Paesaggio, Bene Comune

turco nicola

SERVE UNA NUOVA “LEGGE QUADRO” SUL GOVERNO DEL TERRITORIO
“Tuteliamo il paesaggio”
- Arch. Nicola Turco

PROPOSTA DI LEGGE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE:

La proposta di legge presentata dal M5S riguardante il consumo del suolo e la tutela del paesaggio, individua il suolo come bene comune da tutelare e chiede, unica tra tutte, l’azzeramento del consumo di suolo, per tutelare il suolo e il paesaggio come beni comuni. Priorità va data al riuso, alla rigenerazione e al recupero dell’edificato esistente, spesso inutilizzato o abbandonato. Deve essere preservata l’attività agricola favorendola dal punto di vista fiscale e tutelando con vincoli paesaggistici il paesaggio rurale. Vengono di seguito riportati i punti salienti della proposta di legge:

1)individuazione delle aree agricole (terreni agricoli veri e propri e terreni passibili di uso agricolo a prescindere dalla destinazione d’uso data dai comuni), delle aree a vocazione ambientale (aree verdi già tutelate) e delle aree urbanizzate.

2) obbligo per i comuni di perimetrare queste aree sul territorio e consentire l’edificazione solo nelle aree urbanizzate dando precedenza alle opere di rigenerazione, riqualificazione,riutilizzo e recuperodegli edifici esistenti fatiscenti, abbandonati o inutilizzati

3)necessità di nuove edificazioni certificata da enti terzi riconosciuti (es. Istat) e deve basarsi su parametri reali e incontestabili

4)diritto edificatorio del singolo privato riconosciuto solo con la presenza di un titolo abilitativoa costruire, in caso contrario il comune può variare la destinazione d’uso dei terrenicon semplice deliberazione motivata e senza incorrere in rischi di contestazioni legali

5)se non è possibile fare opere di recupero in ambito urbano e c’è necessità di costruire, si pagherà un contributo aggiuntivo pari a 5 volte gli oneri di urbanizzazione in modo che edificare i terreni liberi diventi antieconomicoe comunque non sia vantaggioso

6)divieto di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei comuni

7) il contributo aggiuntivo deve essere utilizzato per opere contro il dissesto idrogeologico, la prevenzione antisismica, l’acquisto di aree verdi e il recupero di aree dismesse

8)gli accordi di programma non possono derogare ai regolamenti e agli strumenti urbanistici adottati o approvati secondo la normativa vigente

9)censimento degli edifici sfitti, non utilizzati o abbandonati

10)censimento degli edifici pubblici inutilizzati

11)censimento degli immobili di proprietà privata affittati dalle amministrazioni pubbliche

12)le amministrazioni pubbliche devono utilizzare, se ce ne sono, gli edifici pubblici inutilizzati nel territorio comunale e abbandonare gli edifici dove pagano affittiai privati

13)se le amministrazioni pubbliche possiedono più edifici di quelli necessari ai loro bisogni, devono fare una campagna informativa alla popolazione e destinarli alle associazioni, ai giovani imprenditori, alle PMI e, se possibile e necessario, ad housing sociale

14)aree agricole sottoposte ai vincoli paesaggistici del codice del paesaggio e sono passibili di edificazioni esclusivamente inerenti l’attività agricola

15)aree agricole produttive sono agevolate fiscalmente rispetto alle aree urbanizzate ed alle aree agricole improduttive.

Rispetto ai punti sopra menzionati, proposti dal M5S per una nuova “legge organica” sull’urbanistica, ci sembra chiaro, come da molti anni ancora la riforma della legge urbanistica 1150/1942 non ha mai avuto molta fortuna in Parlamento, quando ci provò l’onorevole Sullo, con un disegno di legge, fu dimesso e cadde il Governo ed in epoca più recente, dopo il 2000, le proposte di legge presentate alla Camera ed al Senato, anche se di orientamento profondamente diverso, sono sempre cadute con la fine delle diverse legislature. Intanto in quarant’anni sono stati sottratti all’agricoltura 1.800 chilometri quadrati di territorio. Secondo uno studio che confronta i dati dei censimenti Istat dal 1970 a oggi, comparando la superficie agricola aziendale e quella utilizzata ai fini agricoli con la superficie totale, ne è emerso un quadro sconfortante. In Italia sono spariti cinque milioni di ettari coltivati; una superficie equivalente a Lombardia,Liguria, Emilia Romagna messe insieme. Le cause di questo squilibrio sono evidenti: in Calabria come nel resto d’Italia è mancata la pianificazione urbanistica e le ultimeleggi, come la n.19 del2002, come modificata con la legge regionale 14/06, hanno aperto il varco atroppe deroghe, non trovando una giusta misura e relazione con la programmazione nazionale e con le problematiche di una realtà come quella calabrese, caratterizzata da evidenti “patologie” di uso indiscriminato del territorio; da scelte che hanno reso sempre più fragile l’equilibrio tra costa e aree interne tra sovra utilizzazione oltre la naturale capacità di carico, da una parte, e il progressivo spopolamento e abbandono dall’altra; in un contesto in cui si rende sempre più necessario e improrogabile indirizzare la pianificazione verso i principi della sostenibilità, tutela, valorizzazione, riuso e riqualificazione dei patrimoni immobiliari, dei sistemi ambientali, del paesaggio e del patrimonio storico e artistico. Il governo del territorio, che secondo la Corte costituzionale include l'urbanistica e l'edilizia, è materia assegnata dall’art. 117 della Costituzione alla competenza concorrente di Stato e regioni. Ciò significa che in tale ambito le leggi regionali devono osservare i principi fondamentali ricavabili dalla legislazione statale. Numerose, infatti, sono le leggi regionali che hanno disciplinato la materia, anche introducendo innovazioni e sperimentazioni diverse da territorio a territorio. In Calabria invece, si costruiscono delle leggi che non ci raccontano la vera realtà. Ci raccontano un altro Paese. Se voi guardate i documenti che sono usciti dall’Assessorato Regionale all’Urbanistica qualche anno addietro in materia di contributo alla formazione del quadro strategico nazionale, viene dipinta una Calabria che non esiste nella realtà. Abbiamo i paesaggi insediativi, non abbiamo l’insediamento che produce un paesaggio, abbiamo il paesaggio insediativo, ormai le parole non significano più nulla. Abbiamo la carta calabrese del paesaggio! qualcuno ricorda la “carta Fabriano”.

Una nota dell’ufficio stampa della giunta regionale, comunicava che la carta Calabrese del Paesaggio “è importante perché, avviando nella nostra regione l’attuazione della Convenzione europea nelle politiche di governo del territorio, ha anche lo scopo di perseguire la partecipazione e la condivisione delle scelte, nonché la promozione dello scambio iter-istituzionale, sottolineando che l’acquisizione del tema “paesaggio” tra le priorità di intervento, non si risolve in una enunciazione di principio ma si traduce in reali e concrete linee d’azione”. In pratica, Perché abbiamo la carta calabrese del paesaggio? Perché hanno scimmiottato la convenzione europea del paesaggio; ma la convenzione europea del paesaggio è una strategia europea in materia di paesaggio, che ha senso a quel livello. Da quando l’aspettiamo? Da quando è stata istituita una legge che si chiamava 431 che prevedeva (già li prevedeva la legge del 1939), i piani paesistici, e che oggi secondo il Nuovo Codice Urbani chiamiamo piani del paesaggio. Tutta la pianificazione sovraordinata, che ci riguarda molto da vicino praticamente non c’è, abbiamo delle linee guida di applicazione della legge regionale, che di fatto vorrebbero essere, “ la protesi della pianificazione mancata”. Perché, caso unico al mondo, una linea guida attuativa di una legge ha valenza sostitutiva degli atti pianificatori. Cosa che non si è mai vista in natura; ormai le linee guida sostituiscono il piano paesistico. E cosa sono le linee guida? Sono proposizioni, sono parole applicative di una legge, non sono discipline del territorio.E’ abbastanza curioso. Come è fatta questa legge regionale? Questa legge regionale è praticamente un testo di legge rifiutato dalla Regione Lombardia. E’ esattamente quel testo che è diventato legge nella nostra Regione. Che cosa prevede? Una moda inconsapevole della metà degli anni ottanta, prevede il cosiddetto sdoppiamento del piano regolatore di una volta (PRG). Da molti anni ormai che, la classe politica sembra non voler riprendere in mano il nodo non risolto dell’uso del suolo e degli impropriamente chiamati “diritti ad edificare”; le forze più radicali rivendicano e affermano l’istituto dell’esproprio come strumento per la regolazione della rendita, omettendo che essendo misurato attraverso il valore di mercato dei suoli, afferma e favorisce la rendita urbana, i neo liberisti preferendo un governo “senza piano” sposano le pratiche e le convenienze di mercato. La difesa intransigente della legge 1150/42 che ha visto la luce in un’altra epoca e in un altro regime, integrata nei decenni successivi da una miriade di leggi, leggine e piani che si sono sovrapposti senza intaccare minimamente ne i valori immobiliari ne la difesa delle risorse naturali, architettoniche e paesaggistiche, risulta davvero difficile da capire. Nel precedente “governo Monti” il Ministro dei Beni e le attività Culturali Lornzo Ornaghi, in Commissione Ambiente, ci aveva assicurato che il suo dicastero si faceva promotore di una nuova “legge quadro” sul governo del territorio. Ancora la stiamo aspettando!. Probabilmente l’attuale dicastero spinto dal “governo delle larghe intese”, intese secondo le “loro future aspettative” e per quanto “larghe” siano le intese su cui si regge il governo, sfugge come gli attentati al paesaggio della proposta Ac/70 (che si scrive Realacci e si legge Lupi) possano stare insieme con le (buone) dichiarazioni programmatiche dell’ex ministro dell’Ambiente. Ad ispirarla è infatti una concezione panurbanistica che si configura come un patto scellerato fra guardie e ladri di territorio. Una concezione panurbanistica, in nome di “diritti edificatori” commerciabili; ma la proposta cade in un coro di proteste. Nel 2012 Mario Catania, ministro dell’Agricoltura nel governo Monti, presenta una legge sulla «Valorizzazione delle aree agricole e contenimento del consumo di suolo », che contiene due principi assai positivi: la riduzione del consumo dei suoli agricoli e la disciplina degli oneri di urbanizzazione (da destinarsi solo alle opere di urbanizzazione, secondo l’originaria norma Bucalossi, e non alla spesa corrente). Proposta caduta con la fine della legislatura. In che rapporto con questi “precedenti” è la proposta di legge Ac/70? Essa è totalmente dissociata non solo dal suo titolo, ma anche dalla relazione introduttiva. Scrive il prof. S. Settis……“Ecco i primi frutti dell’ascesa di Lupi al ministero-chiave delle Infrastrutture. Se questa legge da Lupi l’avesse firmata lui, tutto regolare; ma a presentarla è Ermete Realacci, lunga storia in Legambiente, oggi presidente della commissione Ambiente alla Camera. Tra i firmatari meraviglia trovare Mario Catania, autore di un ddl di segno opposto, e Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni culturali ed ex presidente del Fai. Intanto, è in dirittura d’arrivo un pessimo dpr sulle autorizzazioni paesaggistiche, “semplificate” d’ufficio anche nelle aree soggette a vincolo individuale. Per quanto “larghe” siano le intese su cui si regge il governo,  sfugge come gli attentati al paesaggio e all’ambiente di queste norme-inciucio possano stare insieme con le (buone) dichiarazioni programmatiche del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che alla Camera ha insistito su ben altre priorità: controllare il rischio idrogeologico, tutelare gli ecosistemi, ridurre il consumo di territorio, pianificare le risorse idriche come bene comune, «puntare sulla trasformazione del tessuto urbano esistente e non su nuove edificazioni. Se questo fosse il programma non di un ministro ma del governo, la proposta Ac/70, che si scrive Realacci e si legge Lupi, andrebbe immediatamente cestinata. Molto meglio sarebbe ripartire dal ddl Catania, da migliorarsi parametrando la riduzione del consumo di suolo su serie previsioni demografiche e sul censimento degli edifici abbandonati o invenduti. In questo senso, va la proposta presentata da nove deputati del M5S (tra cui De Rosa e Zaccagnini), mirata a ridurre senza trucchi e senza inganni il consumo del suolo. Ma il tormentato iter di queste norme non avrà mai fine, se non ci decideremo a separare la proprietà dei suoli dai diritti edificatori, sottoponendo questi ultimi a una rigorosa pianificazione pubblica che non può limitarsi all’ambito meramente comunale”. Purtroppo questa proposta Ac/70non va in questa direzione, anzi va nel senso opposto. Siccome si tratta di una Legge Quadro, le linee generali che intende tracciare sarebbero devastanti per la redazione degli strumenti urbanistici di Regioni e Comuni. Intanto il paesaggio continua ad essere deturpato e depredato, la diffusione insediativa, il consumo di suolo, la carenza di infrastrutture, delle reti urbane dall’acqua alle fognature, mischiati insieme, questi tra fattori, uniti all’arroganza ed alla assoluta mancanza di una visione di lungo periodo di una classe politica sorda a tutti i suggerimenti, hanno portato al disastro annunciato e alla conta dei morti di Olbia in Sardegna alcuni mesi addietro. Tornando al paesaggio, tema centrale della proposta di legge del M5S, è bene sottolineare un importante dato: le superfici artificiali sono aumentate in Italia tra il 1956 ed il 2001 del 500%. In molte zone, a fronte di un decremento demografico, si è paradossalmente verificato un incremento delle superfici urbanizzate. Le cause de fenomeno, sono molteplici: oltre agli “investimenti nel mattone”, vi sono ragioni legate alle esigenze finanziarie degli Enti locali, che sempre più spesso utilizzano l’edificabilità dei suoli come strumento di politica di bilancio. Intanto i cosiddetti attesi Piani paesaggistici regionali possono attendere, solo poche regioni in Italia li hanno approvati. La Calabria che è l’unica Regione con quasi 800km di costa, la più vulnerabile dal punto di vista ambientale, per giunta devastata dalla cementificazione selvaggia, specialmente lungo le coste, ancora chissà quanto dovrà attendere per l’efficacia del Piano paesaggistico su tutto il territorio regionale. Dall’annuale rapporto di Legambiente sullo stato dei suoli nel nostro paese, è emerso che, ad unire l’Italia da nord a sud, isole comprese, amministrazione di centro destra o centro sinistra in questi anni sembra essere rimasto solo il cemento, nonché l’indiscriminata urbanizzazione del territorio. Sono proprio gli ultimi 30 anni che hanno registrato un uso del suolo incontrollato, trasformando l’Italia in un reticolo, visibile ad occhio nudo e neanche con uno sguardo proveniente troppo dall’alto, di informi fenomeni insediativi come estese periferie, sobborghi residenziali disordinati e arterie stradali inframezzate da centri commerciali sempre più grandi.Tra le cause principali del consumo di territorio in Italia l’abusivismo edilizio, troppi condoni che perdonano gli scempi architettonici, il boom di centri commerciali, periferie che esplodono sempre più verso l’esterno mentre le case nei centri storici e in centro restano vuote e cadono a pezzi. E di riqualificazione se ne intravede solo l’ombra. In Italia quello che manca è una adeguata contabilità degli usi e dei consumi di suolo, e ciò depotenzia fortemente qualsiasi politica di contrasto degli sprechi di una risorsa strategica qual è il territorio agricolo e forestale. La mancanza di dati affidabili e aggiornati sugli usi del suolo impedisce alla politica di vedere la gravità del fenomeno e di correre ai ripari, per capairci, è come se si volesse contrastare l’inquinamento senza disporre di una rete di rilevamento della qualità dell’aria. Oggi grazie all’impegno attento in parlamento del M5S, ambientalisti registriamo alcuni positivi segnali di attivazione istituzionale dai livelli centrali, con l’ISTAT che, su iniziativa della Commissione Ambiente del Senato, si “candida” a realizzare il monitoraggio nazionale degli usi del suolo: non si può che evidenziare l’importanza di questa novità, sperando che il Governo vi provveda rapidamente. Occorre rapidità nel disegnare nuove, concrete (non teoriche) ecoraggiose politiche sull’uso del suolo che, ricordo è bene ambiente e bene comune, e non può essere delegato esclusivamente alle decisioni degli 8092 comuni italiani, frammentati, deboli e scordinati, i quali vivono il conflitto di interesse di una normativa che li premia se consumano. Si deve aprire una nuova fase del governo del territorio incentrato sul concetto di sostenibilità ambientale, difesa del paesaggio, salvaguardia dell’habitat, arresto del consumo del suolo agricolo, rigenerazione urbana del consolidato, riqualificazione ambientale, manutenzione edilizia di edifici pubblici e privati.

Amantea 30/04/2014

Arch. Nicola Turco

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Commenti  

 
#4 Arch. Nicola Turco 2014-05-03 23:01
Rosario grazie del complimento..la speranza che quello che ho scritto adesso ma anche in altri, possa essere un suggerimento concreto e propositivo per la prossima e "rinnovata" amministrazione comunale.
Citazione
 
 
#3 Rosario Cupelli 2014-05-03 22:35
Nicola come al solito un intervento tecnico preciso ed anche troppo esauriente che mette in evidenza la tua competenza, un suggerimento dato alla cittadinanza e a chi la governerà prossimamente. naturalmente spero che saremo NOI
Citazione
 
 
#2 arch. Nicola Turco 2014-05-01 15:12
#1 Cardellino 2014-05-01 11:11
Caro Architetto parlare e bello ma ci vogliono i fatti, non dimenticatevi che nell'ultima campagna elettorale non proponevi questi argomenti. Quindi deduco abbiate il coraggio di stare zitti che ci fate bella figura.

Risposta:
Premesso che non sono candidato alle prossime amministrative, il Sig. “cardellino” dovrebbe sapere o quantomeno informarsi che il sottoscritto si è sempre occupato di questi argomenti. A tal proposito le consiglio di leggersi un mio libro, pubblicato nell’anno 1987 “Tutela e Recupero del Patrimonio Storico e Ambientale in Calabria”. Poi Lei mi parla di fatti, probabilmente ha sbagliato persona, capita!!...”sia mo in campagna elettorale”…. A tal proposito, credo, che i fatti Lei li dovrebbe chiedere a chi per tanti anni ha “amministrato Amantea” e dato che Lei sicuramente sarà una persona intelligente, capisce che il mio è un contributo tecnico, in quanto si deve aprire una nuova fase del governo del territorio incentrato sul concetto di sostenibilità ambientale, difesa del paesaggio, salvaguardia dell’habitat, arresto del consumo del suolo agricolo, rigenerazione urbana del consolidato, riqualificazion e ambientale, manutenzione edilizia di edifici pubblici e privati. Migliorare il nostro martoriato territorio, in primis quello calabrese. Credo che almeno su questo Lei sia d’accordo?..
Arch. Nicola Turco
Citazione
 
 
#1 Cardellino 2014-05-01 11:11
Caro Architetto parlare e bello ma ci vogliono i fatti, non dimenticatevi che nell'ultima campagna elettorale non proponevi questi argomenti.Quind i deduco abbiate il coraggio di stare zitti che ci fate bella figura.
Citazione
 

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