Raffaele Frangione America Latina e dittature

frangione raffaele

Riflessioni di Raffaele Frangione
sulle dittature del XX° secolo in America Latina
leggendo tre testi di importanti autori del continente

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La recente lettura di ben tre testi, 1. El SEÑOR PRESIDENTE (1946) dello scrittore guatemalteco Miguel Ángel ÁSTURIAS;  2.La Fiesta del CHIVO (2000) e Conversación en La Catedral (1969) dello scrittore peruano Mario VARGAS LLOSA, mi ha spinto a riprendere completandolo il tema delle dittature nel XX° secolo in America Latina, da me già affrontato in un precedente contributo apparso sul sito che gentilmente ospita le mie riflessioni in prevalenza a carattere letterario.

Il tema della dittatura é diventato motivo d'obbligo per gran parte degli scrittori che guardano all'America come problema. Già l'Ottocento risuona delle invettive di Juan MONTALVO contro i dittatori equadoregni Gabriel GARCIA MORENO e Ignacio VEINTEMILLA e ancora muove a raccapriccio il ricordo del Dottor FRANCIA, tiranno del Paraguay. Ma la figura simbolo della dittatura nell'America Latina del XIX° secolo é Manuel de ROSAS che insidia l'indipendenza argentina da poco conquistata. In un breve romanzo, EL MATADERO (il Macellaio), Esteban ECHEVERRIA esprime una dura protesta contro la dittatura; in Amalia José MARMOL amplia il quadro impressionante delle azioni violente di ROSAS, mentre in Facundo Domingo FAUSTINO SARMIENTO insiste sull'insanabile conflitto tra civiltà e barbarie, tra libertà e dittatura. Con SARMIENTO il personaggio del despota incomincia ad avere consistenza propria nella letteratura ispano-americana. La figura del tiranno diviene protagonista e nella traiettoria che conduce al Novecento rappresenta una concrezione significativa. SARMIENTO e con lui gli scrittori del XX° secolo non presentano al lettore solamente l'ambiente di violenza e di corruzione che caratterizza la dittatura, ma la natura barbara di colui che é all'origine di ogni violenza e di ogni corruzione, senza peraltro disconoscere il fascino istintivo, l'attrazione che l'uomo "forte" esercita sulle sue stesse vittime.

Numerosi romanzi denunciano una situazione inquietante, generalizzatasi ampiamente negli anni successivi alla prima Guerra mondiale, e ripresentatasi in forme non meno drammatiche dopo la breve parentesi democratica seguita alla fine della seconda Guerra mondiale che coinvolse gran parte del mondo. L'America finisce per assurgere a simbolo di un sistema negativo di governo e in tal senso diviene tema interessante anche per i romanzieri non americani. Dopo Le dictateur (1926) di Francis de MIOMANDRE e Tiramo Banderas (1926) di Ramon Maria del VALLE-INCLAN occorre attendere il 1946 con El SEÑOR PRESIDENTE  di Miguel Ángel ÁSTURIAS per apparire la più genuina e sofferta interpretazione americana del dramma.

Altri scrittori, tuttavia, avevano preceduto ÁSTURIAS nel tema. Basterà citare il messicano Martin Luis GUZMAN con il suo La sombra del Caudillo, vengono poi i romanzi di Jorge ICAZA, di Ciro ALEGRIA, celebre il suo Los perros hambrientos (I cani affamati), 1939, sul tema della retorica dell'opportunismo, di Demetrio AGUILERA MALTA, noto per aver pubblicato nel 1973 il suo romanzo El secuestro del general che segnò la ripresa vigorosa dell'argomento, di Romulo GALLEGOS con il suo El Forastero (1947) in cui affronta il problema della collaborazione col despota, in vista di un bene per il popolo. Oltre a El secuestro del general c'é da menzionare, un romanzo breve dello scrittore cubano Alejo CARPENTIER, El derecho de asilo (1972) in cui i temi della dittatura vengono rapidamente accennati e El Reino de este Mundo (1949) preceduto da un prologo nel quale formula una nuova teoria del realismo, quella del "real maravilloso" che pubblicato a parte come saggio ebbe un successo superiore allo stesso romanzo; e poi ancora El recurso del método (1974) dello stesso scrittore cubano a cui é legato in suo nome. Ma nessun romanzo incide, a mio parere, con così profonda partecipazione e con pari risultato artistico, nella realtà americana, come  El SEÑOR PRESIDENTE , dominando incontrastato fino agli anni più recenti.

La mia analisi che troverai in allegato parte da quest'ultimo romanzo di Miguel Ángel ÁSTURIASperchéda questo autentico capolavoro si afferma una stretta relazione di continuità tra i testi della dittatura del XIX° secolo e quelli del XX° e un interesse immediato nei confronti di una realtà umana allucinante e di un'espressione che continuamente si rinnova.

prof. Raffaele FRANGIONE 15-07-2016  

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