Gli sprechi nell'edilizia pubblica

Poliambulatorio di Amantea
Ampliamento iniziato e mai completato
Tradisce la verità il cartello esterno che descrive i tempi di realizzazione del primo lotto di un’altra delle incompiute di questa Italia ferita al ventre da centinaia di esempi identici, emblemi inoccultabili di spreco di denaro pubblico e di inaccettabile degrado. I lavori del primo lotto dell’ampliamento del poliambulatorio di Amantea, è di questa ennesima bruttura calabrese che vogliamo parlare, iniziarono realmente nel marzo del 1997 ma non furono terminati nel giugno del 2008, come indicato e previsto, bensì nell’agosto del 2001.
Ma è il nulla, un’inezia, rispetto a quanto accaduto dopo. Perché si può tentare di insabbiare un appalto truccato, un concorso vinto immeritatamente, una consulenza fittizia, ma un monolite di queste dimensioni, abbandonato a se stesso a testimoniare l’irresponsabilità di una classe dirigente impunita e indefinita, non si può certo far sparire.
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Quando si arriva sulla stradina che costeggia il non bellissimo poliambulatorio che ospita da decenni la maggior parte dei servizi della struttura, ci si imbatte in un corpo di fabbrica aggiunto, che si eleva fino al quarto piano, incredibilmente, quest’ultimo, completato, mentre sotto si vedono solo decine di pilastri simmetrici, che giacciono li, come emblema di una gestione della politica sanitaria, quella calabrese, che definire raccapricciante è dire poco.
Perché accanto alla mortificazione di un territorio e all’insulto al buon senso, c’è l’aspetto meramente economico, come vedremo, che fa rimanere di sasso. Doveva essere lo strumento di miglioramento di una struttura che, ai tempi delle Unità Sanitarie Locali, era il centro organizzativo della sanità del basso Tirreno cosentino. Le continue riorganizzazioni effettuate, manco a dirlo in nome dell’efficienza, hanno finito per ridimensionarne le aspettative, facendo diventare la vecchia USL nr 11 amanteana, un più sobrio e anonimo distretto sanitario che presto, per effetto del nuovo atto aziendale dell’ASP cosentina licenziato in questi giorni dalla Regione, subirà, almeno dal punto di vista organizzativo, un ennesimo “declassamento”. E tuttavia i servizi, come si è affannato a ribadire ai nove sindaci dei comuni del territorio di competenza il direttore generale Scarpelli, non più di qualche giorno fa a Cosenza, non verranno ridimensionati, anzi, se possibile addirittura potenziati. Lo spazio, dunque, serve.
Quell’ampliamento ha ancora una ragion d’essere, se è vero com’è vero, e qui la cosa diventa davvero stupefacente, che diverse attività dello stesso distretto da anni vengono svolte in locali in affitto, che l’Azienda Sanitaria Provinciale paga, sparsi per il territorio comunale. Ma veniamo ai soldi, quelli veri. Lo studio di fattibilità dell’ampliamento in questione, denominato “Ristrutturazione e ampliamento del Poliambulatorio di Amantea” risale agli anni 1982/83. Commissionato dall’allora ASL 1 di Paola, poggiava su un investimento di 10 miliardi di lire, da realizzarsi in tre trance di finanziamento.
Il progetto rientrava nel primo triennio d’interventi per un importo di due miliardi e settecentocinquantamilioni di lire e prevedeva la ristrutturazione del poliambulatorio esistente e la realizzazione della struttura portante dell’ampliamento, attivando, con gli interventi civili e impiantistici essenziali, solo l’ultimo piano. Soldi che venivano messi a disposizione dalla famosa legge 67 art. 20 che era dotata di 30.000 miliardi di lire, volto alla riqualificazione del patrimonio edilizio e tecnologico pubblico e alla realizzazione di residenze sanitarie assistenziali. Con questo stesso programma, l’ASL di Paola otteneva finanziamenti per nuove strutture di assistenza ( S. Pietro in Amantea e Cleto), per la ristrutturazione di presidi ospedalieri esistenti (vd. Paola e Cetraro), per il completamento e l’ampliamento dei presidi poliambulatoriali extraospedalieri (Amantea). Nel maggio del 1995 l’ASL n. 1 di Paola affida, con delibera n. 500, l’incarico per la progettazione esecutiva e direzione dei lavori.
Nel mese di dicembre dello stesso anno, infine, il pool di progettisti, con la stessa somma impegnata, realizzavano un quarto piano nell’ampliamento (non previsto dallo studio di fattibilità) e tutti gli impianti dell’ultimo livello, che lo renderanno pienamente funzionale. Il risultato ora è che a fronte dei 2500 mq della vecchia struttura e del quarto piano completato, attualmente utilizzati,   ce ne sono circa altri 2800 che giacciono li, nel degrado più irritante, mentre sarebbero utili come il pane.

“Si tratta di una struttura imponente – conferma il dottor Tullio Lupi, direttore del distretto, che in passato si era impegnato a fondo, riuscendovi, a rimettere in moto le strutture di San Pietro e Cleto- che nel mio precedente mandato avevo cercato, assieme ai vertici dell’allora ASL di Paola, di completare sia pur in economia.
I calcoli dell’Ufficio Tecnico interno facevano comprendere come nel giro di quattro anni al massimo avremmo recuperato i fitti passivi che l’azienda sopportava e continua a sopportare. Attualmente sia il Centro di Salute Mentale, così come la Medicina legale, l’Unità Operativa di Prevenzione e Sanità Pubblica, il Centro vaccinale e altri servizi vengono ospitati in struttura esterne in locazione. Sono a conoscenza che l’ASP ha effettuato un lavoro di mappature di tutte le strutture di proprietà inutilizzate che sono ubicate nella Provincia. La speranza – aggiunge -è che un immobile così decisivo possa presto essere completato e messo a disposizione dei servizi. Nel nostro caso è indubbio che costituirebbe oltre che un salto di qualità notevole, per una più organica organizzazione dei servizi, un indubbio e produttivo risparmio”.

Rino Muoio Quotidiano della Calabria

20/09/2012

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