Storie d'emigrazione di Grimaldi

sciandra salvatore Cartolina Illustrata   di Salvatore Sciandra  19-11-2012
"Viaggiare per conoscere, conoscere viaggiando…"

Grimaldi, non solo terra di Migranti, ma anche di Imprenditoria Mercantile.
Viaggiare per lavoro, per me significa viaggiare per conoscere, e ciò lo faccio anche e soprattutto per non rendere noiose le mie mattinate d’ “attesa”.
Grimaldi, in questa lunga estate di San Martino, si veste d’autunno e ci copre di piogge dei platani e dei tigli, e di sfumature dei castagni.     continua dopo le foto

 

     In questo periodo è la sede in cui mia moglie presta servizio, come supplente, nella segreteria della Scuola Media “G.Iachetta”, dell’Istituto Comprensivo. Qui, tra i collaboratori e gli assistenti amministrativi, incontro i signori Giuseppe Bombini e Michele Pietramala che, qualche anno addietro, sono sbarcati ad Halifax, nella Nuova Scozia, in Canada. E’ subito simpatia, interesse e curiosità, soprattutto in vista della mia commedia che vedrà la Prima il 12 gennaio prossimo .Per altro, ogni mattina, raggiungendo Grimaldi via autostrada, mi imbatto, attraversando Maione, nel monumento dell’Emigrante dello scultore Montalto, lo stesso autore della statua di San Bernardino che domina il sagrato del Convento di Amantea. L’opera mi cattura e ne resto affascinato. L’idea, pur nella sua impostazione semplice, non è fredda e statica, ma con la sua plastica sofferenza riesce a trasferirmi sensazioni di sacrificio, di lavoro, di determinatezza e di riscatto: classica icona dell’emigrante.

     Posta al centro di uno spazio godibile ed attrezzato, con accanto una vasca a forma di stella, con zampilli d’acqua fresca, è anche il monito che il futuro delle genti non può essere affidato ad un “coup de chance”, ma deve assolutamente scaturire dalla determinatezza e dal lavoro intelligente di ogni persona.

   Grimaldi, ho scoperto, non è stata solo la terra di Migranti, ma anche di importante imprenditoria mercantile. Nel secolo scorso, infatti, e fin quasi agli anni ottanta, è stata il centro di riferimento per tutti coloro che cercavano lavoro all’estero, soprattutto nel Nord America: Stati Uniti e Canada.

Agli inizi del secolo scorso, i fratelli Giovanni e Vincenzo Veltri sono riusciti ad organizzare una Compagnia di Viaggi, veramente efficiente ed unica. D’altronde, Giovanni aveva avuto, a soli 16 anni, esperienza di lavoro nella costruzione della ferrovia in Algeria tra “Batna” e “Biskra, poi raggiunge il fratello Vincenzo in America. Partito da Grimaldi nell’agosto del 1885, ed imbarcatosi ad Amantea sul piroscafo per Napoli, dopo un breve periodo in USA, ad Helena, nel Montana, si trasferisce con Vincenzo in Canada dando origine all’azienda John e James Welch, poi trasformata, alla morte di Vincenzo, nella “John Welch Company”, fino a quando, dopo essersi stabiliti a Porth Arthur, nell’Ontario, il figlio di Giovanni, Raffaele, non diede il definitivo nome all’azienda: “R.F. WELCH L.t.d.” che firmò con la ferrovia canadese CNR( “Canadian National Railways”) un contratto molto lucrativo in esclusiva per la manutenzione delle rotaie.

     Nel 1950, la “Welch” ottenne dal governo canadese il permesso di assumere operai direttamente dall’Italia, con contratti che obbligavano gli emigranti a lavorare per due anni di seguito nei cantieri della CNR in cambio del viaggio pagato dall’Italia al luogo del lavoro.

     La Welch (Welch è il nome Veltri tradotto in inglese), su volontà del cav.Giovanni Veltri, reclutò la manodopera esclusivamente nel cosentino e in particolare Grimaldi, Aiello, Cleto, Malito, Domanico, e Lago (quasi tutti i laghitani si stabilirono ad Edmonton, nell’Alberta).

     Oggi, la “R.F.WELCH Ltd”, ha cessato la sua attività e gli eredi di Raffaele hanno venduto gli stabili dell’azienda e si occupano di altro. Vivono sempre nell’Ontario.

     A Grimaldi, rimane, a testimonianza della presenza dei Veltri, un palazzotto costruito negli anni trenta, con chiari elementi liberty incastonati in uno stile tipicamente dell’era fascista, dove, si era ritirato, per vivere il resto dei suoi giorni nel paese natìo, l’indimenticato cav. Giovanni Veltri. A qualche centinaio di metri, la sede dell’agenzia con accanto, al portone d’ingresso, una nicchia illuminata in cui sfavillava il modellino di una nave: la “Queen Federica”, molto usata sulla rotta Napoli-Halifax-New Jork, che, quando arrivava nella Nuova Scozia, ad Halifax, al Pier 21, scaricava quei volti di pietra. Disperati che avevano riempiti i loro bauli di bestemmie, di lacrime e di speranze, e che erano costretti a deporre, tra i bagagli in quarantena, le proprie abitudini, le proprie usanze, i propri credi. Solo le “radici” li accompagnavano e nessuna dogana riuscì mai a bloccarle nell’entrare in quelle terre ancora per loro sconosciute. Poi, per tutti , soltanto la festa del ritorno.

Totò Sciandra  19-11-2012

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