Il parroco di S.Biagio Dottore in Teologia

Amantea padre francesco celestino Padre Francesco Celestino, parroco di S.Biagio
consegue il dottorato in teologia
Per il padre guardiano del complesso conventuale di San Bernardino in Amantea 110 e lode presso l’Università pontificia dell’Italia Meridionale di Napoli

lode.

La nomina di Padre Francesco Celestino a parroco di S.Biagio il 06-09-2008

Frate Francesco Celestino, padre guardiano del complesso conventuale di San Bernardino da Siena e Custode provinciale dei Frati Minori Conventuali di Calabria ha conseguito nei giorni scorsi il dottorato in teologia. La discussione della tesi, dal titolo “L’esperienza religiosa e l’umano simbolico in Julien Ries”, ha avuto luogo presso l’Università pontificia dell’Italia Meridionale di Napoli Sezione San Tommaso D’Aquino. La commissione esaminatrice, composta dal direttore padre Eduardo Scognamiglio e dai relatori don Antonio Ascione e don Antonio Palmese, ha attribuito al frate il punteggio di centodieci e lode.

Lo studio di padre Francesco, che verrà pubblicato da qui a poco, rappresenta una pietra miliare per comprendere il pensiero e la figura del cardinale Julien Ries (1920-2013), considerato uno dei massimi studiosi della storia delle religioni.

Secondo Ries, definito da Benedetto XVI «eminente uomo di fede e servitore della Chiesa», la dimensione simbolica dell’uomo è insita nell’uomo stesso. «La capacità simbolica – afferma padre Francesco nella sua ricerca – inizia con l’iniziare stesso dell’uomo, non ci sarebbe dunque prima l’uomo e successivamente lo sviluppo della funzione simbolica. La tesi di Ries è che l’uomo è per sua natura religioso: dal momento della formazione della coscienza l’uomo è homo religiosus.
 
Amantea padre francesco celestinoSi parte dall’uomo per arrivare all’uomo. Lo scopo è ricostruire la dimensione simbolica della persona umana negli scritti di Julien Ries: colui che ha sempre cercato di testimoniare la fede in uno spirito di dialogo. Ries ci invita a ritrovare il senso del relazionare attraverso il simbolico. Recuperare la dimensione simbolica dell’uomo significa recuperare la dimensione del trascendente, perché è il simbolo stesso che riporta al trascendente.

06-09-2008 F.Celestino parroco di S.Biagio

L’obiettivo è dimostrare come l’umano simbolico sia oggi la base per costruire un dialogo con le altri religioni. È un riscoprire una nuova evangelizzazione che richiama nuovi scenari e nuovi ambiti per vivere un dialogo con le religioni, come l’arte, la poesia, la danza e la musica. La visione simbolica della vita aiuta il processo di umanizzazione del mondo e dell’affermarsi dell’assoluto come garante di un possibile futuro, nel rispetto della dignità di ogni persona.
Il fatto che la persona umana è strutturalmente orientata verso il divino è per Ries uno dei segni costitutivi di questa umanizzazione. Le sue ricerche hanno profondamente innovato il campo dell’indagine antropologica, suscitando un dibattito tra gli studiosi delle religioni e tra i cattolici. L’uomo si interroga, si pone delle domande di senso ed ha bisogno di un cammino educativo che faccia comprendere appieno il concetto dell’umanizzazione di Gesù. Chi segue Gesù uomo perfetto diventa anche lui più uomo. L’uomo dunque è la grammatica del dirsi divino, la sintassi della rivelazione».

Amantea 21-11-2014

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Commenti  

 
#8 filopanto 2014-11-25 14:15
Gli operai saranno sempre di meno, e se non ci si da una mano tra fedeli frequentatori di chiese avverrà che per ricevere un sacramento si dovrà andare nel paese vicino semprechè lì ci sia ancora un Pastore.
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#7 filopanto 2014-11-25 14:12
non è concessione di qualcuno ad altri, non è per fare qualcosa o dare una mano: è espressione della dignità battesimale che ci icorpora in Cristo e nella Chiesa e dell'essere costiruiti come popolo di Dio. In poche parole a parte la confessione che deve fare per forza il prete, le visite e la comunione agli ammalati o alle persone anziane la possono fare i ministri straordinari dell'Eucorastia , oppure altri fedeli che si dicono tali. "Le messi sono molti e gli operai pochi". Succederà poi.3
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#6 filopanto 2014-11-25 14:07
di fare carriera. Il detto latino "promoveatur ut amoveatur" non serve solo per spostare persone scomode, serve anche per sostituire chi è alla fine del prorpio mandato."Quanti dei nostri preti fanno visita a casa a persone anziane o impossibilitate ad andare in chiesa per portare loro la comunione o anche confessarle o semplicemente portare la presenza di Gesù?" Questa è una domanda che pone emigrata.In questo caso entra in ballo la corresponsabili tà. La quale corresponsabili tà,2
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#5 filopanto 2014-11-25 13:59
1.Quando un giovane o una giovane sono folgorati sulla via di Damasco (vocazione)e decidono di farsi prete, frate o suora sanno che poi oltre a studi particolari sono soggetti anche all'obbedienza. In pratica non possono fare quello che vogliono. Per preparare i giovani nel loro percorso ministeriale c'è bisogno di insegnanti i quali sono già stati scelti a sua volta tra i giovani seminaristi e che un giorno avranno bisogno del giusto ricambio. Nessun prete o frate o suora ha delle velleità.
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#4 emigrata 2014-11-24 11:35
durante le omelie sento dai più(preti delle diverse parrocchie), linguaggi difficili, cenni teologici..in molti (fedeli) stentano a seguire il monologo che viene dal pulpito.la chiesa deve essere vicino ai fedeli nelle cose semplici, a partire dal linguaggio.Quan ti dei nostri preti fanno visita a casa a persone anziane o impossibilitate ad andare in chiesa per portare loro la comunione o anche confessarle o semplicemente portare la presenza di Gesù?
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#3 emigrata 2014-11-24 11:29
Purtroppo io ho una mia personalissima opinione sul far carriera nella chiesa. I preti, monaci etc etc hanno scelto nella via una missione che è quella di seguire Gesù e i suoi insegnamenti, tra cui lo stare vicino a chi ha bisogno,a chi ha perso la strada maestra,inculca re gli insegnamenti pratici r semplici di vita cristiana.Molti ecclesiastici purtroppo,pensa no alla carriera,ambisc ono a parrocchie ricche..scusate ma per me essere prete è altro
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#2 Fuoridelmondo 2014-11-23 20:05
Caro Antonio, concordo con te, ma desidererei sapere quali sono le tradizioni che hanno da sempre identificato il popolo di Amantea e che Padre Francesco avrebbe modificato. E' una domanda sincera, perché proprio non sono al corrente di queste cose.

Padre Francesco è un grande innovatore, un motivatore ed ha apportato significativi spazi di coinvolgimento, tutti aspetti che comprovano lo spessore della persona.
Mi riferisco esclusivamente a quei riti della settimana Santa che esistono da secoli in giorni ed ore che fanno parte di antica tradizione: qualcuna è stata soppressa, qualcuna anticipata, qualcuna accorpata. Ciò non ha apportato alcuna positività nell'orgonizzaz ione della parrocchia, creando non pochi mugugni.
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#1 filopanto 2014-11-22 15:31
Congratulazioni a Padre Francesco. Un altro tassello a suo favore,probalbi lmente (non vorrei sbagliarmi) ma dopo la laurea non durerà molto ad Amantea - meglio per lui- dove in molti non hanno mai accettato i suoi plausibili cambiamenti in seno all'amministraz ione della Parrocchia.

parere A.Cima: Credo di saperne abbastanza da poter esprime
re una opinione, ma non lo faccio; aggiungo solo che sono nella dinamica esistenziale il divenire e le innovazione; qualche volta, però, occorre anche rispettare antichissime tradizioni che identificano un popolo e che a modificarle non si crea alcun tipo di vantaggio.
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