Prodigiose olive del 2015

amantea colongi petra lampata lorelli Amantea, raccolta olive 2015
Come non si ricorda a memoria d'uomo

Quantità, dimensione, qualità di livelli mai riscontrati
Un giro nell'uliveto di Egidio Lorelli a Petralampata
Antonio Cima 05-12-2015

Per quelli che hanno la passione del proprio territorio, pur conoscendolo in misura conveniente, capita sovente di constatare che tanti nuovi spazi si aprono all’osservazione e che, con sommo gradimento, vengono aggiunti al bagaglio dei saperi dei luoghi.
Nella mia esistenza di errabondo amanteano ciò capita non di rado così com’è accaduto sabato 17 ottobre del 2015.
La mia appartenenza alla marineria chiazzitana mi ha favorito nell’ambito delle conoscenze di quella categoria lavorativa e di quel luogo di cui stimo soddisfacente il sapere.
Ciò, ovviamente, non si è verificato per l’altra metà di Amantea costituita dal mondo agricolo e dei relativi ambiti territoriali.
Per esempio della vallata del Colongi ho sempre avuto parametri essenziali, più volte attraversata per il cammino alla Madonna delle Grazie di San Pietro salendo da S.Elia, per la raccolta dell’origano da fondo valle fino al crinale della Timpa Longa, per le carcare.
Ma nella data sopra indicata, con sommo giovamento, la buona sorte favorevole consente di sfogliare pagine mai lette di tali anfratti contadini.

continua dopo le foto


Di fronte a casa mia abita Egidio Lorelli; il mattino di quella data rientriamo insieme a piedi a casa da via Margherita. Sul far del dire Egidio comincia a citare la straordinarietà delle olive di quest’anno. Ammette che mai nella sua consistente esperienza del settore ha avuto modo di constatare un'abbondanza di simile portata. Ciò affermano anche vecchi contadini quasi centenari. Questo succede quest'anno nel suo oliveto e in qualsiasi altro della vallata; in realtà succede ovunque in Calabria, addirittura nel Mediterraneo.
Illustra con meraviglia quanto è dato vedere in termine di quantità, dimensione, colore, qualità. Dai rami grondano come grappoli d’uva tanto sono fitti, curvando le fronde arboree in modo inconsueto, quasi innaturale.
Si entusiasma, Egidio, a raccontare l’emozione di muoversi tra alberi così grandemente generosi.

Dieci minuti d’appassionate minuzie illustrative di tanti aspetti che a me sono ignoti.
Arriviamo davanti a casa mia, per lui occorrono ancora cento metri. Il racconto non è finito, ci fermiamo un po’, improvvisamente qualcosa gli attraversa la mente da fargli spalancare gli occhi e chiede: ”perché non documentiamo questa cosa così straordinaria che forse non si ripeterà più?”. Neanche un attimo di titubanza, un panino per pranzo e andiamo. La luce dura poco, il tramonto sarà intorno alle ore 17, dobbiamo far presto.
Andiamo con la sua panda che a vederla accessoriata intuisci che è di chi vive il contatto con la terra.
Egidio ha trascorso il suo periodo lavorativo come ferroviere, ma nei suoi occhi lo vedi e dal suo palpitare lo percepisci che la sua primigenia è lì nelle terre di Petralampata.

Durante il tragitto per arrivare all’oliveto si aprono per me conoscenze del territorio che ignoravo, donate da Egidio che di tali anfratti conosce ogni ruga.
La vallata del Colongi, che i nativi amanteani dei quartieri urbanizzati conosciamo genericamente come Colongi, ha in realtà una sua diversificazione in micro aree raggruppate in due vaste consistenze.
Il fronte sud della vallata -detto ‘u manchìu- è propriamente Colongi, mentre il fronte nord –detto ‘u diestru- è Petralampata. Risalendo il pendio mi fa notare la diversa consistenza arborea, il tipo di vegetazione, l’intensità dei colori. La differenza è dovuta al sole che a nord (Petralampata - diestru) è sempre presente mentre a sud (Colongi – manchìu) in autunno-inverno è presente per pochissimo tempo.

Egidio possiede due piccole aree terriere poco distanti tra loro. Ci fermiamo subito in quella a ridosso della strada parallela al corso del torrente. Arriva immediatamente un cane con fare gioioso, la coda con ondulazione incontrollabile, “assedia” Egidio, deduco un’antica amicizia, così è. In una ciotola gli viene versato il contenuto di un barattolo ingurgitato in meno di due minuti. Per tutto il tempo ci farà compagnia.
Qui comincia la visita ai colmi alberi di cui Egidio mi racconta la storia; di quelli esistenti prima dell’acquisto, di quelli da lui piantati, i diversi tipi di struttura, il fogliame dal colore cangiante, gli alberi impollinatori di cui non conoscevo l’esistenza. Ci sono momenti nei quali il mio accompagnatore si sofferma presso alcuni rami riversi in giù, allunga le mani su “grappoli” di olive, le tocca, o forse le accarezza o solo le sfiora con un trasporto emotivo quasi religioso. Si evidenzia pienamente l'afflato ancestrale dell’uomo con la natura, mi sento un intruso, giro lo sguardo verso il rilievo della Timpa.

Lasciamo quella zolla e in auto saliamo un pò verso lo spazio che vide Egidio bambino. Una lunga striscia confinante ai due lati con la strada; una vecchia casa costruita dal nonno in fondo ad un viottolo avvolto da una gran varietà di piante e fiori. Nella parte più alta secolari querce che si ergono sui sottostanti alberi d’ulivo ben disposti per favorire la maturazione. Sotto tutti gli alberi le reti ricoperte da olive mature distaccate dall’albero, domani ci sarà la raccolta.

Arriva il cane accompagnato da un altro maggiormente robusto ma dal fare intimorito. Anche per lui arriva una dose di cibo che guardingo mangia condividendolo con il compagno.
Dal ciglio di questo lembo di terra si può ammirare un panorama straordinario e variegato che regala gran parte della valle lato mare, il corso asciutto del torrente, la strada che arriva fino alla vecchia SS18, in profondità il Tirreno ammantato di foschia, dal lato opposto della vallata tutta la consistenza di Colongi in ombra da sembrare una “selva oscura”.
Dal lato superiore, oltre il muro di spine, e oltre le possenti querce, il pendio sottostante alla Timpa Longa.

Racconta Egidio, con orgoglio, di quando, a metà del secolo scorso, il ceto facoltoso del lametino si approvvigionava esclusivamente dell’olio prodotto con le olive di Petralampata. Qui riprende le considerazioni dello straordinario microclima della vallata, in particolare del luogo ove ebbe i natali. Scopro di lui una competenza agronoma insospettata che porge con tono quasi commosso roteando lo sguardo in lungo e largo quasi come ad osservare…un ermo colle.

Il sole si abbassa verso lo spirò, stimo siano le 16,30 circa, la missione tra gli oliveti volge al termine, ci avviamo verso il cancello, i cani dietro prendono i nostri passi.
Ma Egidio lo vuol vivere intensamente questo spazio nella terra genitrice, sa anche della mia passione per i luoghi che ci appartengono. Chiudiamo il cancello e iniziamo a salire vari tornanti arrivando a pochi metri dal crinale.
Il panorama ripropone quanto sotto con maggiore ampiezza e profondità. Vediamo la sommità di Sant’Elia, la strada che porta a San Pietro passando dalla prosciugata sorgente del Colongi.

Sopra di noi la Timpa Longa a portata di mano e la vicina grotta du repulino di cui il motivato compagno di viaggio non esita a raccontare.
Si tratta di un anfratto di natura corrosiva, non molto grande, che la leggenda narra come rifugio di un temerario brigante. Le condizioni complessive attuali non fanno ritenere il luogo compatibile con prolungate permanenze, ma non essendo dimostrato né che fu né che non fù teniamoci la leggenda.
La parte alta che fa da corona al dorso collinare risulta avere, tuttora, elementi di vegetazione che fanno considerare possibile in passato la coltivazione di tali anfratti.
A sostegno di ciò tanti muretti a secco in pietra, ancora esistenti, a formare gradoni di coltivazione in tempi non lontani.

Riprendiamo la strada che arriva ai limiti est della valle; da qui saliamo verso Sant’Elia che sovrasta Colongi assiemando una parte di territorio di Amantea e una di S.Pietro. Decidiamo di rientrare dopo aver sostato in uno spazio compreso in un contesto che potrebbe essere itinerario bucolico-turistico.
Innanzi a noi il fronte nord della vallata (Petralampata -u diestru-); osserviamo da sotto un maestoso albero di sorbe colmo come gli ulivi  che abbiamo appena lasciati; i rami alti "infestati" da frutti fanno da cornice.

Egidio s’accosta al tronco del sorbo e volge lo sguardo, sotto la Timpa longa, alla terra e agli alberi di ulivo che furono di suo nonno, di suo padre, che saranno dei suoi figli. Nei suoi occhi con c’e gioia, né tristezza, né rabbia, né malinconia, c’e solo la saggia consapevolezza della terra, della vita…e di come va il mondo.
Antonio Cima 05-12-2015
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