Amantea, San Francesco fine lavori

amantea san francesco lavori Amantea ruderi chiesa di San Francesco
conclusi i lavori di restauro durati alcuni anni
il 25 aprile 2016 l'inaugurazione...anche la fruizione?
Parliamone un po  di Antonio Cima

Dal primo giorno che sono iniziati i lavori di restauro dei ruderi della chiesa di San Francesco, sono ormai passati un po di anni, ho costantemente sperato in un epilogo risolutore: dalle nostre parti sappiamo come troppo spesso vanno queste cose. In più fasi è stato messo mano alla struttura, ora finalmente sono conclusi i lavori, presto sarà inaugurata (il 25 aprile), per cittadini e turisti/visitatori sarà fruibile. Una notizia come questa deve rallegrare tutti gli amanteani, ancor più chi in quel luogo ha trascorso tanto tempo dell’infanzia e della prima giovinezza.
Pensare positivo è d’obbligo, quindi pensiamo positivo, esprimiamo gratitudine a chi -a vario titolo- si è adoperato nel tempo per il raggiungimento di tale risultato, ma il diritto a qualche legittima riflessione deve essere consentito e sarà compito del sole illuminare ciò che alla luce si mostrerà.
Inaugurazione 25 aprile 2016
L’accesso ordinario, da sempre, è la salita S.Francesco che è una diramazione di via Cavour poco dopo gli alberi della Rina (alle spalle del palazzo Mirabelli). L’ingresso da tale viuzza è inibito da ordinanze di anni passati per via delle case pericolanti (una è crollata qualche anno fa).
continua dopo le foto


L’accesso è sbarrato in modo invalicabile. Per poter entrare da tale via occorrerebbe rimuovere le cause ostative creando condizioni di sicurezza alla viabilità.
Se in pochi giorni ciò potrà accadere saremo tutti felici e ci accoderemo nel viottolo per arrivare al pianoro restaurato, ma sarebbe un miracolo...chissà San Francesco.
Più verosimilmente per usufruire di questo ingresso ne passerà acqua sotto i ponti.

Un accesso alternativo è stato approntato (durante l’ultima fase di lavori) nei pressi della chiesa del Collegio (Sant’Elia). In questo momento è sbarrato, ma ragionevolmente sarà aperto e da qui si salirà per l'evento d'inaugurazione e per lungo tempo a seguire. Assisteremo al taglio del nastro, ammireremo la struttura, il panorama, pensando di ritornarci spesso.

Gestione e fruizione di un bene architettonico
Troppe, tante volte, alle nostre latitudini, si realizza qualcosa di buono, non si programma il seguito, dopo l’iniziale periodo d’entusiasmo subentra l’assopimento, il distacco, l’abbandono, tutto finisce in malora. Siamo mediamente attenti e affidabili nella gestione di elementi vitali (scuola, salute, servizi di primaria utilità), ma non fa parte del nostro modello esistenziale organizzare la gestione e la fruizione nel tempo di strutture monumentali, archeologiche, museali, letterarie, ovvero quello che orbita nel vasto ambito della cultura, e sempre dimentichiamo che ciò significa anche turismo ed economia.
L’argomento è vasto e complesso, la strada della riflessione pietrosa, le interpretazioni molteplici, continuo esprimendo il mio personale punto di vista.
Siamo in un ambito variegato ove tante componenti vanno considerate, combinate, coordinate.
Nella valutazione del restauro di un bene monumentale/archeologico non può contare solo l’opportunità di un finanziamento europeo che, in fondo, aiuta l’economia, l’occupazione, le clientele.
Troppi, tanti casi esistono in terra di Calabria (ma anche altrove) di fiumi di denaro spesi in nome dell’archeologia, dell’architettonica, della storia, della cultura, del turismo, in cui, oltre a quei soldi arrivati nel territorio, non si è avuto un minimo di risultato rispetto alle finalità.
La realtà più ricorrente è che l’Ente beneficiario valuta esclusivamente il flusso finanziario in arrivo disinteressandosi quasi totalmente del seguito.
Dalla prolungata osservazione nel territorio calabrese annoto due prevalenti destini per i beni restaurati:
a) I beni consistenti, riferimenti identitari del comune, nel centro dell’area abitata, con strutture integre e chiuse (chiese, conventi, abazie, castelli), essendo di agevole mantenimento e comoda fruizione, hanno un seguito post restauro come si conviene.
In questa categoria sono annoverabili i beni di Morano, Altomonte, Gerace, Stilo, Santa Severina, Fiumefreddo, Pizzo, Serra San Bruno e pochi altri.
b) I beni secondari, accessoriali per l’immagine del luogo, in condizioni precarie, prevalentemente esposti agli elementi naturali, fuori dall’abitato, onerosi nel mantenimento, difficoltosi nella fruizione, se si riesce a completarli è già un miracolo, ma di fruizione non se ne parla. In Calabria ne esistono metà di mille ma non è il caso, ovviamente, di citarne alcuno.

Sito architettonico di San Francesco di Amantea.
Nelle annuali escursioni al castello, per i sentieri alternativi della Cicala vista la perdurante chiusura della salita S.Francesco, alcuni giorni fa l’occasione è stata utile per visitare anche i ruderi restaurati. Il 25 aprile sarà inaugurata la struttura e gli apprezzamenti su ciò che appare, di quanto e come è stato realizzato, saranno fatti dopo tale data quando il luogo indosserà il vestito della festa.

Il contesto paesaggistico in cui è collocato, la visuale tirrenica da capo Bonifati a capo Vaticano, i sottostanti scogli di Isca , il corridoio panoramico del Sinus Clampetinus fino al declivio di Catalimiti, la vallata del Catocastro, la vicina chiesetta di San Giuseppe, ed altri elementi circostanti, rafforzano la consistenza del rudere che dona comunque alla vista i lineamenti della sua beltà antica. Portarsi sul piccolo pianoro di San Francesco converrebbe anche se non vi fosse il rudere della chiesa, soprattutto all’ora del tramonto, in fantasticata compagnia dei grandi pittori romantici che di paesaggistica ne sapevano un po.
Dovendoci, però, arrivare in quel luogo con le gambe, restiamo con i piedi per terra.
Avviando un percorso gestionale virtuoso il sito potrebbe diventare quello che nel passato non è riscontrabile: un itinerario turistico di richiamo.
Non è una diminutio dire che questo luogo non fa parte dei riferimenti degli amanteani, che in pochi vi hanno messo piede, che è generalizzata la vaghezza di cosa sia e dove si trovi.
Questa è l’occasione per farla diventare mèta abituale, almeno dei più giovani residenti.
Ancor meno è stato riferimento per i turisti, per quelli occasionali che si avventuravano per visitare il castello (fino a tre anni fa pre chiusura strada d’accesso) che si trovavano davanti questo rudere ignari di cosa fosse.
Soprattutto per il turismo la valenza di San Francesco può assurgere, nel tempo, a livelli significativi riuscendo a portare gente ad Amantea e non coinvolgere solo un po di quelli già presenti (cosa che avviene sistematicamente per i cosiddetti grandi eventi).
Cosa occorre fare perché ciò avvenga?
Bisogna fare quello che ovunque fanno in modo pertinente senza doversi inventare niente di particolare: decoro completo e costante, promozione accorta, facilitarne la fruizione, piccoli e mirati eventi di nicchia culturali in estate (presentazione libri, monologhi, letture, proiezioni, mostre quadri-oggettistica-foto).
Sono, questi, aspetti nei quali, diciamolo francamente, la macchina pubblica amanteana si sforza con risultati che dovrebbero essere decisamente più brillanti. Nella fattispecie di San Francesco l’onere gestionale si amplia trovandosi in ambito impervio, luogo totalmente esposto agli elementi naturali (pioggia, vento, inselvatichimento vorace) con una superficie interna prevalentemente sterrata.

Il mantenimento delle strutture è una questione spinosa da sempre e ovunque, ad Amantea in particolar modo. Non è questo il momento di sfogliare l'apprensivo album di famiglia perché oggi è obbligatorio pensare positivo.
La struttura c’è e bisogna osare, renderla utile al futuro di Amantea. Se ci proverà direttamente il comune si può prevedere un percorso ad ostacoli d'incerta durata.
Ma pare che così non sarà per via del coinvolgimento di un gestore no profit.
In genere queste soluzioni garantiscono maggiore efficienza e continuità a condizione di un regolamento chiaro, giudizioso, che tuteli in primis l’interesse collettivo.
Gli aspetti determinanti sono: pulizia, manutenzione, logistica fruizionale; se sarà imposto un ticket subentreranno considerazioni sui tempi di apertura, sul personale, sulla necessità di un locale amministrativo funzionale nel sito, sulla recinzione dell'area. Considerando che non siamo a piazza Commercio, ma in un luogo distaccato, qualche attenta valutazione si richiede.
Paulatim deambulando, longum conficitur iter…crediamoci e speriamolo.

Ieri sera sono stato a casa di una anziana signora originaria del rione vecchio; parlando del più e del meno, in antico dialetto di lassù ha proferito: “figliciellu miju, china s’è vrushciatu ccu l’acqua pilenta averte puru l’acqua fridda”.
Antonio Cima 05-04-2016

CLICCA QUI - Così era San Francesco prima dei recenti lavori di restauro



























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