C'è ponte e ponte

civita ponte diavolo Escursione nella gola del Raganello
L'entusiasmante ponte del diavolo di Civita
 
di Antonio Cima

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Al mercatino natalizio di Campora del 2013 ho avuta la fortuna di trovare dei libri di autori italiani e stranieri che raccontano la Calabria dopo averla percorsa in lungo e largo dal Pollino all’Aspromonte.
Alcuni di tali libri li ho già letti; qualche settimana fa ho completato il volume “Sulle tracce di Norman Douglas” di Francesco Bevilacqua, calabrese, che ha ripercorso il cammino che nel 1907-1911 l'irrefrenabile letterato scozzese fece in Calabria narrandolo in “Old Calabria”, tradotto in italiano nel 1962 con il titolo “Vecchia Calabria”.
Nel suo testo, edito da Rubbettino nel 2012, il colto escursionista Calabrese racconta meticolosamente i luoghi visitati da Douglas, e dallo stesso Bevilacqua ripercorsi a distanza di un secolo dallo scrittore anglosassone.
Continua dopo le foto


civita ponte diavolo 7Quando il caso ci si mette sequenzia le date: mi ritrovo domenica 12 ottobre con un gruppo di amici di Cosenza in quei di Civita, nella gola del Raganello attraversata da limpide acque, nel cuore del Pollino calabrese raccontato da Douglas e Bevilacqua.
Non oserò il terzo irriguardoso cimento letterario sul luogo, ma, per accomunanza della sindrome d’Ulisse, qualcosa dirò e adeguatamente mostrerò.

civita ponte diavolo 3Partiamo alle ore nove circa da Rende in gruppo, variegato per età e attitudini; arriviamo un pò prima delle dieci. Tutti insieme per il giro urbano, naso in su per i comignoli, fino alla piazzola che sovrasta la gola e consente di ammirare in alto l’immenso fronte roccioso della parete nord e in giù il ponte del diavolo. Poi parte della processione della Madonna del Rosario all’uscita dalla meravigliosa chiesa ortodossa anticipa il prelibato pranzo con piatti del luogo. Dopo il caffè una parte del gruppo rimane nel ristorante, gli altri in marcia per il mitico ponte.

civita ponte diavolo 6Occorre attraversare parte del paese per arrivare al camminamento che porta giù quasi a capofitto. Considerando il contesto ti aspetteresti un sentiero, invece è una vera e propria strada carrozzabile. Quasi tutti i visitatori che arrivano per questa escursione scendono a piedi; tanti per la risalita preferiscono la navetta a pagamento.

Arriviamo velocemente sul ponte nonostante le difficoltà della ripida carreggiata che ha messo a dura prova le ginocchia costringendo alcuni a ripetute soste.
Sono stato qui più volte da solo in passato, ma sempre fugacemente; oggi in compagnia, e con maggior tempo, lo stupore per quanto è dato vedere si somma a quello degli altri e diventa entusiasmo infantile mal celato dai più.

civita ponte diavolo 2Un quarto d'ora di permanenza sul ponte con diversificata ammirazione sui volti, i commenti, le foto, le riprese.
Manca meno d'una ora per la ripartenza, occorre rientrare.
I compagni d'avventura si riportano tutti sulla strada maestra che a vederla in salita rende apprensiva la vista e, temo, molto appesantito il passo. Per qualche attimo resto indietro da solo sul ponte per decidere cosa fare.

civita ponte diavolo 4Dal ponte, oltre alla strada maestra, si diparte un sentiero lungo e impervio che risale la parete sud della gola da est verso ovest. So che è praticamente abbandonato, pochissimi lo percorrono per le estreme condizioni del tracciato. Si vedono i gradini della parte iniziale poi la folta vegetazione chiude la vista. Sentiero, questo, da non confondere con la scalinata centrale che dal paese scende fino alla strada carrozzabile.

Il tempo è poco, occorre decidersi in fretta. Non vorrei far tardi creando malumori ai compagni di viaggio e m’incammino sul selciato del ponte decidendo di seguire gli altri lungo la strada fatta all’andata. Arrivato accanto alla intrigante scalinata, “accidenti” ad Ulisse, il piede destro va sul primo gradino, il sinistro sul secondo, ruoto la figura verso nord/ovest e mi avvio per l’incerto cammino.
civita ponte diavolo 8Il timore di far tardi mi spinge ad un ritmo che presto bussa all’età. Quando m’accorgo dell’azzardo la ragione consiglia di recedere, non so quanto manchi alla vetta. Tornare indietro mi peserebbe come una sconfitta, vado avanti. L’interminabile scalinata sale impietosamente, ma il paesaggio diventa sublime; girando lo sguardo ad est la gola si apre verso la spianata tra Lauropoli e Francavilla, il ponte piccolissimo sembra un tassello di puzzle. Sono rammaricato di non poter dedicare lo spazio sufficiente per foto e video, il tempo è poco.
Lungo il percorso ampi tratti di steccato divelto e continue zone di sterrato ricoperte da erbacce d’ogni tipo confermano che il posto non è in manutenzione né attraversato da calpestio umano ricorrente.
Dopo circa mezz’ora di scalata trovo un piccolo spiazzo adibito per accogliere più persone; lo interpreto come postazione panoramica il che mi fa ritenere vicina la sommità. Considerando la confortante efficienza riscontrata in giro mi rammarico per questi segni evidenti di degrado a comprovare la difficoltà a tenere efficiente tutto ciò che inizialmente si ritiene utile al contesto. E' mio personale convincimento che occorra realizzare solo ciò che possa essere adeguatamente, facilmente e continuamente mantenuto efficiente perchè, parafrasando Totò, non è la somma che fa il totale.
In Calabria, ma anche altrove, tante sono le cose realizzate e poi abbandonate perchè....lo sappiamo il perchè.

La salita si fa ancora più impervia come nella punta di un cono rovesciato, i gradini sono più alti, rallento il ritmo di ascesa respirando profondamente dopo aver appoggiato il piede.
La maggior parte della salita l’ho affrontata senza guardare in alto, ma ora ho la sensazione di essere vicino e alzo la testa; conto una decina di gradini, dall’ultimo si eleva una parete verticale alta qualche metro, spoglia di vegetazione, e sulla sporgenza in alto scorgo un ampio steccato circolare tipico di spazi panoramici d'inizio percorso. Ansimando e con movenze appesantite lascio dietro i dieci gradini, mi trovo in una specie di corridoio circolare con pietrisco che rende scivoloso il passo, improvvisamente una voce di bambino seguita da un richiamo di donna dicono che la risalita è compiuta.

civita ponte diavolo 5Alla fine di quella strettoia rocciosa mi ritrovo su una piccola spianata con panchine, tavoli e sgabelli di legno da area pic nic. E’ il punto più alto con una vista mozzafiato.
Guardando da ovest verso est si ammira a sinistra la gola del Raganello stretta e profonda che va gradualmente allargandosi verso la spianata jonica, a destra in basso il panorama di Civita che stimo essere ad un paio di chilometri.

La "scalata" è durata circa mezz'ora, ma è sembrata interminabile.
In altre circostanze ne avrei approfittato a lungo per scattare foto e riprendere immagini per quanto quella indescrivibile vista suggerisce. Ma sono quasi le cinque e, per di più, lo spiazzo è occupato in modo esuberante da quelli che paiono essere due famiglie.
Con una frequenza cardiaca che fa ancora vibrare le braccia scatto solo qualche foto e poco più di un minuto di riprese, accidenti al tempo.
Rifletto che in fondo si può rifare e credo che lo rifarò, da solo e con maggior tempo.

Dalla piazzola scende un viottolo verso la vallata che anticipa il paese, m’inoltro e dopo pochi minuti trovo una strada asfaltata che continua in direzione est. Lungo questo sentiero, seduto a terra sotto un albero, un giovane di colore guarda fisso uno smartphone dal quale echeggia una litania religiosa che mi sembra di tipo arabo, ma il ragazzo ondeggia leggermente il busto avanti e indietro come solitamente fanno gli ebrei durante le preghiere al Muro del Pianto.
Su una tabella turistica leggo camminando il nome di questo luogo, apprendo che si chiama Timpa del Demanio; il pensiero non può non andare alla Timpa Longa della vallata del Colongi di Amantea (luogo di raccolta dell'origano), per alcuni aspetti simile.

Le ore cinque son passate da alcuni minuti, accelero il passo arrivando ai limiti dell’abitato che è già tardi. Mi fermo a bere ad una fontana, qui l’acqua è buona come in quasi tutti i paesi di montagna. Attraverso l’abitato e arrivo al parcheggio del pullman con mezz'ora di ritardo. L’imbarazzo mi pervade, non arrivo mai in ritardo, ma noto indifferenza e capisco che in tanti mancano all’appello: sempre così è per il rientro.
Mi siedo come gli altri sul muretto a bordo strada, loro parlano io zittisco. I polpacci mi fanno male come alla fine di una sgambata a calcio senza allenamento dopo anni che non tocchi il pallone. Attingo al quarto e ultimo asciugamanino per i sudori e mi riguardo le foto scattate.
Alle ore cinque e quarantasei ci siamo tutti, ognuno riprende lo stesso posto dell’andata per costumanza delle comitive. Un’ora di strada per arrivare a Rende, breve sosta al bar, poi il rientro dall’autostrada.

amantea ponte staccia s maria cRitornando ad Amantea da sud, abitando in fondo a via Dogana, lascio la SS18 imboccando via Etna (quella che precede la strada del Campus). Ai limiti est di questa strada c’è il nuovo ponte S.Maria (o della Staccia), avviato tre anni fa per essere finito dopo sei mesi, che non si capisce se è completato o no, comunque ancora inspiegabilmente chiuso, forse ancora da collaudare.
Ma non è quella dei tempi o dei costi la considerazione che emerge in questo momento, bensì il martirio di vedere siffatta opera di una bruttezza senza limiti.

Una giornata trascorsa in un luogo meraviglioso caratterizzato da un ponte bellissimo che per fantasia popolare viene chiamato “ponte del diavolo”.
Se un nome dobbiamo dare a quello della Staccia non so qual’altro possa essere se non “ponte del demonio”.
I sostantivi diavolo e demonio sono considerati due sinonimi, può darsi, pensando ai due ponti a me sembrano due ossimori.
Diavolo è un modo figurativo, quasi gioviale, di definire esuberanze contestuali: il bambino è indiavolato, avere un diavolo per capello, il Milan è diavolo, i dolci vengono decorati con diavoletti, una moltitudine di proverbi/aforismi lo rendono un pò "amico": Il diavolo insegna a far le pentole ma non i coperchi , ecc.
Demonio è la rappresentazione del male assoluto non solo in ambito religioso, ma in ogni contesto. L’arte ne è piena, la Commedia definisce il capo dei demoni Lucifero principio di ogni male.

Diciamo la verità Amantea non meritava una simile vergogna estetica partorita da insana intuizione.
Ritornando a Dante, al 34° dell’Inferno, definisce il demone Lucifero: « Lo 'mperador del doloroso regno - da mezzo 'l petto uscia fuor de la ghiaccia»…ma il Sommo forse voleva dire staccia.
Antonio Cima 24-10-2014

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Commenti  

 
#4 kg 2014-10-26 08:32
xl
Citazione
 
 
#3 sognatore 2014-10-25 18:31
Il ponte della staccia, di una bruttezza inaudita é là, ma nessuno lo vede ...
Fra un pò di tempo lo inaugureranno: sbandieratori, banda, mimi, e quant'altro accompagnarenna nno l'avvenimento che si concluderà con la sagra di ugantoren qualcosa e... tutti contenti a casa ...
Citazione
 
 
#2 Ponte 2014-10-25 12:40
"Solo case su case, catrame e cemento" cantava qualche anno fa Celentano nel Ragazzo della Via Gluck. Cemento e catrame hanno tolto la manualità del Capo Mastro e delle maestranze di una volta. Tra un qualsiasi piccolo ponte di oggi e uno di una volta.... Trony non c'è paragone!
Ma questo è il Progresso, nel bene e nel male.
Citazione
 
 
#1 VIAGGIATORE 2014-10-24 21:19
COMPLIMENTI PER QUESTA BELLA PAGINA ALLA INDIANA JONES. AVERE CONOSCENZA ED INFORMAZIONI SUI LUOGHI DELLA NOSTRA REGIONE E' ELEMENTO POSITIVO.
QUINDI ONORE AL MERITO!
Citazione
 

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