Amantea, passaggio di Frà Biagio Conte

L'8 maggio del 2016 il passaggio del mistico siciliano
fra biagio conte amantea Frà Biagio Conte ad Amantea
Ospitato a San Bernardino durante il cammino che lo porterà dal Papa; grande accoglienza dei fedeli

Ore 13,10 di domenica 8 maggio 2016, sono davanti al tg Rai, squilla il telefonino: “ciao, dimmi”, “ciao Antò, guarda che sulla strada, a Campora, c’è uno dei vari portatori di croce che ogni tanto passano, si fermerà ad Amantea”.
Decido di andare, valuto i tempi, poco dopo le ore 14 mi avvio con la bici. Stimo a quell’ora il passaggio da Coreca ritenendo verosimile il giro dalla scogliera per evitare la galleria. Così è, incrocio il frate e il suo compagno di missione poco più a sud dell’albergo La Tonnara.
Nelle mie intenzione ci sono un po di foto e qualche minuto di riprese.
Quando mi avvicino gli occhi celesti del frate, di cui ignoro il nome, si dispongono con un sorriso gioioso, tende la mano destra volgendo in alto il palmo aperto come per dire “prego accomodati”. Una strana sensazione, non avevo ancora parlato, nè parlato lui, e si era stabilita una tacita intesa.
Esordisco chiedendo se potevo accompagnarli per un po, mi risponde il frate che porta la croce, che stimo essere la figura di rilievo tra i due, non con la voce ma con una gestualità che non richiede interpretazione. continua dopo le foto

 
Mi dispongo al loro fianco, chiedo se posso registrare, acconsente con un cenno del capo.
Non so assolutamente niente di loro, mai visto qualcosa che li riguardasse, né sentito parlare. 
‘A muntura
, però, (come diciamo ad Amantea) non mi pare quella dei soliti viaggiatori vocazionali presi da una fede di compensazione. Mi rivolgo al frate guida chiedendo le solite cose, da dove vengono, da quando, dove vanno, ecc. Noto in lui un leggero ciglio di sorpresa poi inizia a parlare ed è un fiume inarrestabile.

Si tratta di frà Biagio Conte, missionario laico palermitano, attualmente impegnato in un lungo pellegrinaggio che lo porterà dal Papa. Insieme a lui un immigrato dal medio oriente che Biagio chiama paternamente “cireneo”. Partiti da Palermo ad inizio 2016 sono in Calabria da due mesi.
Non occorre essere avvezzi a tali circostanze per capire che trattasi di persona, Biagio, molto abituata all’oratoria, alla divulgazione del suo credo, alla trasfusione di concetti esistenziali, incline alle domande che interrompano il fluire del suo dire senza cenni di esitazione.
Apprendo che non è un religioso d’inquadramento ecclesiastico, è un uomo totalmente vocato alla fede cristiana, che fa parte della comunità “Missione di Speranza e Carità” di Palermo, che opera da anni in uno spazio di grande coinvolgimento sociale.
Emerge una figura dalle caratteristiche fortemente carismatiche, con un percorso di vita totalmente dedito al prossimo, ai bisogni primari degli ultimi, ai senzatetto, divenendo egli stesso diseredato, vivendo deliberatamente in stato di estrema povertà.
Nella storia della Chiesa così vissero tanti che salirono agli onori dell’altare.

Arrivati alla rotatoria della Tonnara valuto più opportuno percorrere la vecchia SS18 per evitare il grande e pericoloso traffico della nuova SS18 e l’impatto con la Stracittadina del pomeriggio.
Nella lieve salita di Catalimiti fermo la registrazione delle sue parole, lo guardo camminarmi a fianco e la mente va ai tanti boiardi dei vertici ecclesiastici che predicano le stesse cose in ambienti dorati, che vivono in case principesche, nel massimo dei confort, spesso nella lussuria e qualche volta nei vizi e nelle deviazioni.
Che strana cosa la comunità cattolica cristiana con contraddizioni che consentono la coesistenza del molto e del niente, in fondo -in tanti contesti sociali- basta solo teorizzarle la Speranza, la Carità e la Misericordia posta al centro della cristianità da Papa Francesco. Nella peggiore ipotesi occorre una confessione per sgravarsi delle iniquità e continuare a vivere da presunti cristiani nella intollerabile disparità.
Ma fratel Biagio -come gran parte della Chiesa- fa parte della faccia chiara della luna.
Di ciò prendo sempre più coscienza lungo la strada continuando ad ascoltarlo e registralo.

Percepisco interamente la sua figura, il peso ch’egli ha nella vastissima platea dei fedeli cristiani, quando arriviamo in località S.Antonio (presso il Polo scolastico).
Nel tratto precedente il duo laico-religioso si è fermato due volte davanti a due punti che indicano incidenti con decesso (fiori, foto, statuine,ecc.). Chiedo e Biagio risponde che tutto ciò che attiene alla vita umana e religiosa è fatto oggetto di attenzione lungo il cammino (edicole votive, croci dei bivi, chiese, cimiteri, ospedali, case per anziani, edifici comunali, ecc.).
Consapevole di ciò indico la chiesetta di S.Antonio (privata) abbandonata da anni. Biagio non esita un istante, volge la croce alla chiesa e si accinge a recitare una preghiera. In quel momento arrivano varie auto da cui scendono in tanti, una piccola folla.
Noto nelle espressioni di quasi tutti un entusiasmo che in taluni appare come una sovrapposizione d’estasi. Si avvicinano al frate-laico amorevolmente e lo salutano, toccano la croce, si guardano compiaciuti, increduli di trovarsi di fronte a colui che percepiscono come un dono.
Biagio traccia a tutti sulla fronte il segno della croce, nel contatto tra dita e fronte quasi tutti chiudono gli occhi, non era difficile immaginare la loro sensazione interiore.
Dal vociare dei convenuti odo più cose, e ancor più ne intuisco. Emergono il suo lungo percorso di dedizione al prossimo e mi dicono di una vasta presenza sui media, soprattutto su internet.
Necessitato dal saperne di più mi apparto qualche minuto, con lo smartphone un rapido giro sul web, un lunghissimo elenco di pagine, addirittura apprendo di un film sulla sua vita.
Di questa persona e del suo peso fino ad un’ora fa non sapevo assolutamente niente. Ne prendo atto solo oggi con un certo imbarazzo, la mancata conoscenza è giustificata dall’essere estraneo alla religione ed agli ambiti di fede, frequentandoli occasionalmente per soli interessi documentali e antropologici.

Riprendiamo la strada che ci porterà fino alla chiesa di San Biagio, le persone in auto vanno vie per farsi ritrovare in chiesa, siamo in pochi. Da un palazzo del luogo si affacciano alcuni e fanno cenno; Biagio lascia la strada e si porta nello spiazzo del palazzo. In pochi attimi tutti gli inquilini si affacciano. Il camminatore Biagio orienta la croce verso il palazzo e recita una preghiera con la partecipazione di tutti i balconi. Alla fine della preghiera tutti offrono qualcosa, ma nulla viene accettato tranne l’acqua che è vitale sostegno.
Procediamo con una nuova fermata a bordo strada che indica un funesto incidente, più avanti un’altra sosta di preghiera alla visione del cimitero.
Intanto il gruppo di accompagnatori si è infittito e per tutti c’è il segno della croce sulla fronte, per i più piccoli anche una carezza.
Arrivati nei pressi della Rota, alla vista panoramica ampia che mostra in basso S.Bernardino e di fronte il Carmine e la Matrice, una pausa di preghiera e di esortazione ad evitare le eccessive tentazioni della quotidianità, alimentando la Speranza con la Carità.
Sono, queste parole, abituali espressioni della giaculatoria ecclesiale, di parroci di campagna e alti prelati, pronunciate con l'assuefazione dei fedeli tra i banchi, in attesa della ite missa est.
Ma non è certo questo il contesto, nei volti dei presenti non v’è l’abitudinaria accettazione, tutti chinano il capo in segno di consenso e compiacimento.

Si va avanti, arriviamo alla croce del Calvario del Carmine, fratel Biagio drizza istintivamente la postura, acuisce lo sguardo, accelera il passo staccandosi e portandosi innanzi alla grande croce metallica. Appoggia la sua croce di legno al basamento del Calvario, si raccoglie in intima preghiera per alcuni minuti. Si rialza salutando i nuovi arrivati nel gruppo riprendendo il viatico.
Ma il cammino dura poco perché a poche decine di metri c’è la chiesa del Carmine.
E’ questo, per Biagio, uno spazio di ampio trasporto di fede, di prossimità esistenziale, di affinità di scopo e di modo. Varie ritualità si evidenziano nel suo fare nella navata del Carmine mentre il “cireneo” siede su una panca sorretto da un compiacimento senza altre ascendenze.

Dopo oltre dieci minuti lasciamo la chiesa del Carmine procedendo su Corso Umberto I. Dal bar arrivano offerte di cibarie e soldi ancora una volta rifiutati.
Solo pochi passi e si entusiasma innanzi all’edicola votiva di Sant’Antonio; un tocco con la croce, una carezza con le mani, una breve preghiera e si va.
Giusto dieci passi e nuova fermata davanti al palazzo municipale; frà Biagio pronunzia la preghiera e il “cireneo” agita il ramoscello d’ulivo.
Ci riavviamo verso la matrice per concludere il cammino odierno; il sole prossimo al tramonto irradia la chiesa creando una suggestione che affascina lo stanco viandante e il suo compagno.
Ma anche qui una inattesa sosta tra le panchine occupate da quattro giovani con sigaretta accesa. Un monito a superare tali vacuità, oltretutto dannose.

La gradinata di San Bagio, dopo un giorno di marcia, è l’ultimo sforzo che conduce i due nel luogo (una chiesa matrice) che ogni sera li accoglie –e provvede al sostentamento del cibo e della notte- a compimento di un ulteriore tratto di missione.
Entrando nella chiesa la prima parola che pronunzia è “bellissima” orientando lo sguardo continuamente da una parte all’altra. Poi s’inginocchia poggiandosi all’asse verticale della croce e s’immerge in una contemplazione accompagnata dal silenzio generale dei presenti.
Si alza e si porta al presbiterio, a seguire passa davanti a tutte le statue delle due navate laterali.
Si rallegra sapendo che la chiesa è dedicata al suo santo Biagio.
Si commuove davanti alla statua del Cristo in croce. Si gira verso i presenti per l’ennesima benedizione, gli occhi -di un celeste insolito per i siciliani- sembrano essere prossimi al pianto che a stento viene trattenuto.
Continua ad osservare le statue una per una, poi prende una sedia e si siede all’inizio della navata destra, in disparte.

E’ tempo ch’io vada, sono le ore 17.15, c’è la stracittadina per le strade di Amantea e non posso mancare. Lascio la chiesa e mi affretto per arrivare in tempo in via Margherita.
Nella chiesa di San Biagio ci sarà un seguito di preghiere prima di avviarsi per San Bernardino ove partecipare alla messa serale.
Alla fine della stracittadina, siamo qualche minuto dopo le ore 20, mi reco a San Bernardino incontrando lungo la gradinata le persona in uscita dalla messa. Mi affretto riuscendo ad arrivare in tempo, trovando frà Biagio e il “cireneo” avvolti da un crocchio di fedeli, qualcuno in lacrime. Mi hanno riferito di un intervento alla fine della messa accolto come se si fosse trattato del Papa.
Con un’ampolla contenente olio frà Biagio unge la fronte dei presenti. Tutti baciano la croce, qualcuno “osa” abbracciare il frate-laico, altri gli prendono la mano tra i loro palmi.

Il gruppetto di fedeli si avvia verso l’uscita confabulando sulla meraviglia del momento, i due viandanti restano ai gradini del presbiterio, arriva padre Francesco che ha disposto l’accoglienza a San Bernardino.
Condivideranno il desco fraternale dei Minori d’Assisi, dormiranno tra le antiche arcate gotiche del convento, il mattino successivo in cammino per Paola.
La letteratura cattolica narra di tanti personaggi che hanno vissuto un simile percorso di vita e di fede. Chissà che un giorno non si possa dire di San Bernardino: “qui è stato ospitato San Biagio Conte”.
Antonio Cima 09-05-2016

Approfondimenti su frà Biagio Conte
 http://www.pacepace.org/chisiamo.html

http://www.ilgiornale.it/news/miracolato-lourdes-missionario-palermitano-biagio-conte-983497.html

 http://www.cittanuova.it/c/445818/Fratel_Biagio_e_il_suo_viaggio.html

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