Raffaele Frangione, commenta Philip Roth

frangione raffaele Raffaele Frangione
Nuovo commento sullo scrittore Philip Roth
Sul romanzo American pastoral, capolavoro del letterato americano

Un mio particolare e articolato commento al romanzo American pastoral, l’unico e vero capolavoro di Philip ROTH, un pilastro della letteratura americana contemporanea. E sì, è difficile, a mio parere, non leggere oggi uno scrittore come Roth, soprattutto se si parla di letteratura ebreo-americana. Mi permetto, quindi, di affermare che non conoscere l’estro creativo di Roth è qualcosa di imperdonabile, un inaccettabile vuoto culturale che dovrebbe essere colmato magari cominciando con la lettura di questo romanzo atipico, duro e affascinante.
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Per il primo quarto del libro Philip ROTH chiama in causa, come fa spesso, una voce narrante, un suo doppio, quella del suo storico protagonista romanziere come lui, Nathan Zuckerman, con il compito di ricostruire la storia personale del personaggio centrale del libro, Seymour Irving Levov, detto “lo Svedese”, un atipico ebreo biondo dagli occhi azzurri, campione amato e adulato da tutti per le sue eccelse doti sportive, il mitico campione insuperabile, inimitabile nelle sue tre specialità di gioco, basket, baseball e football, tanto da incarnare con il suo sicuro successo, lui ebreo di origine, ben integrato ai valori della nazione americana,  il “perfetto americano”. 
Lo scrittore statunitense incarica il suo alter ego di ricostruire il destino di un americano che crede nell’America e nelle sue opportunità, di raccontare la vita della sua famiglia da tre generazioni conciatori di pelle e guantai di fama nazionale grazie al lavoro irriducibilmente ostinato dei suoi componenti all’interno di una società che dal dopoguerra agli anni ’70 conosce cambiamenti repentini  ed ha a che fare con movimenti contro-culturali che finiscono per diffondere insicurezze, dubbi e false utopie.
È il pretesto per interrogarsi su temi assai diversi e di grande attualità quali l’incomprensione tra le generazioni, l’impegno politico con rivalutazione di forme di puro idealismo, la lenta disunione delle coppie, le bassezze e i tradimenti nel rapporto tra amici, la paura della morte, la vergogna del proprio corpo, il senso d’inadeguatezza dei genitori di fronte al conflitto generazionale, ai propri figli, la retorica fumosa e irresponsabile di parte dell’intellighenzia culturale capace di inculcare nelle menti fragili dei giovani idee malsane e nocive e non ultimo il problema dell’integrazione degli ebrei nella società americana.

In verità American pastoral è la Storia di un’America moderna che pur attraversando momenti di grande preoccupazione successivi agli anni della “Great Depression” (gli anni ’40, ’50 e ’60)contrassegnati da crisi economiche e da forti disparità sociali, vuole guardare ottimisticamente al futuro e lavorare con determinazione per dare continuità a quel “sogno americano” che non è mai stato accantonato.
E tutto ciò filtra assai chiaramente dalla ricostruzione della famiglia dei Levov inserita all’interno della comunità ebrea di Newark, popolata da immigranti dell’Europa dell’est che riescono grazie ai valori cari agli amici americani (perseveranza, economia liberale, lavoro e famiglia) a realizzare e a vivere pienamente il sogno americano in tutto il suo splendore.

Al limite tra fiction e autobiografia, American pastoral è anche una foto in bianco e nero di un’America un po’ troppo sicura di sé, gelosamente legata ai suoi valori repubblicani e alla bontà del suo progetto politico-sociale il cui modello, però, non è riuscito a sedurre una nuova generazione di giovani che animata da uno spiccato senso critico e polemico è andata alla ricerca di nuovi ideali e di più percorribili utopie, contestando aspramente ciò che di buono era stato realizzato.

Ma è soprattutto sul lato nascosto di questo “amaro sogno”, segnato dalla delusione e dall’idea fallimentare dei Levov d’intendere la famiglia, che ROTH costruisce il suo romanzo che è in qualche senso un’anatomia di questo disastro e da qui il riferimento al poema di John MILTONParadise Lost” che guida la struttura in tre parti (Paradiso ricordato- La caduta- Paradiso perduto) del libro.

Malgrado le più che cinquecento pagine questo romanzo esuberante, dalla cronologia sorprendente che attraversa metà del XX secolo si dimostra assolutamente sconvolgente fino a destituire in maniera drammatica tutti i fantasmi con cui la nazione americana ha illuso i propri cittadini, con una solida struttura interna, con flash-back illuminanti e con lunghe descrizioni riguardanti la fabbrica dei guanti, gli inizi sportivi dello Svedese, le conversazioni padre-figlia quando Merry si recava contro il volere dei genitori tutti i sabati a New York per partecipare alle manifestazioni di protesta contro la guerra che potrebbero sembrare abbastanza noiose ma che rivelano invece una scrittura precisa  capace di rivaleggiare con il realismo balzachiano.
Anzi è il caso di affermare che è questo modo di scrivere che dona alla storia di ROTH una poeticità più diretta e che permette al lettore di entrare nella mentalità e nella vita del suo protagonista Seymour LEVOV, prima di fargli provare la straziante spaccatura di cui la figlia, la sedicenne Merry, sarà responsabile e artefice. È opportuno dire che è proprio questo moltiplicarsi di punti di vista, questa diffrazione come in un gioco di specchi della realtà e dell’interpretazione, uno dei pregi del testo e una delle caratteristiche da cui si riconosce il grande scrittore.
Se c’è un lato che può apparire disorientante per certi lettori esso si trova nella parte finale del libro quando si attenderebbero risposte e chiare prese di posizione da parte dell’autore sui feroci tumulti degli anni ’60. Ma l’attesa è vana perché sappiamo che l’intento dei libri di Roth non è di rappresentare una posizione specifica (progressista o conservatrice). Philip ROTH non vuole esprimere le sue convinzioni personali, ma scrivere unicamente “delle conseguenze comiche e tragiche delle convinzioni” che la gente nutre. In altre parole, ROTH vuol far passare l’assunto che l’elemento di forza dei suoi romanzi sta proprio nel rifiuto di prendere apertamente posizione. Il suo principale obiettivo è d’interrogare i lettori sui loro stessi pregiudizi, sulle nostre credenze e vane speranze.

Prof. Raffaele FRANGIONE 22-09-2017
 

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