Il ritorno delle vulelle

amantea vulelle Amantea - invasione delle "vulelle"
la spiaggia colma delle minuscole creature marine
per settimane si è verificato sulla costa tirrenica
 

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Ricordi amanteani: quando si diceva “Va coglia vulelli

Da metà aprile a metà maggio sulla spiaggia di Amantea, e verosimilmente su gran parte della costa tirrenica, si è verificato il fenomeno della invasione delle vulelle che non avveniva più, in tali dimensioni, dal vari decenni. In passato tali eventi ricorrevano abitualmente nelle stagioni intermedie (aprile-maggio e settembre-ottobre), ma da tanti anni ormai si vedevano raramente e in quantità modeste.
Tutti gli over 50 che hanno frequentato abitualmente la spiaggia hanno chiari ricordi di questo minuscolo essere marino; quasi tutti diranno che da bambini/ragazzi li raccoglievano e li mangiavano: non credeteli. Sono quei ricordi che ti fanno sentire trasgressivo e ti riempiono il petto d’orgoglio, come si fa con i ricordi della scuola, anche quelli che sedevano sempre ai primi banchi.
Si tratta di quelle non verità gratificanti e reiterate come esperienze vissute che finiscono per diventare delle realtà di cui menar vanto.
Il realtà venivano appena assaggiate da ragazzi più “avventurieri”; hanno un sapore salato, aspro, una consistenza viscida, gelatinosa; chi non le ha mai mangiate non ha perso niente.
Conitnua dopo le foto


Hanno una consistenza nutritiva praticamente nulla se non dannosa per i contenuti orticanti anche se non percepibile dall’uomo. Nessun uccello se ne nutre; quando la spiaggia è colma di vulelle non si vedono in giro volatili; solo alcuni pesci se ne nutrono e migrano anche loro verso la costa.

La loro inconsistenza è stata acquisita anche nel lessico marinaro amanteano della denigrazione.
Quando si vuole etichettare una persona di poco valore si dice (si diceva): è nu cogliavulelli oppure è nu mangiavulelli.
Quando si vuol togliere di torno una persona gli si dice: va coglia vulelli.

A dire il vero, da ragazzi, non ne sapevano nemmeno il nome in italiano che da adulti abbiamo scoperto essere velelle velelle o barchette di San Pietro o battellini come le chiamano in alcune località. L’assonanza dialettale fa pensare al volare, in realtà hanno esattamente la forma di una zattera a vela. La Base ovale ha la dimensione di tre monete da un euro affiancate. Sulla diagonale di tale base si eleva in una veletta di qualche centimetro con avvolgimenti che tendono all’elicoidale.
Le due superfici hanno nel tessuto dei sottili filamenti concentrici che dovrebbero costituire una sorta di scheletro. Nella parte bassa della base hanno dei piccolissimi tentacoli con i quali catturano il plancton. Il tessuto è simile a quello delle meduse facendo esse parte di tale famiglia.
I colori che sprigionano in acqua sono tutte le tonalità del mare, mentre una volta spiaggiate vanno sulle tonalità del viola. Sulla spiaggia deperiscono a vista d’occhio, il sole li rinsecchisce rapidamente, diventano verdi, poi grigi, fino a diventare piccolissime e praticamente “senza peso”. Basta un po di vento per disperderle, ma per qualche giorno sono maleodoranti per la decomposizione.

Si sviluppano al largo e sono condizionate dalle colonie di plancton che vanno verso le coste per l’aumento delle temperature e della purezza delle acque. La loro struttura favorisce rapidi spostamenti sul pelo dell’acqua. L’arrivo sulla spiaggia, lungo la costa Amanteana, avviene nelle ore mattutine dopo che al grecale notturno che spira da NEE dalla spiaggia verso il largo si avvicendano i venti da ponente che dal largo soffiano verso la costa.

Un’altra certezza sostenuta da sempre è che la loro presenza sia sintomo di mare pulito, come per le meduse. In realtà sono in stretta correlazione con il plancton che a sua volta va alla deriva portato dalle correnti; tali fenomeni sono condizionati dalla temperatura del mare e dalle correnti che si formano. In fondo è una considerazione coincidente con il contesto generale, e siccome non guasta, è bene assumerla come vera.

Antonio Cima 31-05-2014

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Commenti  

 
#1 FRANCO DANESE 2014-06-01 02:14
Bel ricordo del passato e nient'altro..
Un ricordo della fanciullezza..Quando
apparivano le vulelle correvamo alla spiaggia con scatolette e si competeva chi piu' ne raccoglieva..(m ai mangiate).
Era per noi bambini un attrattivo gioco-divertime nto..Qualcuno -oggi-potra' dire: che ingenui..Aggiun go: "ingenui si'..pero' felici"...Oggi i bimbi hanno tutto meno quella nostra felicita'..dovu ta alle "vulelle"..Graz ie caro Antonio per il ricordo.
Citazione
 

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