente sul futuro cittadino. Occorre, ovviamente, un netto salto di disponibilità al dialogo, ma ancor più una decisiva organizzazione delle risorse umane, strumentali, delle competenze.
Avevo già proposto di formare una completa banca dati delle associazioni; non il solito nome e telefono, ma tutte le risorse nella disponibilità di ciascuna organizzazione: spazi utilizzabili, strumenti, competenze, esperienze, risorse umane.
Succede continuamente che un’associazione avvii un progetto che richieda piccole cose o determinate conoscenze; potendole attingere nel circuito favorirebbe la realizzazione dell’iniziativa riducendo i costi. Il mutuo soccorso tra organizzazioni fa sempre la differenza.

Ma il vero salto di qualità consisterebbe nella stesura di un grande programma cittadino delle attività spalmabile in tutto l’anno.
Troppe volte vediamo manifestazioni simili, e spesso nello stesso periodo, che avrebbero maggiore efficacia se distribuite in spazi temporali più ampi.
Per esempio, in questi giorni, stiamo assistendo a straordinari eventi teatrali vernacolari con grande apprezzamento generalizzato. E’, quello del teatro dialettale, una immensa risorsa per Amantea. Se le varie compagnie ed associazioni si mettessero intorno ad un tavolo programmando un cartellone annuale, con particolare attenzione al periodo estivo, sono convinto che ciò farebbe da volano per la crescita complessiva.    

"I have a dream" esclamò Martin Luther King per i diritti civili dei neri d’America.
Qui parliamo di un contesto ben più modesto, ma comunque piccolissimo sogno è.
So benissimo cosa commenteranno i soloni di Piazza Commercio; forse anche per questo siamo ridotti a “guardimi ‘ncuollu ha dittu ‘a furmica”.

In tale progetto tutte le forme aggregate dovrebbero partecipare, sia no-profit che imprenditoriali, con il coinvolgimento delle scuole e un dialogo con realtà del comprensorio per sincronizzare particolari eventi.
Un vertice ristretto verrebbe eletto dai rappresentanti delle varie organizzazioni: un presidente e un direttivo di cinque componenti. Cinque commissioni tematiche coordinerebbero le attività.
Le linee programmatiche dovrebbero orientare le iniziative alle sole finalità culturali in grado di elevare la qualità sociale amanteana e di attrarre nel territorio presenze tutto l’anno.
Tutto dovrebbe essere realizzato con autofinanziamento con il sostegno logistico del Comune che affiancherebbe l'organizzazione in supervisione cooptandola nei grandi eventi patrocinati dall'Ente.
Occorre eliminare l’insana abitudine che tutto è gratis sempre e comunque. Questo concetto è perdente e non consente nessuna crescita (tranne i benefici clientelari).
Chi vuole vivere una manifestazione deve contribuire in misura (molto contenuta) per consentire la sopravvivenza organizzativa.
Gli attivisti parteciperebbero nella logica del volontariato. Le imprese, in relazione al tipo d’impegno, si adopererebbero con le indispensabili risorse occorrenti.
I temi, naturalmente, sarebbero quelli ovvi e convenzionali che, in realtà, vengono oggi sistematicamente disattesi: tradizioni, ambiente, paesaggi, monumenti, linguaggio, espressioni artistiche, enogastronomia.

In particolare la valorizzazione, la vivibilità e la fruizione dei “gioielli” di famiglia: Centro Storico, Coreca, Isca, Grotta, le colline circostanti, con futura aggregazione di Temesa e Gruttuni di Marinella. Un particolare riguardo al calendario religioso che in tale contesto può dare grande impulso (una fitta programmazione del Natale e della Pasqua).

Naturalmente La Fiera e il Carnevale con innovazioni mirate e divulgate.
Iniziative stratificate in tutto il territorio a far vivere le specificità dei luoghi e delle radici.
Costituire e formare figure di sostegno ai visitatori; far venire gente ad Amantea e non metterla in condizione di “immergersi” nel territorio non serve a niente.
Creare supporti documentali in grado di mostrare, raccontare, ricordare ciò che si è visitato.
Amantea è l’unica località turistica del mondo priva di qualsiasi forma di presentazione del territorio (da parte del Comune): nè video, né brochure, né pieghevoli, né cartine, né fascicoli, né segnaletica pertinente, nè libercoli sulle tradizioni, né illustrazioni enogastronomiche, né niente.

Fortunatamente rimediano per quanto possibile le strutture alberghiere cittadine.

Di ciò dovrebbe interessarsi tale direttorio (con sostegno comunale) soprattutto con la creazione di uno specifico sito internet mirato alla esaltazione di tutto ciò che Amantea è stata, di quello che è, di quello che fa e propone.
Studiare percorsi storici-ambientali-enogastronomici con visite e intrattenimenti nei punti più accattivanti del vasto territorio.
Disporre alcuni locali nel territorio per il sostegno logistico (Chianura, Collegio, Calavecchia, casa cantoniera Campora).
Rivedere la notte bianca facendola diventare una “radiografia” di Amantea (come avviene, per esempio, a Belmonte con “Vivi Belmonte”) e non una passeggiata con panino com'è stata l'ultima edizione.
In tale contesto si configurerebbe una totale autosufficienza dell’accoglienza e dell’intrattenimento senza dover ricorrere a costose figure provenienti da ogni dove con valenza spesso inferiore a realtà locali.

Tutto ciò a qualcuno potrebbe sembrare la favola dei buoni propositi irrealizzabili. In realtà gran parte di quanto sopra auspicato ad Amantea viene già fatto, ma senza alcun coordinamento e razionalizzazione.

Un progetto di tale portata richiede, ovviamente, la disponibilità dell’amministrazione comunale a recepirlo, promuoverlo, sostenerlo nelle forme possibili.
Sul Comune graverebbe solo la logistica e la promozione.
Ma, paradossalmente, una errata interpretazione da parte del Comune ne può metterne in discussione la fattibilità. Il rischio è che tutto ciò appaia come una prevaricazione o, ancor peggio, come una lesa maestà.
Una tale iniziativa presuppone un grande impulso all’autodeterminazione di chi partecipa.
La capacità di attivarsi autonomamente, di rendersi autosufficiente, non è generalmente gradita agli amministratori che, operando istintivamente nella logica di essere rieletti, confidano nella concessione di sostegni (in qualunque forma) come strumento di condizionamento del consenso. Cerco di essere più chiaro.

Il bisogno alimentare di una comunità può essere soddisfatto in due modi:

a) dare un pesce quotidiano per nutrirsi;
b) dare una lenza invitando a pescare da se il pesce necessario (autodeterminazione).
La cultura amministrativa che si è consolidata dalle nostre parti è inequivocabilmente orientata a dare il pesce quotidiano della dipendenza. Anche gli amministratori più accorti e volenterosi sono “prigionieri” di questa logica.
La speranza è di un nuovo orizzonte culturale, di futuri amministratori con propensioni a rivoluzionare gli orientamenti gestionali.
Un simile progetto potrebbe essere inquadrato dagli amministratori come occasione di riscatto avviando un dialogo propositivo.
Naturalmente un simile tavolo di confronto non lo si avvia a metà giugno, ma da inizio settembre.

Se il bene della collettività rientra nei programmi della giunta, mettendo insieme amministrazione e cittadinanza attiva, su questa cosa si può organizzare un convegno dopo l’estate e sentire tutti coloro che ritengano attuabile tale sogno.
Se, invece, risulterà soddisfacente l’iter attualmente perseguito, alla via così, come ordina il comandante in plancia al timoniere per continuare la rotta seguita al momento. Così intimò qualcuno sulle Scole.
Antonio Cima 08-06-2013
 

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Commenti  

 
#3 Zeman.. 2015-10-13 17:27
Anto.. pienamente d'accordo.. però..in quanto tu li conosci meglio di me.. fai un'analisi dell'AMANTEANO. di com'è e come dovrebbe essere. Prima bisogna lavorare su di loro..anche con metodi molto rigidi tassativi e dopo... spero nella nuova generazione anche se qui e difficile che possano rimanere giovani..pertan to sono molto pessimista. non vedo futuro ad Amantea come in tutto il sud.
Citazione
 
 
#2 filopanto 2013-06-09 18:55
Venerdì sono andato a vedere una pozzanghera che chiamano lago Lago d'Ampola c'è il Centro visitatori dove vengono accolti i visitatori e vien spiegato loro come viene tutelata e cosa rappresenta la pozzanghera. > Mi sono permesso di chiamarla in modo dispregiativo pozzanghera per fare capire cosa gli altri riescono a tutelare. Noi ad Amantea non ne abbiamo voglia o non ne siamo capaci di tutelare le nostre bellezze?
Citazione
 
 
#1 Goletta 2013-06-09 18:12
Mare inquinato? Io non ci credo! Comunque, sono sempre dal parere che i panni sporchi si lavano in famiglia. Su questo altre Regioni ci possono fare alta scuola!
Citazione
 

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