Amantea, approfondito il referendum

amantea convegno no cremaschi Amantea, convegno sul referendum costituzionale
Da Cremaschi, Greco, Calabrone, i contenuti
Sala gremita ad ascoltare le ragioni del NO

Nella sala, come al solito, mi muovo per fotografare il contesto. Lo spazio è tutto gremito, sedie occupate, qualcuno in piedi.
Nei paesi, si sa, ci conosciamo tutti (direttamente o indirettamente), e, inevitabilmente, di ognuno abbiamo un concetto.

Ebbene si, tante ne ho attraversate di tali assise, ma la qualità dei presenti di questa sera è raramente riscontrabile. Gente notoriamente per bene, di varia estrazione sociale e diversificato orientamento politico.
Se questa gente è insieme per qualcosa c’è da ritenere che si tratti di una cosa buona.
Poi succede che un arrogante e impertinente chiami queste persone, di riflesso, accozzaglia; si tratta di un tizio che siede a Palazzo Chigi senza essere stato eletto, praticamente abusivo, che di mestiere vorrebbe fare Il Grande Blek (o Blek Macigno), non per fare come l’eroe dei fumetti prodigandosi a favore dei deboli contro i prepotenti, ma esattamente l’opposto: creare vantaggi ai facoltosi togliendo ai bisognosi. continua dopo le foto


Se non sapessi cosa si tratta stasera nella sala dell'Hotel Mediterraneo, basterebbe questo volgare insulto verso queste persone per bene per essere dalla loro parte.

Ma per il NO, a prescindere dall’innominabile fiorentino, sono senza tentennamenti fin dal primo momento e sono venuto in sala per partecipare al colto dire dei relatori Greco, Calabrone, Cremaschi e del moderatore Lorelli.
Un convegno razionale che ha trattato a 360° la tematica dal punto di vista giuridico, degli equilibri sociali, dell’impatto sulle tutele del lavoro.

Introduce il Prof. Lorelli, quasi una relazione, evidenziando i rischi della concentrazione di potere con la riforma in questione, l'illegittimità di un Parlamento che da Organo Costituito si adopera come Organo Costituente, la vergognosa disparità di gran parte dei media faziosamente orientata e orientante verso il SI.

Il Magistrato Greco vola alto nei contenuti propriamente tecnico-giuridici.
Evidenzia il mancato intervento del Presidente della Repubblica considerato che questo Parlamento è stato dichiarato illegittimo dalla Consulta.
Si configura uno stravolgimento della Costituzione che innesca un percorso di eccessiva semplificazione mettendo in discussione le funzioni di orientamento e controllo con una governance di dubbia efficacia democratica.
S’intravvede un forte rischio del welfare condizionato da spinte di poteri europei.
Rimarca, il magistrato, l’improprietà di un governo che tracima dalle proprie funzioni istituzionali interessandosi di riforme costituzionali.
Sarebbero accentuate, con questa riforma, le diseguaglianze e la riduzione dei diritti già avviati con la istituzione dei voucher e altri provvedimenti restrittivi.
Sottolinea la natura sbilanciata della riforma pensata in prevalenza da politologi e non da costituzionalisti.
La stretta connessione con una inadeguata legge elettorale, l’illogicità del Senato sconnesso in rapporto alla popolazione con l’aggravante della non elezione.
La riforma in questione aumenterebbe il potere del Governo in quanto diminuirebbero gli altri poteri di tutela.
Altri aspetti sono emersi dalla forbita relazione che ha ulteriormente rafforzato i giusti motivi del SI.

Il giovane sindacalista Calabrone pone in evidenza gli squilibri Stato/Regione, il “trucco” del Senato voluto per nominare gli amici da tutelare con l’impunità parlamentare e non per favorire soluzioni di democrazia partecipata. Con il SI verrebbe penalizzato il lavoro favorendo la proprietà; l’accentramento di spazi del territorio viene motivata in prevalenza dalle disfunzioni nella Sanità ignorando che tante regioni con queste leggi funzionano egregiamente da sempre. Nell’accentramento statale di competenze proprie del territorio, in una rideterminazione degli obiettivi, per esempio nel turismo, sarebbero premiate le zone già maggiormente dotate.

Chiude il convegno l’intervento di Cremaschi, con un passato di notevole attivismo nel sindacato ed esperto di tematiche sociali. Più che i contenuti tecnici evidenzia i risvolti socio-economici che deriverebbero dall’affermazione del SI.
Una riforma per dare potere a chi comanda e toglierlo ai cittadini. “E’ uno scandalo”, sottolinea, l’azione inverosimile dei media nazionali e internazionali al limite della legalità. Si sta sviluppando una operazione che sa di aggiotaggio sulle strategie di acquisto/vendite delle azioni.
E’ in corso un appello, neanche tanto mitigato, alla parte peggiore degli italiani che si coniuga con i principi del fascismo. Basta dare uno sguardo alla platea dei vertici del SI per vedere, insieme a persone per bene, una pletora di arrampicatori sociali che ambiscono a legittimare i loro appetiti.
La Buona Scuola si orienterebbe al privilegio delle strutture private.
In Italia esistono oggi 11 milioni di persone che rinunciano a curarsi (soprattutto nel Sud) ed il fenomeno si accentuerebbe per favorire le lobby della salute e delle finanze.
Le apprensive modifiche della seconda parte della Costituzione (Princìpi fondamentali) finirebbero per riversarsi in negativo anche nella prima parte (Diritti e doveri dei cittadini).
La vittoria del NO responsabilizzerà le forze migliori del paese per una innovazione delle leggi e dei comportamenti in grado di equilibrare tutte le istanze sociali senza penalizzare chi già è in coda nella fila dei bisogni.
Antonio Cima 29-11-2016


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