Crolla una casa a Catocastro

amantea crollo catocastro Centro storico di Amantea, quale futuro?
Disamina sulle prospettive del borgo
riflettendo sulla casa crollata a Catocastro
.
Ma il quadro complessivo del quartiere antico è apprensivo,
molte altre vecchie case in stato di grande precarietà.

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Quelli che guardano gli edifici del rione alto di Amantea dal municipio a Catocastro, attraversandolo con l’auto, si fanno un certo concetto delle abitazioni. Questa parte del rione appare strutturalmente accettabile, a parte infissi e accessori a “fantasia”.
Amantea borgo antico chianuraSe si vuole avere, però, una cognizione esatta occorre attraversarla a piedi, accedendo da via Cavour est, risalendo la zona Cicala, poi la Chiazzetta, Rina, Chianura, Sciolla, Pizzunu, S.Francesco e procedendo per Catocastro nella parte interna.
Chi guarda con attenzione conterà almeno cinquanta strutture in apprensivo stato di conservazione. Una in particolare ti fa mancare il respiro (muoia Cassandra).
La differenza tra la parte lungo la strada e l’interno sta, ovviamente, nella facilità di mantenimento favorita dalla viabilità.  continua dopo le foto
casa franata a Catocastro

 
vani del collegio dei gesuiti contigui

La casa crollata è una delle pochissime del rione Catocastro disabitata da vari decenni. E’ una casa addossata al convento dei gesuiti; le pietre cadute hanno parzialmente ostruito un ingresso dei ruderi dell'ex convento ed hanno investito alcuni metri della base della impalcatura in essere da qualche anno e con indefinito futuro. Un’occhiata da parte dei servizi tecnici comunali, se non già avvenuta, sarebbe opportuna.

Ma risaliamo alla storia di questa ampia parte di Amantea per capirne le condizioni.

Catocastro fu il primo agglomerato cittadino a partire dal 6°-7° secolo con l’arrivo dei bizantini. La stragrande parte di case e palazzi è distribuita lungo via Indipendenza, quindi facile da manutenere, sufficientemente (o comunque frequentemente) abitata da proprietari nativi del rione che hanno ereditato le abitazioni.

Ben altra situazione esiste nella parte alta del borgo, quella sopra citata, addossata alla rocca e disposta in via Cavour. Questa zona chiamata a suo tempo complessivamente Paraporto per la vicinanza al porto, ora Calavecchia, passando per il Fossato (zona monumento ai caduti). Edificata a partire dall'inizio del 2° millennio con l’arrivo dei Normanni e con la costruzione del castello.

A Catocastro hanno storicamente vissuto, oltre ad alcune agiate famiglie di “nobili”, artigiani, commercianti, professionisti, impiegati e qualche contadino, che nel tempo sono diventati quasi tutti proprietari delle case. Sono pochissimi i catocastresi non proprietari. Questo fattore, unito alla disposizione delle case sulla strada, ha consentito l’ammodernamento di quasi tutti gli edifici del rione che complessivamente gode di una edilizia in buona salute.

Altra storia è quella del borgo antico (Chianura e dintorni) ove esistono due tipi prevalenti di abitazioni: "palazzi e grandi case nobiliari" e "catuoi" oltre a varie abitazioni ordinarie.
I ceti sociali che qui hanno vissuto erano esattamente corrispondenti alle case esistenti: molti “nobili” e la marineria (nei primi decenni del ‘900 una parte di essa è scesa alla Taverna nella via di marinari -oggi via Margherita-); altre categorie erano irrilevanti.
E’ superfluo evidenziare dove abitassero i “nobili” e dove la marineria.
Nel borgo la proprietà degli immobili apparteneva quasi esclusivamente ai “nobili” (palazzi e catuoi annessi), oltre a rare diverse proprietà. La marineria, quasi tutta, è sempre stata priva di proprietà.

Oggi questo storico àmbito cittadino è assolutamente svuotato (6 nuclei familiari per una complessiva decina di persone).
Perché è avvenuto ciò?

Quattro sono stati i motivi principali:
- l’emigrazione senza ritorno iniziata nei primi del ‘900 ed esplosa negli anni ’60-‘70;
- lo spostamento in massa nelle case popolari (palazzine di marinari);
- il crescente modello di benessere non consentito dai catuoi (tra l’altro di non proprietà);
-Amantea è una delle tre località calabresi (con Roccella e Scalea) con forte valenza della zona marina che ha il centro storico contiguo alla pianura. Se i due ambiti sono lontani organizzano un’autonoma esistenza; ad Amantea, invece, la grande forza di attrazione della modernità garantita facilmente dalla marina (Taverna) ha letteralmente fagocitato il borgo antico che è l’unico delle località turistiche costiere calabresi completamente disabitato.
Per tali motivi sono rimasti i soli pochissimi proprietari di casa di cui sopra.

Che situazione immobiliare c’è oggi? Vediamo.

amantea borgo cicalaI discendenti dei “nobili” amanteani sono andati a fare i notai, avvocati, farmacisti, medici, ecc. nella varie città del sud e a Roma. Hanno mantenuto le proprietà rilevanti ristrutturandole e ammodernandole.
I catuoi e le case secondarie, di "nobili" o altri, sono stati completamente abbandonati da molti decenni senza mai alcuna forma di manutenzione.
In tali condizioni il degrado strutturale l’ha fatta da padrone. Inoltre, considerando l’assenza di persone (ovvero votanti), tutte le amministrazioni comunali si sono completamente dimenticate di questo luogo, tranne quella costosissima ristrutturazione di qualche lustro fa sulla quale occorre stendere non un velo, ma un rotolo di velo pietoso.

Allora che fare?
Prima di qualsiasi valutazione sul futuro possibile occorre una risposta a semplicissime domande:
-Amantea di quale modello di borgo antico ha bisogno?
-E’ possibile riportare la gente a vivere tra i vicoli del borgo?
-Un borgo antico disabitato (quindi inevitabilmente decadente) come può diventare turistico?

Questo argomento in parte è stato già trattato in altra pagina del sito nel settembre 2014.
Sarà oggetto di un prossimo approfondimento; a chi volesse proseguire nella riflessione suggerisco di analizzare quante significative località di mare hanno una rigogliosa e ampia zona marina e un altrettanto rigoglioso e ampio centro storico. A presto.

Antonio Cima 18-03-2015
 

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Commenti  

 
#3 POLEMICO 2015-03-20 18:12
Obbligare i proprietari a metterle in sicurezza.
Penso sia il minimo che questi nobili, la maggior parte snobilitati, possano fare.
Citazione
 
 
#2 Adry 2015-03-19 19:32
Le riflessioni che esprimi sono degne di apprezzamento e totale condivisione; chi non preserva i propri luoghi dal degrado ne perde la memoria storica, spezza le radici culturali che tengono unita una comunità e non insegna ai giovani i valori di appartenenza e il rispetto delle tradizioni. Chi dovrebbe controllare?... I funzionari degli uffici preposti sono già impegnati a tempo pieno nella stesura, realizzazione e direzione dei lavori di molti cantieri presenti nel territorio...
Citazione
 
 
#1 FRANCO DANESE 2015-03-18 19:02
Felicitazione per il commento....lo leggera' il Comune ed il Settore responsabile dei Beni Pubblici? Come si puo' notare dalle foto: muri sgretolati che da un momento all'altro cadono..come cadra'la torre del Castello ed altri prima e poi. Hanno intenzione di salvare il salvabile della storia amanteana o distruggerla definitivamente???
Al Comune le conclusioni e la risposta.
Citazione
 

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