Vincenzo Segreti racconta Michelangelo e Galeazzo

segreti vincenzo L'ultimo libro di Vincenzo Segreti: “Michelangelo Buonarroti e Galeazzo di Tarsia nel Rinascimento”.
Presentazione avvenuta ad Amantea sabato 1 febbraio 2014

 Intervento integrale dell’autore

amantea libro segreti michelangeloDopo le articolate e benevole note dei relatori, mi limiterò ad alcune considerazioni sulla genesi del libro e sul contenuto dei due saggi che compongono questa lunga e meditata ricerca sulla vita e l’opera dei due personaggi nel contesto del Risorgimento nazionale e regionale.

   Nel corso della mia quarantennale attività di scrittore di storia e letteratura calabrese mi è accaduto spesso di rimandare le pubblicazioni di volumi, già in gran parte composti a tempi migliori come ad esempio Pagine di storia e personaggi amanteani, suscitando i rimproveri dell’amico Vincenzo Napolillo, e di redigere altri libri, in seguito ad episodi del tutto casuali, fra i quali Bernardino Telesio. La vita, le opere, i discepoli e gli studiosi calabresi. La circostanza si è verificata anche per questa opera in presentazione, ricevendo il plauso di Francesco Volpe per essere riuscito di nuovo a trattare argomenti “ fuori dalla cinta daziaria di Amantea”.

   Per il Telesio, durante la celebrazione del cinquecentesimo della nascita, l’ispirazione mi venne dai rigorosi ed insuperabili studi di Luigi De Franco e da un interessante e polemico volume del filosofo Raffaele Gaudio, attivo nei primi del Novecento e completamente ignorato dagli studiosi.

   Per Michelangelo e Galeazzo la vicenda fu più complicata. In un primo momento fui invitato da Gianfranco Lambrosciano, presidente del “ Centro studi, Promozione e Ricerca dell’Arte Contemporanea” di Cosenza, in occasione del Cinquecentenario dei grandiosi affreschi della Cappella Sistina, a scrivere un breve articolo su Michelangelo artista e scrittore, pubblicato su “Calabria Letteraria”.

   Successivamente in sogno mi apparve la luminosa figura di Giovan Battista La Grotteria, mio professore di storia dell’arte ai tempi del Liceo “ Michele Morelli” di Vibo Valentia, le cui dotte lezioni mi orientarono, già in giovane età verso le ricerche della storia e della cultura calabrese. Egli mi sollecitò ad ampliare il saggio su Michelangelo artista e poeta, ma anche ad approfondire e divulgare la figura controversa di Galeazzo di Tarsia, sensibile poeta e tirannico feudatario di Belmonte, mettendoloi a confronto nell’ambito del Rinascimento.

     Fu un’impresa ardua, che condussi a felice compimento in tre anni di studio e complicate ricerche di archivio, avvalendomi del prezioso ausilio di amici e intellettuali cosentini ed amanteani. E così dopo continui rifacimenti e interpolazioni nacque il volume, diviso in due parti interdipendenti di sei capitoli ciascuno, corredate rispettivamente da un’ampia bibliografia e da note. Esse, però, per la loro compiutezza, che comporta necessariamente qualche utile ripetizione, possono essere lette anche separatamente.

* * *

   Nella prima parte ho esaminato a fondo il Cinquecento in Italia, per offrire un esaustivo panorama storico-culturale dell’epoca, in cui collocare le vicende umane ed artistiche di Michelangelo e Galeazzo. In questa trattazione ho badato a descrivere la situazione politica e sociale della Penisola, frammentata da Stati e Ducati, promotori di arte e cultura, ma anche attraversata da guerre egemoniche fra le grandi potenze europee e contrassegnata dalla Controriforma, dalle incursioni minacciose dei saraceni, dal banditismo e dalla miseria del popolo. Inoltre ho evidenziato l’aspetto spirituale ed innovativo della Rinascenza, che riscopre il mondo, l’uomo, i loro valori immanenti e laici contro la trascendenza della concezione medioevale, l’oscurantismo, gli abusi e la corruzione della Chiesa di Roma.

Ho insistito sulla straordinaria fioritura letteraria artistica, scientifica e filosofica dell’età di Telesio, Campanella e Galilei.

* * *

   Sono seguite alcune riflessioni sulla vita e l’arte del Buonarroti sottolineandone, secondo la lezione del Vasari e del Condivi, l’universalità e l’originalità, i cui echi si avvertono nelle sculture di alcuni suoi epigoni, esposte nelle chiese calabresi.

   È stata poi la volta dell’analisi della poesia del grande Genio, che ne ha rilevato l’impronta neoplatonica e dantesca, sulla quale, come nell’arte, si trasferisce il tormento della sua anima , l’idea della palingenesi della Cristianità, il rapporto fra l’uomo e Dio, la storia biblica dell’umanità. Anche il suo epistolario costituisce un documento importante per comprendere le vicissitudini, il carattere ombroso, le difficoltà, gli affetti del grande artista, su cui si sono soffermate con diverse interpretazioni alcuni esegeti, citati nel testo.

* * *

   A questo punto si completa la prima parte del volume con il raffronto tra Michelangelo e Galeazzo di Tarsia. La scelta di compararli è scaturita dalla sostanziale differenza umana ed artistica fra due protagonisti del Rinascimento. Nel Buonarroti l’uomo onesto e burbero dall’ “umore mercuriale” s’identifica con l’artista ricco di adamantina religiosità, neoplatonismo e intransigenza etica. Il Tarsia invece si palesa come una sorta di dottor Jekill-Mister Hyde “ante litteram” per l’inconciliabilità delle sue liriche, dense di nobili sentimenti e umanità, con i comportamenti dispotici del feudatario, che ne determinarono, l’esilio, il carcere e l’assassinio. Anche lo stile della loro poetica diverge: asciutto, aspro nell’uno; forma immaginifica e preromantica di un colto umanista nell’altro.

Eppure esistono fra loro punti di contatto come l’amore per la poetessa Vittoria Colonna, la loro musa ispiratrice. Tuttavia quest’amore in Michelangelo è pervaso di ideale platonico, mentre in Galeazzo è passione, densa di amarezza, per l’indifferenza della donna, ma anche di rispetto.

   Un’altra caratteristica che li accumuna è l’amore per la “Patria”, oppressa e divisa.

Il “dionisiaco e l’”apollineo” di nietzschiana memoria sono presenti e connessi in entrambi i personaggi. In base alla prima categoria Michelangelo nell’arte manifesta il furore del genio e moti pulsionali dell’ombroso carattere; in Galeazzo l’incontrollabilità degli impulsi determina i comportamenti aggressivi ed antisociali. Sulla scorta del secondo principio del filosofo tedesco il Buonarroti ricerca nelle opere figurative l’armonia, la perfezione e la trasfigurazione delle forme, rivolte alla “bellezza” dell’uomo e all’eternità dello spirito; il Tarsia nell’alta qualità della forma e nell’originalità della sua poesia esprime un intenso e sofferto lirismo per recuperare anch’egli l’idea universale della bellezza.

   L’argomento nella seconda parte del volume, dedicato completamente alla biografia e all’opera di Galeazzo di Tarsia, è anche introdotto per le sue peculiarità da un quadro storico-culturale del Cinquecento calabrese. L’epoca vide il malgoverno spagnolo, la violenza delle classi dominanti, l’arretratezza del popolo, il banditismo come fenomeno sociale antisistema, le repressioni della Controriforma , le epidemie, le calamità naturali. Invano intellettuali avanzati quali Gabriele Barrio, Tommaso Campanella e l’economista Antonio Serra denunziarono la tragica situazione con il pensiero e l’azione rivoluzionaria, pagando gli ultimi due con il carcere duro. La cultura, piuttosto distaccata dai gravi problemi del tempo, era rappresentata nella regione dall’Accademia Cosentina. Nel nome di Bernardino Telesio, “il primo degli uomini nuovi”, che con il suo naturalismo sensistico è assertore della “libertas   philosophandi”, la cultura si articola una serie di poeti, letterati, filosofi, scienziati, medici, musicisti, di cui sono tracciati brevi profili.

   In questo clima sono rievocati la vita breve ed intensa del tracotante signore di Belmonte, le sue vessazioni nei confronti dei sudditi e le espansionistiche mire feudali, avverse alla libertà demaniale degli amanteani, l’esilio e la prigionia. Ed inoltre si sottolinea l’amicizia con il poeta Niccolò Franco, a lui simile nelle scelleratezze, la sua presenza di uomo d’arme nelle milizie spagnole contro la   ribelle Siena, l’insaziabile brama di donnaiolo e stupratore, l’amore per l’adorata moglie Camilla Carafa, la tragica morte.

Nella biografia si illustrano brevemente anche le vicende tenebrose dei fratelli Tiberio e Cola Francesco, molto somiglianti a lui nei perversi comportamenti.

   La nostra ricerca è stata rivolta soprattutto ad interpretare la poetica del Tarsia, riportando e commentando le liriche più significative . Ne viene fuori uno dei petrarchisti più originali per il malinconico e drammatico senso della vita, per il linguaggio allusivo e denso di intonate metafore, sia quando canta l’amore e le bellezze naturali della “patria terra” (il paesaggio è quello di Belmonte), sia i dolori dell’esistenza travagliata un tempo serena, sia il sincero dolore per la consorte, trasformata in una stella intramontabile, che guida il suo terrestre cammino, sia la passione per Vittoria Colonna.

   La conclusione dell’itinerario umano e poetico di Galeazzo è affidata a una rassegna delle varie edizioni critiche del “Canzoniere” da Giovan Battista Basile a Cesare Bozzetti. Quest’ultimo, fra l’altro, dissipa ogni dubbio su l’autore di alcune liriche non attribuite a Galeazzo, e sull’identità del poeta, per molto tempo confuso con l’omonimo e più anziano zio, quarto barone di Belmonte. Seguono i giudizi della critica, in genere positivi sul Tarsia poeta e negativi sull’uomo, partendo dal Foscolo fino alla documentata monografia di Carlo De Frede, a nostro parere la più completa dal punto di vista storico ed esegetico.

   Ora se l’autore del volume sia riuscito nell’intento di presentare la vita, l’arte, la poesia di Michelangelo raffrontandola a quella del Tarsia e ad apportare ulteriori contributi critici e biografici sul “poeta maledetto”, facendo rivivere l’epoca, che li vide protagonisti del Rinascimento, lo diranno i lettori.

***

     Ora è tempo dei ringraziamenti, che preliminarmente riguardano l’Amministrazione Comunale di Amantea, che con il sindaco Michele Vadacchino ha voluto dare il suo assenso alla presentazione del libro, e al presidente del cenacolo letterario Lo Scaffale Sergio Ruggiero, affermato romanziere questa sera nelle vesti di moderatore.

Una nota di vivo apprezzamento e riconoscenza è rivolta a Vincenzo Napolillo, che analizza con l’acume dello storico e letterato di alto spessore la nostra fatica.

Un grazie di cuore è rivolto a Gaetano Marchese, noto psicanalista e poeta, che in chiave critica e psicoanalitica ha rivisitato la vita e l’opera dei due personaggi, traendone convincenti ed autentiche interpretazioni a completamento del nostro lavoro.

L’autore manifesta profonda gratitudine a Francesco Veltri, biografo ed esperto illustratore fotografico per avere fornito interessanti iconografie e inediti documenti come egli stesso ha precisato con la sua dettagliata relazione.

Altrettanta stima si esprime nei confronti di Roberto Musì, noto cultore di storia patria, che oltre a seguire lo svolgimento del volume, anche questa sera ha avuto parole di apprezzamento nei riguardi dell’autore.

Per l’assidua collaborazione nel reperire le fonti documentali e i suoi utili consigli un ringraziamento merita il poeta ed antropologo Antonio Furgiuele.

Un plauso è dovuto alla Presidente e alle ragazze della Coop. ONLUS “Teatro in Note” di Cosenza per avere ideato l’impaginazione, la significativa copertina e organizzata la presentazione.

Un grazie va al lettore delle poesie e al virtuoso pianista Aldo Pietramala per l’appropriato commento musicale.

Infine l’autore ringrazia Enzo Alfano, proprietario dello splendido Hotel Mediterraneo, per aver offerto l’ospitalità e partecipato all’allestimento della manifestazione.

Infine un saluto e un ringraziamento a tutti gli intervenuti .

                                                                                                      Vincenzo Segreti
Amantea 03-02-2014
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