Giovanni Medaglia, Ciccio Svedese, libro "Foglie"

medaglia giovanni Giovanni Medaglia
Commenta il libro "Foglie" di Ciccio Svedese

il libro "Foglie" di Ciccio Svedese
Partecipare alla presentazione di un libro è sempre un onore oltre che un piacere, se poi l'autore è un tuo amico lo è ancor di più.
Il libro in questione è Foglie di Ciccio Svedese, presentazione fatta in una location inusuale ma di grande prestigio, messa a disposizione dall'editore con una cornice di pubblico fatta di grandi letterati locali, associazioni culturali e curiosi arrivati per amicizia per criticare, e, per il buffet, alla fine, molto gustoso ed elegante che si sposava bene con il luogo dove si è svolta la presentazione.
Belle parole si scomodano grandi nomi di filosofi si va pescare nel subconscio si dice e si fa a gara chi lo ha letto per primo, chi non conosceva l'autore, e che ora diventerà un suo ammiratore, parole parole parole, signori! e Ciccio. Un caro amico di tutti un cittadino di Amantea, che si è fatto onore nel mondo, un Amanteano che ha la sua città il suo quartiere nel cuore che custodisce gelosamente, lo protegge e lo tira fuori in quelle giornate, in quelle serate, fredde solitarie che lo accompagnano in quella metropoli americana che: si, ti da opportunità ma altrettanto ti stritola, se,non sei un lupo ma soltanto un agnello.
Lui supera brillantemente tutto questo, cosa che non riesce a tutti.
Lui ritorna, puntualmente ogni anno per le vacanze, anche perché tiene sempre vivo quel legame quel cordone ombelicale che lo lega al suo paese al suo quartiere, ed ora che la sua esperienza lavorativa è finita torna alla sua città al suo quartiere a godersi il frutto di tanti anni di sacrifici e di lavoro onesto.
Foglie il titolo stesso lo presenta, le foglie cadono lentamente alla fine delle stagioni piano piano e poi?
Il libro è un Amarcord bello elegante discreto che entra nelle famiglie ricordando amici più cari, le tradizioni, il modo con cui i vari personaggi si presentano, quelle tradizioni che si tramandano e si trasformano nel tempo con il progresso nella modernità ma che restano nella memoria vive e indelebili.
Ciccio, nei suoi ricordi percorre tutte quelle tappe e quei momenti che lo accompagnano in quel percorso che si chiama vita quotidiana.
Spigolature che descrivono personaggi luoghi emozioni aneddoti che erano di quel periodo di quei tempi che oggi sono sostituiti da inglesismi, dalla modernità, dal progresso.
Il libro non è solo il ricordo di un quartiere la Calavecchia che alcuni orgogliosamente rivendicano di esserci nati e per questo nessun altro può abitarci o parlarne, o modificare quello che era l'architettura la viabilità le case le cose, va bene ma il tempo avanza quel ladro di cui si parla all'inizio inesorabilmente e li e poco per volta prende qualcosa, guai se non fosse così, la nostra vita sarebbe un'altra cosa.
La Calavecchia si è trasformata ma anche noi siamo trasformati, non c'è più quel grande fabbricato crogiolo d'artigianato nei suoi magazzini fabbrica di bambini nei suoi piccoli ed angusti appartamenti, che i loro pianti prima, ed il vociare gioioso dopo e nei ricordi di Ciccio, ora vi è una piazza bella riservata intima, che in alcune serate sembra di stare in un angolo della vecchia Roma con i suoi ristorantini o Barcellona con la sua movida e le ramblas, basterebbe solo regolamentare la fruizione della stessa, da parte delle istituzioni, ma sopratutto saperla valorizzare dai fruitori che ne traggono profitto.
medaglia giovanniIo sono uno dei tanti che ad Amantea è arrivato per amore, come dice Ciccio che Amantea è il paese dell'amore, io arrivato in vacanza ho conosciuto mia moglie e ho scelto di restarci e impiantare la mia famiglia ad Amantea, guarda caso dove? Alla Calavecchia, pertanto non solo chi c'è nato onore a loro, ma anche chi ha scelto di viverci è un Calavecchioto, proprio perché è una sua scelta e non un imposizione o una tradizione.
Ciccio spazia nel suo Amarcord dalla Calavecchia al fiume Catocastro alla via du cessu aru vicu i l'erba ara lavinella a lido azzurro che per quell'epoca era il grande hotel Felliniano di Amarcord, con i suoi principi e la Romagna bene dell'epoca, qui,è lui descrive bene c'era la Cosenza nobile e ricca, (io non sono uno di quelli), che veniva in villeggiatura, che partecipava alle serate eleganti sul lido azzurro dove i ragazzini arrivavano a frotte per vedere guardare la "gradisca"di turno.
Parla delle tradizioni, delle credenze e qui siamo nel vico che va alla gradinata di S. Bernardino, con il mago, cosa che io conosco bene poiché era il nonno di mia moglie, che io non ho conosciuto, ma ho conosciuto la sua compagna, la nonna Francesca, persona adorabile buona dolce con sempre belle parole per tutti, descrizione dell'ambiente dove si svolgevano le visite fatta con precisione, cosa confermata da mia moglie, in quando lei piccola, che per non intasare la sua casa di allora alla via e vasciu piccola come allora eran tutte le abitazioni dormiva a casa della nonna che era un po' più grande.
Lui entra in punta di piedi con eleganza e riservatezza, ricorda descrive racconta, anche di se stesso della sua famiglia con puntuale verità senza tralasciare niente, chi racconterebbe le sue disavventure familiari sentimentali e specialmente quelle finanziarie avute per essere troppo buono e credulone, prende il cosiddetto pacco, quanti di noi lo hanno subito ma non lo dicono per le più disparate ragioni, lui no,si racconta e racconta anche i suoi cari con i loro pregi ed i loro difetti avrebbe potuto raccontare di un fratello che era un general manager senza entrare nei particolari, fare come tanti che vendono credenziali quando ritornano senza averne titoli, basta che rientrando al loro paese indossano la maglietta il pantaloncino firmato la scarpa alla moda per sopraelevarli fino a manager, tutte cose che al rientro nei luoghi da dove arrivano, tolgono rimettendo in armadio, attendendo il prossimo viaggio per l'Italia.
Ciccio anche in questo è reale ed onesto.
Un libro che tutti dobbiamo avere in libreria e mostrarlo ad amici quando si vuol parlare del nostro tempo passato, ai nostri nipoti quando ti chiedono come eravamo ai nostri tempi.
Tutti dobbiamo ringraziare Ciccio per averci inserito nei suoi ricordi, chi non ha voluto esserci non se lo merita, forse aveva qualcosa da nascondere o vergognarsi peccato un'altra occasione persa.
WE CAN
Giovanni Medaglia 14-09-2015

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Commenti  

 
#2 sergio Ruggiero 2015-09-16 16:40
Belle riflessioni, Giovanni. E belli e delicati sono i ricordi e le descrizioni di Ciccio Svedese
Citazione
 
 
#1 Ciccio Svedese 2015-09-14 12:41
Palmiro,
Un grazie dal profondo del cuore.
Citazione
 

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