Turisti lombardi nel borgo di Amantea

amantea visita auser rho Visita notturna al borgo antico di Amantea
con un gruppo di turisti lombardi
estasiati da scorci architettonici e panorami
 

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I giorni di metà settembre rappresentano storicamente il periodo climaticamente più gradevole per godere il mare e il territorio calabrese. Ad Amantea questo periodo, a dire il vero, non è mai stato considerato turistico e le presenze sono sporadiche e isolate.
Capita, però, che in questo settembre 2015 un gruppo di turisti milanesi è venuto ad Amantea, ove alloggia, per quotidiane visite nei luoghi più belli della Calabria. Hanno ammirato Gerace, Stilo, Fiumefreddo, Paola, Cosenza, Tropea, Pizzo, Reggio, Scilla.
Qualcuno di essi ha avuto un contatto con l’Auser di Amantea; dialogando è emerso che di Amantea hanno visto ben poco.
E’ stato proposto agli ospiti lombardi una visita notturna dell’ampio centro storico cittadino; la cosa è stata accolta con gratitudine e così la sera di venerdì 12, dopo cena, tutti insieme ad ammirare il borgo con il chiarore della luna e lo scintillio delle stelle.
In genere si va nel piazzale del Carmine e si procede in direzione ovest attraversando il borgo e finendo alla grotta. 
continua dopo le foto


Questa volta è stato deciso di fare esattamente il contrario: mai scelta fu più appropriata.
Ci siamo avviati a piedi dal complesso alberghiero che li ospita raggiungendo in pochi minuti la villa comunale. Per strada è stato illustrato il quadro generale di Amantea, del capoluogo in cui ci troviamo e della frazione di Campora che fù l’antica Temesa citata da Omero.
Quando si arriva alla grotta di notte, anche per chi di ciò è abituale, ti prende sempre una particolare emozione; per gli amici lombardi che per la prima volta vi hanno messo piede è stata una sorta di estasi; dopo qualche minuto di tale visione gli è stato raccontato di bizantini e saraceni che in quel luogo illuminato sopra la testa si sono inseguiti ed alternati per circa quattro secoli tra Nepetia e al Mantiah (e pare Amantia).
Le dovute indicazioni su quelle mura sovrastanti rumoreggiate da normanni, svevi e successivi domini; il castello, la torre civita, ruderi di S. Francesco, la rupe, i palazzi.
Il tempo necessario e la fila si ricompone per affrontare la salita di Catocastro.
Accenni sulla chiesetta di S. Giuseppe e della legenda sulla edificazione, del lavaggio dei panni alla Ficuzza (o Pucchjlla), dei pregiudizi sulla prolungata bellezza delle ortensie del calvario che non trovano posto in casa.
La sferzata d’aria fredda proveniente dalla vallata del Catocastro è servita a spiegare l’alternanza estiva tra il diurno maestrale e il notturno grecale.
Ancora su indicando i vari spazi verdi tra le rocce di costumanza araba.
Al racconto dei luoghi e delle tradizioni vengono inframmezzate citazioni sull’enogastronomia.
Una breve sosta sul muretto adiacente al palazzo delle Clarisse, per ammirarne le fattezze e citarne il vissuto, per osservare il panorama notturno profondissimo, la sottostante grotta, i bagliori della costa vibonese, il palazzo Mirabelli ora completamente in vista. Tutti restano sorpresi dall’ampiezza urbana di Amantea.
Più avanti lo spazio della Pinta e la citazione del marinaio amanteano che navigò con Colombo sulla caravella, la rupe con le coppelle e i segni della vecchia chiesa bizantina, i tanti capperi che penzolano generosi e gratuiti.
Si nota nei volti degli affascinati turisti la piacevolezza dell’ascoltare restando compatti; in genere il disinteresse per ciò che si racconta sgretola il gruppo.
Arriviamo alle Case Sciullate accennando a ciò che fù in quel 20 febbraio 1943, proseguiamo e finalmente la gradinata della chiesa matrice per una breve sosta.
L’immancabile foto di gruppo e qualche accenno ai riti religiosi più importanti del Natale e della Pasqua, alla marineria che per secoli ha dimorato nel rione sovrastante la chiesa, alla spianata sottostante che fù sinus clampetinus (forse, secondo alcuni).
La stanchezza comincia ad affiorare, ma la proposta di assaggiare un gelato di grande prestigio fa ritornare le energie per arrivare velocemente nella zona municipio ove è in corso di svolgimento l’esibizione di un gruppo canoro.
Prima del gelato una brevissima sosta alla targa del bicentenario dell’assedio, in vico Cannone, la narrazione di quanto successe tra fine 1806 e il febbraio 1807, della resa ai francesi, dell’armistizio.

E’ tempo di cessare il verbo cedendo lo spazio al gusto che completa la consistente attraversata del borgo.
Scendiamo giù da S.Antonio, qualche istante di sosta al monumento dei caduti, da qui lo sguardo in su verso le arcate del castello, poi la Calavecchia con accenni a ciò che rappresentò per la marineria e il traffico marittimo di un tempo ed eccoci in piazza Commercio insospettatamente animata.
Attraversiamo via Margherita magnificandone le vetrine, il grande albero della piazzetta degli emigranti evitando lo sguardo verso l’ufficio del Turismo, in pochi minuti siamo in albergo.

Prima di salutarci tutti ci ringraziano ripetutamente con lo sguardo di chi ha ricevuto un privilegio inatteso; una signora si pronuncia per tutti: “davvero grazie di cuore per la magnifica serata; sarebbe stato un peccato andar via da Amantea senza vedere ciò che abbiamo visto stasera.”.
A chi vuole bene disinteressatamente ad Amantea questo può bastare.
Antonio Cima 14-09-2015
 

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Commenti  

 
#3 emigrato x sempre 2015-09-15 22:25
Dovrebbe essere una cosa normale per una città a vocazione turistica. Invece viene visto come un fatto inusuale. Siamo messi veramente male!
Citazione
 
 
#2 vicino di casa 2015-09-15 10:32
caro Antoniio, complimenti vivissimi! Come "vicino di casa" mi permetto di darti del tu per palesarti la mia gratitudine nel constatare che, persone come te, compensano l'indifferenza e l'incuria di altri.Purtroppo ,chi sguazza nell'ignoranza e nella presunzione apprezza la VISIONE della Marini... più che la grotta...
Citazione
 
 
#1 ntoni 2015-09-14 22:37
Sì! E'vero chi vuole bene ad Amantea fa senza nulla chiedere.Fa con slancio, amore e dedizione, impegnando il proprio tempo e non solo, per darlo ad altri come "dono". A fare disinteressati non sono molti, ma può andare bene così.E' quando si fa per accrescere visibilità personale o peggio per avere consenso elettorale che non si dimostra amore per la propria città e ciò sta accadendo sempre più. A te Antonio il merito ed il plauso di appartenere ai pochi che fanno per il bene di Amantea.Grazie
Citazione
 

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