Geppino Vetere il berlusconismo perdura

vetere-giuseppe Geppino Vetere
Se il berlusconismo, inteso come espressione e conseguenza dei mali della società, della politica e dell'economia, perdura all'ex cavaliere, dalla crisi non si salva nessuno.  23-05-2014

Accade sempre così: la sinistra è prevalente, anche di parecchi punti, tutti i sondaggi la danno col vento in poppa, pronta ad ottenere una grande affermazione elettorale e poi, all'improvviso, accade qualcosa che mischia le carte in tavola e cambia drasticamente i contesti.

Ciò detto, come posso non ricordare Pierluigi Bersani? Un signore, una persona perbene, purtroppo incappato nell'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena che coinvolse da vicino il PD nelle controverse di un avvenimento non ancora del tutto chiarito, dal quale, al netto dei pronunciamenti giudiziari che ovviamente non spettano a me, emergono delle implicazioni e delle affinità che, al di là del codice penale, segnalano comunque un decadimento e un declino della politica che rischiano di compromettere conseguentemente il già fragile ordinamento democratico di questo Paese. Provo a pensare, dunque, quali sentimenti possano diffondersi tra i cittadini dopo tutto quello che si è venuto a sapere nei giorni scorsi a proposito dell'Expo di Milano.
Ma, soprattutto, capita che la collera irrefrenabile, lacerante, nascosta in silenzio per tanti mesi da una parte sempre più consistente della popolazione, esploda in maniera spietata nelle urne, quando nessuno ti osserva, quando sei solo con la tua dignità, quando ti grida dentro il desiderio incontenibile di punire una classe dirigente che consideri corrotta e fallimentare, alla quale addebiti di traverso le colpe delle tue difficoltà e del decadimento, apparentemente irriducibile, dell'Italia.
Ed è allora che milioni di italiani, pur infervorati da autentici sentimenti democratici, pur consapevoli che il Movimento 5 Stelle non sia all'altezza di governare il Paese, pur convinti che Bersani sia una brava persona e un politico competente, è allora, dicevo, che in questo catino spumeggiante dello scetticismo e della insoddisfazione è maturata l'idea di votare lo stesso per il ''tutti a casa'', di compiere un'azione prorompente, di emettere un segnale, di far pace con la propria intelligenza , lacerata da dubbi e da incertezze d'ogni genere, di ''obbligarere il PD a tornare a sinistra''.
La risposta dei dirigenti di quel partito, purtroppo, non è stata quella di porsi davanti allo specchio e interrogarsi, di analizzare la natura del voto grillino, di combattere il disagio e il senso di isolamento di intere generazioni che si considerano smarrite, né li ha minimamente sfiorati l'idea che, forse, questo movimento così singolare, ma al tempo stesso così vigoroso, sia frutto dei loro errori, delle loro mancanze, della loro opposizione troppo all'acqua di rose nei confronti del berlusconismo, del loro considerare il berlusconismo stesso un qualcosa di imperfetto ma non una decadenza patologica che ha saccheggiato la Nazione e messo a grave rischio l'avvenire di intere generazioni, del loro considerare i vari movimenti, a cominciare da quelli studenteschi, come un qualcosa di diverso e altro, come delle sacche vuote, anziché il cuore vivo di una sinistra moderna, in grado di riformarsi, di aderire ai nuovi linguaggi, di sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per creare una rete, un partito aperto, una organizzazione politica presente nella collettività in grado di ascoltarla e farsi carico dei suoi problemi.
Al contrario, essi hanno scelto di puntare alle formule magiche, di appellarsi all'uomo solo al comando, al capo in grado di battere Berlusconi nelle urne che, guarda i casi della vita, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, ''il porcellum'', ha preferito arrivare a Palazzo Chigi senza sottoporsi al giudzio degli elettori, esaltando le larghe intese fino al 2018 e formando un governo obiettivamente meno elevato, per qualità e competenze, rispetto al pur difficile esecutivo composto da Enrico Letta.
Nel frattempo, quel ''branco di barbari'' è cresciuto: da branco si è trasformato in una moltitudine di cittadini, soprattutto giovani, vogliosi di un profondo cambiamento e oggi veleggia in tutti i sondaggi fra il 25 e il 28 per cento, col forte rischio che nelle urne, per quell'effetto di disgusto generale accennato prima, la percentuale aumenti ancora, fino a rompere gli argini, fino a mettere davvero con le spalle al muro una politica non in grado di riformarsi, incapace di cambiare il Paese, disposta a tutto pur di conservare se stessa e riproporre pratiche sciagurate e dannose per la stragrande maggioranza dei cittadini, chiusa all'ascolto e orribilmente tracotante ed arrogante nei confronti di ogni critica, di ogni appunto, di ogni considerazione minimamente corredata da perplessità.
Io, naturalmente, non ho mai creduto che siano tutti uguali o che quel modello fondato su una sorta di ''democrazia dell'urlo'' possa produrre effetti positivi: penso, al contrario, che la rabbia sconsiderata può rivelarsi dannosa, molto dannosa, che non è quella la risposta di cui hanno bisogno i più deboli, che non è così che si risponde in maniera proficua alle istanze di giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza oramai non più rinviabili, penso tutto questo ma considero anche che non è questo il messaggio che emerge dal comportamento e dalle proposte di larga parte della sinistra.
La sinistra, mi spiace dirlo, in Europa ha assimilato il liberismo e in Italia il berlusconismo, utilizzandone il linguaggio, promuovendone le idee, addirittura arrivando a realizzarne le riforme, in nome di quel ''riformismo'' che è un'altra formula magica, un altro dogma di questa falsa modernità che non significa nulla se non la deriva verso un'uniformità appiattita dei messaggi politici che favorisce, da una parte, le larghe intese e dall'altra i movimenti populisti (e spesso anche xenofobi e ultra-nazionalisti), intesi a scardinare il sistema democratico.
Questo è ciò che è accaduto negli ultimi vent'anni in una parte importante d'Europa: in Inghilterra, il thatcherismo è sopravvissuto a Margaret Thatcher e ha trovato il suo compimento nell'azione politica di Tony Blair, la vera destra in Germania si è rivelata la finta sinistra di Gerhard Schröder e in Italia il berlusconismo continua a vivere a Silvio Berlusconi, al punto che ormai naviga col pilota automatico, dopo aver colonizzato quasi tutte le formazioni politiche, comprese quelle, sulla carta, più distanti.
Peccato che così non si salvi nessuno e dalla crisi temo che non si esca, se non in senso drammaticamente regressivo, come ho riportato nel titolo di questa riflessione

Geppino Vetere.  Amantea, li 22/05/2014

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