Giuseppe Serio: con la scuola prevenire l’illegalità

LEZIONI DI CALABRIA

Partire dalla scuola per contrastare i disonesti

Perché non si parte dalla scuola per prevenire l’illegalità? Sarei contento se la Regione stanziasse dei fondi per formare docenti e dirigenti scolastici per il progetto Cittadinanza etica nella scuola. A mio parere, è possibile educare i giovani ad essere protagonisti attivi dopo aver conosciuto quali sono le cause che ci impediscono di  realizzare il sogno che è un salto culturale che ci assicura di vivere lavorando onestamente.

Il fenomeno della trasgressione della legge si è diffuso non solo nei luoghi del degrado morale, ma anche in quelli del disagio e dell’emarginazione dove non si rispettano le regole della convivenza civile.          La scuola potrebbe offrire un contributo formativo promovendo le opportunità che consentono ai giovani di poter scegliere i modi e momenti necessari per crescere in forma integrale. Nel Piano delle Offerte Formative (P o f)  è necessario proporre percorsi didattici in grado di promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo lo spirito della nostra Costituzione.

Per esempio, è possibile far vivere la legalità agli studenti calabresi nella vita ordinaria della scuola se i docenti li aiutano a star bene con se stessi nella scuola, in un luogo dove si sta meglio seguendo alcuni itinerari didattici che fanno apprendere la legalità orientando gli studenti nella scegliere dell’etica dell’agire onestamente. Con tali itinerari, si esercitano a capire concretamente la differenza che c’è tra illegale -contro la legge- e legale -conforme alla legge- o morale, secondo la propria coscienza.

La scuola, in  collaborazione con la Polizia locale, guida gli studenti ad esercitarsi sulle infrazioni del ragazzo che va in moto senza casco o che non si ferma al semaforo con il segnale rosso o non rispetta i limiti di velocità ignorando le regole del Codice stradale. In questi casi, non devono comminare multe ai trasgressori, ma dialogare con essi perché il loro compito consiste nello spiegare a chi trasgredisce il Codice stradale o a chi assume sostanze stupefacenti che la vita è un grande valore che bisogna custodire. In questo modo, non solo non li emarginano, ma spiegano loro che chi dice ‘che la vita è sua e se la gestisce come vuole’, deve sapere che, se si rompe la testa o se va in crisi di astinenza, l’ospedale, il metadone e l’assistenza medica sono dei contributi dati dai cittadini che pagano le tasse anche per assicurare tale servizio.

Dunque, è meglio diventare amici dei trasgressori, dialogare con essi in modo costruttivo e sapersi avvalere del rapporto di amicizia che è una terapia ideale per recuperare i soggetti a rischio. Oggi, però, famiglia e scuola, spesso si chiudono a riccio nell’illusione di difendersi dalla violenza e dalla trasgressione; ma è una forma sterile di difesa che somiglia al muro e non al ponte da cui si accede al dialogo amicale.

Per reagire correttamente all’illegalità imperversante occorre rendere concreta la comunicazione inter-personale e inter-culturale sperimentando il metodo psico-dinamico che trasforma gradatamente il trasgressore in apprendista della vita buona. Tra famiglia e scuola occorre costruire dei ponti di comunicazione fervida per la programmazione di attività che abbattino i muri che dividono le persone, propongano la cultura dell’amicizia che è fondata sul rispetto reciproco della dignità di ognuno e denominatore comune di tutti.

Occorre anche che scuola e famiglia chiedano alla Regione Calabria di istituire il Centro di aggregazione giovanile nei punti di debolezza socio-territoriale e di privilegiarlo come luogo d’incontro primario che prepara i ragazzi disagiati a saper vivere negli spazi della socializzazione autonoma. E’ anche noto che negli spazi non strutturati nascono e si consolidano le amicizie, quelle buone e quelle non buone; per ciò a scuola arrivano anche i ragazzi con il carico di esperienze acquisite in tali spazi. Nei loro confronti, il Centro svolgere la duplice funzione di consolidare le esperienze positive e prevenire e/o neutralizzare gradatamente quelle sicuramente negative.

Per esempio, si potrebbe prevenire la devianza mediante la terapia dell’ascolto attivo che è un presupposto necessario dell’ambiente sociale o luogo di comunione, non di comunanza che lambisce, ma non penetra la persona. La comunione fra le persone -giovani o adulte che siano- implica la fecondità connettiva dell’amicizia e del rispetto reciproco che si trasformano in energia di vita per le persone che danno forza alla coscienza civica. Se manca quest’energia, manca anche il dialogo.

In che modo la scuola può prevenire l’illegalità? Con quali itinerari didattici può promuovere la coscienza civica? Quali potrebbero essere le esercitazioni da far svolgere agli studenti?Ritengo che sia necessario incentrare tutto sul dialogo senza cui non si realizza l’autentico rapporto interpersonale. Il giovane che non dialoga è povero di amicizia, non è trasparente, nemmeno è in comunione con i suoi compagni. La comunicazione fervida, invece, salda l’amicizia nella coscienza delle persone. Lo sviluppo della personalità di un giovane, dunque, si svolge sullo sfondo del dialogo che è possibile solo se le persone sono disponibili ed aperte.

Alcuni ragazzi non parlano se sanno di non essere ascoltati (in famiglia o a scuola) e se manca la terapia dell’ascolto attivo. Nemmeno l’adulto si confida se sa di non essere ascoltato, se non c’è amicizia. Insomma, quanto più il giovane si sente estraneo alla comunità in cui si trova a vivere, tanto più si espone al rischio della solitudine emotiva da cui si accede alla devianza invece che alla comunità di persone che incoraggiano i minori a parlare con gli altri.

Essere cittadino in famiglia, a scuola, nella società civile vuol dire saper parlare in modo corretto e chiaro testimoniando le parole con i fatti. Il parlare a scuola, però, è un evento impersonale; in famiglia non è sempre confidenziale, mentre nel sociale si parla quasi sempre in modo scialbo. In particolare, gli alunni parlano se sono interrogati e secondo ritmi mensili o trimestrali per cui il loro parlare non è sempre un momento creativo o un’opportunità per partecipare attivamente sia alla vita scolastica che a quella familiare.

In tal senso, la famiglia e la scuola non aiutano il giovane a crescere nel sapere per cui la verità non la sentono come  un bisogno che fa amare la vita esprimendone con gioia la partecipazione a chi è con te (fratello e sorella) o è vicino a te (compagno di classe, amico) con cui vivi o incontri nella società interagendo con lo spirito di collaborazione. La comunione tra le persone consente alla verità di penetrare nelle coscienze e d’interagire in virtù dei ponti di comunicazione -lingue e linguaggi- adeguati alle varie opportunità quotidiane. L’amicizia tra le persone è apertura alla vita; è lo spazio per stare insieme nella diversità, globale e locale, nel rispetto delle leggi dello Stato e della coscienza etica.

Il docente, che chiamerei coordinatore, propone al collegio il Piano delle offerte formative (P. o. f.) con la nuova disciplina (Educazione alla legalità). Le attività previste nel Piano sono proposte al gruppo classe (indigeni e migranti) per essere sperimentate come cittadinanza attiva a seconda delle indicazioni dei percorsi di cui farò cenno dopo. Il docente può anche illustrare agli studenti il ruolo svolto dai Padri costituenti e, successivamente, il pensiero di Aldo Moro che considerava la Costituzione italiana la fonte dell’educazione civica nell’ora di storia (2 ore mensili). La Legge Gelmini 169/08 -dopo controversi ripensamenti- stabilisce che la conoscenza della Costituzione sia preceduta da una sperimentazione nazionale nella scuola per offrire occasioni di sensibilizzazione e formazione dei docenti a cui è affidato il compito di esplorare possibili innovazioni riguardanti gli adempimenti degli studi (art. 11 del DPR 275). Le conoscenze specifiche che lo studente deve apprendere riguardano i principi della Costituzione: in particolare, il diritto di ognuno della pari dignità sociale (articoli 2 e 3) e il dovere di tutti di contribuire al miglioramento della qualità della vita sociale (art. 4); il diritto di fruire della libertà religiosa (art. 8) e delle varie forme di libertà (articoli13-21). Suggerisco ai docenti alcune ipotesi di sperimentazione sia nella scuola che nell’extra-scuola (Centro di aggregazione giovanile).

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