Così il futuro di Amantea per l'ing. Nicola Ianni

amantea-panorami dall'Ing. Nicola Ianni riceviamo e pubblichiamo:
Una approfondita analisi sul futuro di Amantea.
Ovviamente Turismo, Artigianato, Agricoltura, Terziario, ma prioritariamente amministratori nuovi con il piglio manageriale.  Amantea 18-07-2013

Riceviamo dall’ing. Nicola Ianni e pubblichiamo in data 18-07-2013

“AMANTEA AVRA’ UN FUTURO ? “
Stato di fatto e prospettive

Il tema che vorrei trattare  è abbastanza ampio, perché esso sia aperto anche al contributo di idee di quanti hanno a cuore lo sviluppo di Amantea.

Al titolo ho fatto seguire un punto interrogativo , perché io sono convinto che mentre il nostro destino è nelle mani di Dio , quello di Amantea è nelle nostre mani e nelle capacità degli uomini che abitano questo paese , che   amano questo paese e che vogliono il suo progresso .

Esaminiamo qualche aspetto dell’economia locale .

A tutt’oggi Amantea conta una popolazione di circa 14.000 abitanti.  A giudicare dal numero crescente di persone che scelgono di abitare questo paese tutto fa pensare   al meglio perché tutti abbiamo   l’illusione che qui ci sono prospettive di sviluppo in tutte le direzioni.
Ma in concreto come stanno le cose e quali sono le possibili linee di sviluppo ?

Tra queste io indicherei   : Turismo; Artigianato; Agricoltura; Terziario.

Esaminiamole.

1) Turismo  

Riguardo al turismo noi possiamo contare su diverse e qualificate strutture alberghiere . Di queste ce ne sono moltissime di prestigio a cominciare dalla Principessa più a sud fino ad arrivare all’Hotel Mediterraneo in Amantea, senza citarle tutte ecc.

Più o meno su 12 Km di costa abbiamo almeno 20 strutture ricettive .
Tutto sembra magnifico ! Ma facciamoci qualche domanda .
Dove sta il problema, qual è l’impatto che queste realtà hanno sulla popolazione di Amantea ?
Diciamolo chiaramente, esso è scarso rispetto alle potenzialità reali.
Il lavoro a tempo pieno nelle nostre strutture alberghiere è limitato al solo periodo 15 luglio – 30 agosto più o meno ,che sono circa 45 giorni all’anno.

Il turismo delle vacanze copre appena il 20% il 25% della disponibilità di tempo proficuo e l’economia complessiva va male, essa va male sia per gli operatori turistici e sia per l’occupazione indotta che è quella che a noi interessa come abitanti di questo paese.
In sostanza quanti posti di lavoro stabili si hanno nell’arco dei 12 mesi dell’anno?

Per noi questo è importante, anzi molto importante.

Ben vengano gli alberghi, i ristoranti di lusso e di qualità , ma essi devono   incidere sull’economia globale e locale .
Io penso che questo problema da risolvere sia di comune interesse .
Se gli albergatori lavorano tutto l’anno producono ricchezza che poi ricadrà sull’intera collettività e di ciò siamo contenti, tutta la società ne trarrà certamente un utile.

Per chi pensa di operare nel sociale e/o nella pubblica amministrazione, bisogna pensare all’interesse collettivo. Bisogna pensare a creare benessere per tutti.

Con riferimento alle strutture alberghiere, tanto per metterla sul semplice facendo un esempio , è come quando uno possiede una FERRARI e la può usare solo a Natale e Capodanno mentre per il resto dell’anno sta ferma in garage.

I suoi cavalli scalpitano ma rimangono sul posto e di strada la macchina non ne fa.
Anche la nostra economia se rimane ferma è come una bella macchina che non si usa.
Insomma ci sono le strutture ma mi pare che non le sappiamo sfruttare a fondo.
So che di queste cose si parla sempre , ma poi di concreto non si fa mai nulla .  

Io mi domando se basta il viaggio vacanza a Milano, alla BIT, una volta all’anno per dire abbiamo fatto ! Io penso che non abbiamo fatto niente, a giudicare dai risultati ottenutifinora.

Non ci accorgiamo che le cose sono sempre quelle? Non vediamo che le cose rimangono sempre al punto di partenza ?

Poi arriva la rassegnazione e diciamo …… e   beh……. Siamo in Calabria e ci assolviamo tutti, come per dire che siamo degli incapaci .

Ciò significa che c’è bisogno si una inversione di tendenza e c’è bisogno di diversa politica altrimenti passano gli anni e siamo sempre a far finta di lavorare sotto il pero , come recita un nostro adagio dialettale.

Qualcuno si chiederà se tra noi se c’è qualcuno che abbia una ricetta pronta in tasca per superare questa impasse.

Intanto tutti si rendono conto che ci vuole una netta inversione di tendenza !

Ci sono uomini nuovi con idee nuove ed è giunto il momento di prendere coscienza di ciò ed è necessario che essi siano messi nelle condizioni di incidere sulla realtà locale.
Permetteteci di dire che perseverare su una strada angusta come quella che si sta seguendo adesso non porta da nessuna parte .
Vorrei insistere su questo concetto, perché in altre realtà al di fuori dalla nostra zona si progredisce rapidamente e qui invece restiamo sempre al palo. Sotto il pero insomma.

Io ritengo   che si tratti di un problema di managerialità nei piani alti della politica.

Quando dico managerialità non penso a quello che fanno i singoli imprenditori che già fanno troppo ,mi voglio riferire a ciò che un’accorta amministrazione comunale, se non regionale pensando ad una sfera più grande, deve fare per sostenere la propria economia fatta anche di queste nostre realtà imprenditoriali .

Non c’è soltanto la via del consorzio di cui sono molto esperti gli operatori della riviera romagnola o lo sono stati quelli di Tropea , ma ci sono delle leggi e finanziamenti europei cui attingono a piene mani gli operatori del nord-est che consentono di promuovere non solo il turismo ma anche altre attività produttive quali l’artigianato e l’agricoltura delle quali parleremo dopo.
Io penso che in questa direzione si possa trovare la chiave per andare avanti ,altrimenti restiamo sempre nel cerchio di una economia asfittica .

Quì c’è bisogno di gente esperta nel management, così come ci sono i manager   dell’industria automobilistica, che studiano il mercato di interesse, le linee guida da seguire, i modelli nuovi da impostare e lanciare sul mercato. Chi scrive non é proprietario di alberghi , ma è sicuro ché bisogna guardare a queste intraprese anche come nostre strutture e come fonti di lavoro e ricchezza . Nel Nord-Est gli operai, i cittadini del posto dicono  

Queste sono le nostre fabbriche , queste sono le nostre aziende

Se si crea ricchezza si crea ricchezza per tutti .

 Questa è la logica da seguire.

 Allora cosa bisogna fare? Bisogna cambiare indirizzo .

C’è bisogno di idee nuove .

C’è bisogno di uomini pieni di entusiasmo che si sentano legati alla propria terra e abbiano voglia di lavorare per il progresso di tutti , in modo tale che i posti di lavoro si creino quì e non bisogna emigrare come una volta. Adesso si parla di fuga dei cervelli e questo è per certi versi peggio della fuga delle braccia !

Dicevamo del turismo . E il porto è pure una nostra risorsa turistica !

Noi diciamo “ A Campora abbiamo un porto “e di questo dobbiamo esserne contenti , perché dovrebbe aiutare la nostra economia .
Il porto magari lo hanno già riportato sulle carte nautiche.
Poi viene qualche diportista e lo trova chiuso e facciamo una brutta figura!
Questo potenziale diportista c’è passato una volta e poi non ci tornerà mai più.
Le mareggiate spesso e volentieri ostruiscono l’entrata del porto con vistose dune di sabbia e buona notte al secchio

anzi al porto !

A questo punto vorrei fare qualche breve riflessione sul porto.

 Per quanto riguarda le responsabilità progettuali non sono la persona che ha il potere di interessarmene, ci sono senz’altro persone più capaci ed avvertite dello scrivente per capire e sapere come sono andate le cose.

Di certo io come cittadino e quindi come contribuente ho partecipato alle spese per costruirlo per quanto poi gli utili di gestione quando ci sono stati non sono tornati all’ente pubblico finanziatore dell’opera ma sono andati ai privati . Però è da notare che quando l’imboccatura del porto viene ostruita dalla sabbia sono ancora io cittadino contribuente a farne le spese. Ma detto questo, per inciso, bisogna considerare che tra l’altro la nostra piccola struttura portuale manca delle bretelle di collegamento all’asse viario costituito dalla S.S. 18 per cui adesso ci si arriva a rischio di incidenti stradali .

Il mega porto di cui si parla per me è solo aria fritta.
Non abbiamo tutte le condizioni al contorno per aspirare ad una struttura così complessa e costosa.

A proposito della attuale posizione del porto,   ho posto a suo tempo le mie osservazioni a qualche amministratore dell’epoca ,ovviamente inascoltata, facendo osservare che sarebbe stato molto più logico e conveniente anche ai fini della valorizzazione della ampia vallata circostante,costruire il porto nell’ultimo tratto del fiume Oliva.

Sarebbe stato un porto canale come se ne trovano tanti in Italia. Fiumicino, Pescara ecc. Le quote del terreno circostante erano compatibili con l’opera e l’opera stessa sarebbe stata meno invasiva rispetto all’ambiente. Il problema dei ponti esistenti ferroviario e stradale , (quello della dismessa SS. 18 è ormai fatiscente ed inutile ,quindi si poteva facilmente demolire) era facilmente superabile e con pochissima spesa . L’orografia dell’alveo del fiume lo consentiva.

Ho parlato per prima del turismo e del porto perché queste sono delle potenziali risorse che vanno sfruttate a fondo e vanno oltre l’interesse locale ma rappresentano una naturale integrazione economica del nostro territorio con altre realtà come quelle di Serra D’Aiello e di Cleto .

Ai responsabili di questi enti a noi vicini geograficamente bisogna chiedere di essere corresponsabili con le loro iniziative e le loro azioni nell’esperire ogni tentativo nell’esplorare tutte le possibilità di sviluppo che interessano questa nostra terra. Costoro devono vedere bene

lo sviluppo ed il rilancio della costa perchè le loro economie si possono integrare con il nostro   territorio e sono convinto che questi amministratori saranno disponibili a spendere   le loro energie in tale direzione , nei luoghi e con gli uomini giusti innescando una proficua   sinergia nell’interesse comune ,abbandonando residue idee di campanilismo.

Qualcuno dice ,ma esiste già il B.T.C.

Si ! ho sentito parlare del B.T.C. Non è la sigla di un BOLIDE-TURBO-COMPRESSO, lo so. Certe volte a ripetere una sigla ci si riempie la bocca .Ma qualcuno mi ha detto pure che con questa sigla sono stati pagati lauti gettoni di presenza e non hanno prodotto niente altro di concreto.

Torniamo al tema .

Passiamo all’altro punto, l’artigianato.

Abbiamo l’area   P.I.P.

L’area per gli insediamenti produttivi , voluta a suo tempo dall’amm.ne regionale di centro-destra della Regione Calabria . Ottima cosa .
Finalmente disponiamo di un’area attrezzata dove andare a produrre ricchezza.

Una zona dove devono sorgere piccole imprese artigiane, dove bisogna creare posti di lavoro   per i giovani prima di tutto, giovani i quali stanno diventando sempre più sfiduciati verso le istituzioni ed ai quali diciamo invece avvicinatevi date il vostro contributo di idee.
Non posso dimenticare che ho fatto l’insegnante per oltre 20 anni e per questo mi rivolgo ai giovani ai quali vorrei dire :

(Lasciate l’illusione di fare qualche lavoretto d’estate e campa cavallo, e quando va bene fare la domanda come guardia di finanza ed emigrare al nord come si faceva 40 anni fa oppure emigrare con la laurea in tasca che sempre emigrazione è. )

No dico io, voi avete diritto di vivere e prosperare quì dove siete nati , nella vostra terra .
Ingegnatevi a fare qualcosa quì, contribuite col vostro pensiero e la vostra azione a cambiare le cose quì . Ne avete il sacrosanto diritto , ripeto.

Andiamo per ordine .

Le piccole botteghe artigiane sono quasi tutte scomparse .
Erano quelle piccole realtà operative , fucina di arte e di passione, dove il mastro aveva i discepoli, (gli apprendisti diremmo oggi con linguaggio più erudito) e trasmetteva a costoro l’arte del saper fare , assorbendo qualche volta qualche unità lavorativa .

Ora stanno nascendo nell’area P.I.P. dei grossi capannoni e questi dovrebbero rappresentare un notevole passo avanti per la crescita economica del comprensorio .
Non più botteghe artigiane ma laboratori bene attrezzati e tecnologicamente avanzati .
Ma da quello che si vede sembra che abbiamo costruito delle scatole vuote.

Non vorremmo che questi coraggiosi compaesani dopo essersi svenati a comprare le aree edificabili della zona PIP, a pagare lauti compensi professionali, a comprare magari attrezzature rimanessero fermi a pagare tasse e interessi .

Il nostro ente locale e la Regione Calabria devono aiutare questi imprenditori coraggiosi   a iniziare la loro attività produttiva e lanciare i loro prodotti sul mercato fuori regione.

Che io sappia non c’è nessuna catena di trasmissione tra l’ente regione ed il comune di Amantea.

Anche noi come i cittadini del nord-est , di quella meravigliosa realtà economica che è il Veneto vorremmo vantarci di avere le nostre fabbriche.Non ci deve essere invidia verso questi uomini coraggiosi, ma ammirazione.Un’azienda che funziona non è una mucca da mungere , ma da nutrire , perché essa produca sostentamento per tutti.

Io so per certo che nella provincia di Vicenza e di Treviso , nel cosiddetto NORD-EST , simili iniziative sono aiutate e sostenute da commissioni di esperti in marketing , pagati con i fondi della COMUNITA’ EUROPEA .

Questi esperti studiano i mercati e le possibilità di penetrazione dei prodotti e poi mettono a disposizione degli imprenditori i loro studi ed il frutto delle loro ricerche .

DICEVAMO

I capannoni resteranno scatole vuote e prima di voi cari imprenditori , le scatole vuote non le vogliamo nemmeno noi perché dovremmo dire allora che erano meglio le pesche che produceva sul posto un bravo e stimato imprenditore agricolo della zona .

Le amm.ni locali non devono abbandonare al loro destino chi cerca di fare qualcosa , ma lo deve aiutare e sostenere e non vedere l’imprenditore come una persona da sfruttare .

Bisogna pensare in grande e qualche volta bisogna pure sognare.

Con gli uomini giusti anche i sogni possono diventare realtà .

Insomma, io penso che qui c’è molto da fare ma c’è bisogno di energie nuove, di uomini nuovi con idee nuove . C’è bisogno in sostanza di un forte rinnovamento. Come diceva Natalino Sapegno dell’Università di Roma . “l’acqua stagnante produce malaria”

Uomini nuovi dico con capacità e volontà di dedicarsi al bene comune.

Agli stessi chiediamo di aiutarci a creare uno strumento   di collegamento   e di informazione fra le nostre economie   e quelli che sono gli strumenti a sostegno delle stesse, strumenti sia a livello regionale che a livello nazionale o europeo , un ponte insomma che ci permetta di   collegare le nostre esigenze come operatori economici e le risorse che la Regione Calabria e l’Europa ci mette a disposizione .

Parliamo ora di Agricoltura

L’agricoltura potrebbe essere una delle prime risorse della nostra zona , pensando al fatto

  • che abbiamo un clima molto favorevole;
  • c’è la disponibilità dell’acqua;
  • vantiamo prodotti già conosciuti come la “ cipolla rossa   di Tropea “, l’olio d’oliva ,il vino ecc.;
  • che ci sono le condizioni ideali ed anche il mercato abbastanza ricettivo in ambito provinciale e anche fuori dalla provincia per piazzare i nostri prodotti .

Ma queste sono solo potenzialità inespresse.

Qui ritorna il fatto delle commissioni di esperti in marketing , ripeto pagati dalla Comunità Europea o se vogliamo anche dalla Regione Calabria.
Ogni anno la Regione Calabria spende tanti soldi in consulenze discutibili, chiediamo di spendere questi soldi per cose serie.
In ambito locale cosa succede ? Si va dall’amministratore del momento, quello stringe le spalle anzi ti da una pacca sulla spalla , ti accompagna alla porta e buona notte al secchio. Poi non ci si torna più perché si sa di perdere tempo .

In una zona dell’Umbria , che conosco , si producono vini di qualità e i viticultori sono assistiti dall’Ente Regione .

Fanno vini che vanno a ruba a 15,00 euro la bottiglia.
Si tratta del vino sagrantino che qualche buongustaio ha sentito nominare e conosce.
Si può pensare poi all’ittiocultura , insomma all’allevamento dei pesci .
Dove meglio di queste zone si possono allevare pesci ? Pesce pregiato che si vende meglio della carne di vitello .Questa sarebbe pure una branca di sviluppo da seguire e da sfruttare .

Attivita terziarie

Qualche negozietto e alcune grosse strutture di distribuzione. C’è il rischio che i piccoli vadano verso il fallimento se non si crea un giusto tessuto connettivo di specializzazione e di qualità .
C’è da sostenere con l’informazione quelle iniziative che già sono sul mercato e c’è da aiutare a nascere anche altre attività specializzate .

Amantea e Campora sono l’ambiente giusto.

Il tutto è come una ragnatela fatta di fili sottili. A volte basta che si rompa un filo e si rompono tutti gli altri .
Vorrei concludere dicendo che la qualità della vita non la si giudica solo dall’economia che una collettività riesce a realizzare ma anche dai servizi che una collettività offre ai suoi cittadini .

LA SANITA’ deve far la parte più importante delle politiche sociali tanto più in una società che sta diventando sempre più vecchia .Ma qui spesso e malvolentieri ci dobbiamo rivolgere ai santi .
Prendetela come una battuta , ma ci avete fatto caso che tutti gli ospedali in Italia sono dedicati ai santi? San Francesco, San Camillo, Sant’Eugenio, Santo Spirito ecc. Ci sono tante altre cose che pure devono rappresentare il biglietto da visita di un paese e devono contribuire a formare la qualità della vita , come la pulizia delle strade,i giardini, le scuole ,l’assistenza agli anziani ecc.

Abbiamo cercato di parlare del possibile futuro di Amantea ,abbiamo parlato dello stato di fatto e delle prospettiva e che dobbiamo dire ancora ?

Quali sono le prospettive     INFATTI   ?

Possono essere buone o cattive . Io ho messo un punto interrogativo dopo il titolo .
Tutto dipende da noi e dalle nostre capacità di incidere profondamente sugli uomini politici che noi chiamiamo a rappresentarci . Forse mi ripeto ma il futuro è legato a uomini nuovi,a intelligenze nuove.

Ing. Nicola Ianni 18-07-2013

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