Potremo essere obesi in futuro?

Obesità e diritto all’autodeterminazione alimentare…quale futuro? di Antonio Cima
Quanto segue è una riflessione distaccata dalla ideologia, dalla religione, dalle ragion di stato, basata sul concetto elementare del diritto del singolo e del diritto delle comunità.
Si presta al contraddittorio se ci si lascia condizionare dall’appartenenza politica o di ceto.
Le moderne disparità vissute oggi dai popoli della terra, iniziate con la rivoluzione industriale, rafforzate dai tanti colonialismi tra ‘800 e ‘900, appesantite dal bisogno energetico e consolidati dall’alta tecnologia, hanno creato un mostro macrocefalo formato da una enorme testa con arti privi di energia e di vitalità.
Così abbiamo un occidente ricchissimo nel privato e indebitato fino al collo nel pubblico, un estremo oriente colmo di contraddizioni tra ricchezza sfrenata e assurda povertà, e il resto del mondo che muore di fame e d’inedia (tranne poche zone di sufficienza).
Gli eccessi della opulenza occidentale, figlia di esasperati consumi utili ad una economia sperequativa (a tanti poco e a pochi tanto), hanno consentito l’acquisizione di diritti inalienabili come la scelta autonoma su come alimentarsi. L’alimentazione è alla base di ogni economia, intorno al cibo (in via diretta o per via indotta) ruota gran parte del pil.
Ma le libertà alimentari che determinano obesità di massa e che si riflettono in modo devastante sulla spesa della sanità pubblica, e sull’efficienza lavorativa, sono ancora un diritto esclusivo del singolo considerando le ripercussioni sul cammino della comunità?
Per quanto tempo si potrà tollerare che gli abusi volontari e scellerati di qualcuno tolgano risorse utili ai bisogni ordinari di tanti?
Per esempio, sarebbe tollerabile riconoscere a qualcuno il diritto di divertirsi per tutta la notte per strada con schiamazzi e urli a discapito del riposo e della tranquillità di un intero quartiere? No di certo!
Da un po’ di tempo USA e Inghilterra, che sono paesi fortemente obesi, stanno affrontando l’argomento e sono in cerca di soluzioni: scuola, educazione, inibizioni.
La tematica è molto delicata perché impatta con l’istinto primario del nutrirsi per vivere psicologicamente difficile da contenere, ma sempre più degenerato.
Una ulteriore complicazione è costituita dai riflessi sull’economia della filiera alimentare.
Il futuro va, ahinoi, verso una essenzializzazione del welfare a causa dello spropositato debito pubblico generato da immensi sprechi e ruberie di stato e di accomodamento cosciente di ampie frange della popolazione infiltrata nei privilegi clientelari.
Il debito pubblico si potrebbe, e si dovrebbe, appianare mettendo mano ai grandi patrimoni privati illecitamente accumulati, ma non lo si farà in nessuna nazione, quindi vi sarà meno spesa pubblica e vendita (svendita) del patrimonio dello stato.
Il contenimento del welfare costringerà ad una diversificazione di prestazioni: i virtuosi e i bisognosi per cause non volontarie avranno una corsia diversa dai non virtuosi per volontaria degenerata scelta di vita.
In proiezione, sembra ormai inevitabile, altre limitazioni saranno imposte negli eccessi individuali del ludico estremo per appagamento individuale senza benefici sociali. Per capirci, fare cordate in alta montagna per ricerche scientifiche è un conto, farle per appagamento personale per poi, se va male, attivare organizzazioni di soccorso costosissime è altra cosa.
La sintesi di quanto sopra è: la società civile garantirà i diritti individuali e collettivi, ma il singolo non potrà consentirsi eccessi e spropositi gratificanti per se stesso e dannosi per la salute che per essere rimediati richiedano risorse della collettività.
Dovremo rivedere e razionalizzare i nostri comportamenti individuali che gravano sulle risorse comuni e forse dovremmo depennare dall’elenco delle massime dialettali “vieni panu ca ti ‘mmuccu…alla vigna di fissi”.
Tutto ciò presuppone anche una rivoluzione culturale che estirpi la pianta velenosa del consenso clientelare che genera le cellule staminali del debito pubblico..ma ciò rappresenta l’asticella più alta di una società corrotta a tutti i livelli.
Antonio Cima 20-08-2012

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