Nicola Turco - rilanciare il territorio di Amantea con una sana politica urbanistica

Arch. Nicola Turco  04-06-2012
Nicola Turco
Amantea: il rilancio del territorio passa attraverso una sana e organica programmazione politica urbanistica.

Il dibattito culturale sul tema del recupero del patrimonio storico e ambientale si è particolarmente animato in questi ultimi anni, sia per gli approfonditi studi teorici che si sono via via susseguiti, sia perché fondamentalmente questi problemi sono entrati a far parte della coscienza collettiva del Paese, in una misura inaspettata ed insperata. Insomma la nostra opinione pubblica, dopo anni di indifferenze e di complicità nello scempio di intere parti del territorio, esprime oggi sensibilità ed attenzione alle condizioni ambientali e storiche in cui vive.
Guardando lo scempio che si è consumato a danno del nostro territorio in questi ultimi trenta anni, a causa della “cattiva gestione politica”, ritengo che, il territorio è un bene prezioso, una ricchezza che va tutelata e salvaguardata con ogni mezzo. La città è una “grande casa”, la casa è una “piccola città”, e chi non ha rispetto del territorio in cui vive non ha rispetto della propria casa.
Per questo suggerisco di migliorare l’ambiente di vita in cui viviamo, una città per i bambini, per gli anziani, conservando, per quanto possibile, tutti gli elementi architettonici ed ambientali tradizionali e di interesse storico che caratterizzano l’unicità del nostro territorio. Prioritario dovrà essere l’impegno politico, le scelte oculate, per quanto riguarda i settori dell’urbanistica, dell’ambiente e dei trasporti, senza nulla precludere allo sviluppo economico o produttivo e al miglioramento dei servizi, ma ponendo allo stesso tempo attenzione alla qualità edilizia, urbana e al decoro ambientale, con maggiori spazi verdi fruibili da tutti e con adeguate e moderne strutture pubbliche e non “faraoniche” che, sicuramente andranno a vantaggio non solo dei residenti ma anche dello stesso mercato edilizio.
Con Aristotele la politica mostra e dimostra che non è solo teoria, ma anche “arte”, filosofia. Di fatto tutta la storia della politica si pone come prova fondamentale di confronto, e a volte di scontro, tra idee e ideologie, tra passato e presente, tra uomini e società. L’arma principale della politica può e deve essere di stretto rigore concettuale, deve sempre promuovere proposte costruttive, emulando, in tal modo, le arti che compongono gli “ edifici “ di spazio e tempo, cercando come esse, di aspirare, quanto più possibile, alla “ bellezza ”.
Solo con l’ottenere una tale forma “ artistica “, solo con realizzare soluzioni sempre più vicine alla verità, potrà essere considerata come arte, come” bella arte “. Oggi, più che mai, il compito primario, della politica e di poter configurare, in forma artistica, l’intelligenza. La politica può essere considerata come “ arte “, come quella opera d’arte, che permette di unire la passione per la verità con l’aspirazione alla bellezza. E’ arte verso la conoscenza.
Se non si hanno le conoscenze storiche della propria città, sia essa grande o piccola che sia non si può amministrarla. Questi, io credo, sono i temi su cui bisogna impegnarsi, anche perché, se le politiche urbane non si esauriscono qui, è intorno a queste problematiche che si può innestare una nuova stagione di interventi in ambito urbano, nuove architetture, una migliore vivibilità, accessibilità e socialità, ossia la rinascita della coesione sociale ed economica della città. Oggi più che mai, i principi ispiratori di una “buona politica” sono la salvaguardia dell’ambiente e il mantenimento di un alto livello di vivibilità su tutto il nostro territorio.
Sono convinto più che mai, che la crescita economica e lo sviluppo organico di un territorio passa attraverso una sana ed oculata programmazione urbanistica. Ritengo, “ancora una volta”, che il PSA abbia una grande importanza per lo sviluppo del comprensorio, e potrà dare slancio all’economia rivalutando il territorio e riqualificandolo. Penso alla ripresa delle attività economiche e produttive del paese, promuovendo azioni efficaci con particolare attenzione al recupero di attività e tradizioni e di tutte quelle attività collegate al turismo.
L’impegno dovrà essere forte e concreto, recuperando il tempo perduto per dare quelle risposte attese da anni. Il P.S.C. (piano strutturale comunale) di Amantea, rappresenta lo strumento di grande rilevanza, con cui si può orientare il futuro del nostro sistema territoriale, recuperando il degrado di alcune aree, principalmente le periferie, pensando al verde, alle piazze (purtroppo scippate in questi ultimi anni a interventi non organici e senza scrupoli), alle piste ciclabili, ai servizi, ai parcheggi ai margini del centro abitato, dando ad Amantea e al suo territorio la possibilità di pensare ad uno sviluppo futuro Organico, compatibile e sostenibile.

Far capire che il PSC non deve essere uno strumento di cui avere paura, ma la grande occasione per riflettere sul futuro della città. La grande sfida di Amantea non si gioca sui terreni della periferia ma sulla capacità di ricondurre a una soluzione unitaria tutti gli interventi. Per quanto riguarda la periferia, la priorità del Piano dovrà tendere a bloccare la corsa all’oro sulle aree ancora libere, che sono del resto quasi esaurite. Finora sembrava quasi che ci fosse un diritto morale a costruire da parte di chi possedeva terreni. È con questo tipo di logica che bisogna chiudere. Solo dopo aver fatto questo sarà possibile aprire un ragionamento su alcuni spazi potenzialmente interessanti, inserendoli però dentro un modello che considera prioritaria la definizione del sistema della mobilità pubblica.
È solo questa qualità urbanistica che può costituire lo sfondo per la qualità dell’architettura. Il nucleo storico di Amantea costituisce l’unico riferimento identitario, nonché fonte di potenziale sviluppo economico, come attrattore culturale e turistico, può diventare efficace volano per l’economia, esaudire le grida disperate che da anni sono rimaste inascoltate (promesse fatte e mai mantenute). Pensare a incentivare uno sviluppo che tenga conto principalmente del miglioramento della qualità della vita per gli abitanti del centro storico, partendo dal patrimonio edilizio, privilegiando il recupero delle case dismesse.
Prendere una serie di misure volte alla rivitalizzazione del centro storico, attraverso un rafforzamento e una diversificazione delle attività e delle funzioni presenti. Il centro dovrà offrire nuova “attrattività”, perché la sola ricchezza del patrimonio storico e architettonico non è sufficiente per sostenere da sola un reale processo di sviluppo economico.
La memoria e l’identità della nostra città favorisce il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e il senso di appartenenza alla comunità, che ha radici antiche nel proprio territorio.
I ricordi, le memorie rappresentano frammenti di società che costituiscono il nostro bagaglio culturale, la nostra storia e in parte anche la nostra identità di persone inserite in una determinata realtà urbana. Così come un individuo che perde la memoria perde i propri riferimenti e la propria identità ( in questo caso si parla di amnesia), allo stesso modo la perdita delle memorie individuali e collettive di una città porta alla perdita dell’identità storica della città stessa e dei suoi stessi cittadini.
La città intrattiene con il suo passato un rapporto specifico e peculiare, tanto che da esso dipendono, per buona parte, il suo carattere e la sua individualità. E’ fondamentale quindi il legame esistente tra la società, le sue memorie e i complessi riferimenti comportamentali e i linguaggi che li connettono: se venissero a mancare, l’intera struttura culturale rischierebbe di perdere strutture fisiche, spazi e luoghi di incontro che rappresentano un punto di riferimento per la città. Sostenere perciò, il recupero del nostro patrimonio storico, attraverso attività artigianali e commerciali che investiranno nel centro storico.Incentivare il modello turistico dell’ albergo diffuso.
Incoraggiando la residenzialità nel centro storico, soprattutto rispetto alle giovani coppie, attraverso agevolazioni e/o convenzioni promosse dal comune. Per questo si può pensare a un progetto organico di collegamento (con i finanziamenti comunitari del POR Calabria - FESR 2007/2013) tra il centro storico e la città nuova, attraverso opere significative, quali scale mobili da collocare nei punti strategici di accesso. Questo significa, dare la possibilità di accedere e rendere fruibile anche l’area castello, punto di riferimento di tutta la città. Amantea, dominata da ogni punto dalle rovine del castello che sorge dall’alto del colle più imponente del proprio territorio, ha sempre rappresentato il simbolo, il baluardo, il riferimento e la memoria storica della città, ha rappresentato per secoli e continua a rappresentare l’elemento identitario, il riconoscimento della parte antica della città.
La prima cosa che bisogna fare, sarà quella di inserire Amantea (così come è stato fatto per Fiumefreddo B.), tra i borghi più belli d’Italia; fare dell’area castello un grande parco fruibile attraverso percorsi e sentieri pedonali, facilmente accessibili dal nucleo storico. Non insisterò su questi punti, che ho cercato di argomentare puntualmente in un mio libro finanziato dall’Università “ la Sapienza” di Roma (Tutela e Recupero del Patrimonio Storico e Ambientale in Calabria, edizioni Kappa, Roma 1987). Voglio invece ricordare che troppi tentativi si sono fatti in passato per l’acquisizione, ma “mai riusciti”, oggi, io credo, che queste cose si possono fare attraverso la Legge Urbanistica Regionale, ed è per questo che bisogna “fare attenzione” sul nuovo strumento urbanistico il P.S.A. (Piano Strutturale Associato), che promuove la “ perequazione”come strumento di equità sociale, di acquisire al patrimonio pubblico le aree private.

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Veduta del centro storico e dell’area castello

Pensare a un piano della fruibilità dell’area archeologica di Campora S.G. che rappresenta per il nostro territorio la testimonianza tangibile dei primi insediamenti all’epoca della Magna Grecia, agevolando l’accessibilità da parte dei visitatori impedendo nel contempo il degrado dell’area protetta; predisporre lungo i percorsi pedonali opportuni strumenti didattici (cartelli, segnalazioni, mappe) per fornire ai visitatori un adeguato supporto informativo atto a migliorare la fruizione del territorio. Anche in questo caso si può pensare all’acquisizione del terreno dell’area archeologica, tramite la “perequazione”, strumento di equità sociale.

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Scavi archeologici di una villa romana in località “Principessa”di Campora San Giovanni

Amantea e Campora possiedono un patrimonio storico-culturale e archeologico di notevole rilevanza. Io credo che la conoscenza e successivamente la divulgazione del patrimonio storico – archeologico è alla base di ogni programmazione e di sviluppo futuro. Il progetto che bisogna portare avanti dovrà prevedere l’azione congiunta dei progetti gestiti dalla Regione Calabria ( già avviati dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione Ass. Mario Caligiuri), con progetti locali ad essi correlati. L’iniziativa consiste in: analisi, studi, ricerche e monitoraggio delle attività di catalogazione svolte sul territorio comunale, attraverso rilevazioni, analisi statistico economica con “l’applicazione di tecnologie innovative per la fruizione pubblica delle collezioni catalografiche e fotografiche e non una semplice elencazione di opere raccolte”. Il lavoro si può estendere a tutto il patrimonio storico - artistico e archeologico, ma in particolar modo si può iniziare con le seguenti categorie:

1) Creazione di un Catalogo on line del Patrimonio Storico - Architettonico e Archeologico;

2) Catalogazione informatizzata e trattamento dei dati per le diverse discipline di competenza dei beni culturali.

Tutti i dati relativi agli interventi catalografici potranno essere progressivamente inseriti nella banca dati “catalogazione”, dove tutte le opere si possono consultare dal Catalogo direttamente e appositamente inserite e aggiornate di volta in volta. I soggetti coinvolti per tale lavoro possono essere: giovani, associazioni senza scopo di lucro e esperti in materia. Questi potrebbero essere gli interlocutori utili per elaborare un progetto ambizioso. Certamente la regia sarà l’Amministrazione comunale in accordo con l’Assessorato Regionale competente. Certo, cercare le risorse e progettare il futuro non sono due mosse in sequenza, sono una mossa sola: e per il nostro patrimonio storico e ambientale domani rischia di essere già tardi.

Amantea - 26/05/2012

Arch. Nicola Turco

 

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