Sonia Angelisi narratrice

angelisi sonia Sonia Angelisi: la storia di un luogo chiamato Amarchia
C'era una volta un paesino..ognuno faceva quel che voleva, poi..

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FIABA
“Amarchìa”
di Sonia Angelisi 
18-05-2014

C’era una volta, un paesino di montagna grazioso e ospitale chiamato Amarchìa, tanto amato dai suoi abitanti ma allo stesso tempo poco rispettato, infatti vi regnava sovrana l’anarchia totale: ognuno faceva quel che gli diceva la testa senza pensare alle minime conseguenze per il prossimo. Il Re, un uomo saccente e insensibile, trascorreva le sue giornate adagiato su decine di cuscini di morbida seta protetto nelle alte mura del suo castello e poco si interessava al caos che dominava il piccolo villaggio, tanto che quando qualcuno dei suoi consiglieri ruffiani e leccapiedi si permetteva di fargli notare il degrado di cui era preda Amarchìa, lui lo prendeva a mazzate con un tozza clava dorata.

Un giorno la città fu invasa da un liquido vischioso e maleodorante. Tutti gli abitanti cominciarono a chiedersi da dove venisse e scoprirono che proveniva dalla grande quercia che si trovava sulla collinetta più alta del villaggio. La Quercia della Memoria, così era chiamato il maestoso albero, conservava in ogni sua foglia una storia antica che raccontava le gesta di qualche eroe del passato che aveva contribuito a rendere grande la piccola Amarchìa. Per questa ragione era un albero importantissimo che i vecchi saggi del villaggio cercavano di preservare da ogni male. Purtroppo, però, l’incuria e il degrado in cui versava Amarchìa aveva attirato dei piccoli insetti fastidiosi che camminavano sottoterra, proliferavano nelle fogne ed erano arrivati fino alle radici della quercia, consumandola e inaridendola.

Questi animaletti provenivano da una vecchia torre del castello dove un grasso scriba asmatico era rinchiuso dal Re e costretto a scrivere storielle di fantasia per i giullari di corte. Lo scriba dava loro da mangiare dello sterco e gli animaletti non avevano interesse ad oltrepassare le mura del castello. Ma un giorno gli animaletti annoiati si stancarono di dipendere dal grasso scriba e decisero di attaccare la città attratti dall’olezzo e dalla sporcizia delle strade.

La povera quercia stava marcendo e la sua linfa si era trasformata in un liquido appiccicaticcio e puzzolente che invadeva case e strade. Al passaggio di questo liquido fiori e piante appassivano all’istante. I fumi che si innalzavano dalla sostanza vischiosa avevano creato una coltre di nebbia fitta. Il paese era diventato talmente grigio che persino gli arcobaleni erano diventati in bianco e nero, altro che a colori!!

Gli abitanti, per quanto vivessero senza interessarsi alla natura, non volevano perdere l’albero che racchiudeva la storia dei loro padri e, quindi, chiesero aiuto. Il primo uomo ad intervenire per cercare di curare l’albero morente era un giovane dal viso angelico in cui tanti riponevano buone speranze. Egli da sempre si era messo in prima linea (però, badate bene, solo da dietro la sua scrivania), in battaglie a difesa di flora e fauna di ogni luogo della Terra. Chi meglio di lui poteva salvare la Quercia della Memoria? Il giovane scrutò attentamente l’albero e disse davanti a tutti gli abitanti che erano lì per ascoltare la sua soluzione:

“Signori miei, la soluzione è semplice: prendiamo tutti gli insetti malefici e li buttiamo nel fiume assieme a del veleno così moriranno e la corrente lì porterà via, senza nemmeno avere l’onere di doverli andare a buttare lontano!”

Tutti gli abitanti si guardarono tra loro parlottando sottovoce. La soluzione poteva attuarsi: il fiume era vicino e di veleno ne avevano in abbondanza… Ma un umile contadino alzò la voce e disse:

“Amici miei, questa cosa non si può fare!! Il veleno ucciderebbe tutti i pesci del fiume e anche quelli del mare. Insomma, inquineremmo il pianeta!!!!”

Il giovane dal viso angelico si fece una grassa risata e rispose saccente:

“ Vecchio contadino, ma cosa vuoi che ci importi del pianeta? Ma che cosa centra col nostro villaggio? Vedi che sei ignorante e sai solo zappare la terra? Noi mica abitiamo il pianeta, noi abitiamo ad Amarchìa!”

Gli abitanti, prima molto convinti della soluzione del giovane cominciarono ad avere qualche perplessità. Il giovane se ne accorse e urlò:

“Ingrati che non siete altri. Io vi fornisco una soluzione e voi la rifiutate? Io vi prendo a mazzate!!!”

Ma il giovane aveva dimenticato che lui non era il Re e la clava dorata si trovava al castello. Per la sua presunzione fu arrestato dalle guardie e portato in prigione.

Si fece avanti, allora, il secondo presunto guaritore della quercia, un ricco proprietario terriero che aveva soldi da investire nell’edilizia:

“Signori miei, la soluzione è semplice: mummifichiamo la grande quercia e costruiamo un imponente museo cosicché tutti potranno venire a visitare il nostro albero ovviamente pagando il biglietto”esclamò concludendo con una sonora risata.

“Ma così la quercia morirà definitivamente e non potrà più ricordare nuove storie, non potranno più crescere nuove foglie! E poi la storia è libera, è di tutti, perché dobbiamo pagare per insegnare ai nostri figli la storia dei loro padri?” replicarono alcuni presenti che lavoravano alle dipendenze del signorotto.

“Voi, come osate contraddirmi pubblicamente? Siete tutti licenziati!” tuonò il presunto guaritore e se ne andò impettito voltando le spalle ai suoi concittadini.

Ad egli seguirono altri personaggi che invece di fornire soluzioni adeguate e intelligenti, proponevano cose che, in realtà, servivano solo da tornaconto personale. Il loro interesse per la quercia non era sincero! Il paese intero soffriva e piangeva la morte vicina dell’albero.

Finchè un giorno un gruppo di bimbetti cominciò a fare qualcosa di straordinario! Con uno zaino in spalla pieno di attrezzi vari iniziarono ad andare in giro per il paese per: raccogliere cartacce a terra, pulire i marciapiedi, coltivare le pianticelle morenti ed altro ancora. Inoltre, ogni sera si riunivano tutti intorno alla quercia a leggere le storie scritte sulle foglie quasi ingiallite in modo da non far morire la memoria e diffondere la conoscenza tra gli abitanti. Inoltre, si erano accorti che le loro parole davano sollievo al povero albero.

Col passare dei giorni il villaggio cominciava ad essere sempre più pulito e la quercia respirava meglio. I piccoli insetti fastidiosi non trovavano più schifezze da mangiare in giro e pensavano che quello non sarebbe potuto diventare il posto in cui abitare. Non c’era abbastanza merda per tutti! La gente iniziava ad essere troppo pulita, troppo civile, troppo solidale e collaborativa, troppo informata e troppo intelligente. Quei bambini avevano distrutto l’humus su cui gli animalacci minuscoli potevano proliferare.

Tutti gli abitanti erano fieri di quei progressi e ritrovarono il vero senso del vivere comune rispettandosi l’uno con l’altro e rispettando l’ambiente. Presero coscienza delle loro potenzialità, si sentivano utili alla comunità, si sentivano orgogliosi di abitare Amarchìa e non avrebbero permesso mai a nessuno di abbruttirla e impoverirla. Gli abitanti del villaggio, allora, pensarono che non era stato affatto corretto il comportamento superficiale, altezzoso e indifferente del Re sia nei loro confronti e sia nei confronti della Quercia. Così decisero di attaccare il palazzo, arrestarono il Re urlante e paonazzo e lo rinchiusero nella vecchia Torre col grasso scriba asmatico. I due si prendevano a mazzate tutto il giorno con la clava d’oro e lo fecero per anni ed anni fino a quando non si sentì più nessuno schiamazzo provenire dalla Torre abbandonata, ma solo una scintillante edera verde ne avvolgeva la sagoma come emblema della natura che vince su tutto.

Morale 1: cresciamo bene i nostri figli perché le nuove generazioni ci salveranno.

Morale 2: siamo già nella merda… non permettiamo a nessuno di sporcare ancora di più ciò che non è nostro, ma di tutti.

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Commenti  

 
#7 tori 56 2014-05-21 14:04
Amministrazioni comunale con il solito voto di piacere o meglio voto di scambio.
Una citta lasciata allo sbando totale, porca...bla...b la...bla. La colpa non è degli Amministratori con la testa bacata, ma è di coloro che , col voto, mandano le teste bacate al governo. Sperando che verrà il loro turno per essere...favoriti!
Da operatore turistico mi vergogno di un lungomare lasciato alla sporcizia e dalla costruzione di un ponte che non serve a niente.Brava Sonia.
Citazione
 
 
#6 Sonia Angelisi 2014-05-19 23:31
È evidente che hai una visione distorta della realtà. In bocca al lupo per la tua lista!
Citazione
 
 
#5 ex 2014-05-19 22:01
Le cose piu' importanti sono ANONIME...... solo chi vuole mettersi in mostra si firma pensando di potersi vantare dell'infimità di quello che scrive...... detto questo penso che possiamo terminare qui!!!!!!
Citazione
 
 
#4 Sonia Angelisi 2014-05-19 12:00
Buongiorno a te ANONIMO!
Citazione
 
 
#3 ex 2014-05-19 11:21
bonjour finesse ..........
Citazione
 
 
#2 Sonia Angelisi 2014-05-19 00:29
Ex vai a giocare in strada che ci sono i tombini aperti! Ahahahahah! Il tuo è proprio un commento fuoriluogo. In quale lista sei?
Citazione
 
 
#1 Ex 2014-05-18 17:22
Si denota una nutrita schiera di intellettuali e critici ad amantea, peccato che nessuno si è' mai fatto avanti!
Citazione
 

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