09-02-2012 GB Morelli NO abolizione Province

morelli
09-02-2012
Consigliere Provinciale Giovanni Battista MORELLI “Considerazioni sull’abolizione delle Province”.

CONSIGLIERE PROVINCIALE

MORELLI GIOVANNI BATTISTA

“Considerazioni sull’abolizione delle Province”. 

Martedì 31 gennaio tutti i Consigli Provinciali Italiani si sono riuniti per segnalare la necessità di mantenere in vita l’istituzione. La risposta più frequente che dagli esponenti delle Province è giunta alle richieste di taglio totale è semplice: ridurre il loro numero senza però abolirle tutte.

Le Province rappresentano appena l'1,5% della spesa pubblica complessiva del Paese. Il costo degli eletti in Provincia è pari al 5,5% del totale, contro il 20,3% degli eletti in Parlamento, il 44,2% degli eletti nelle Regioni e il 30% degli eletti nei Comuni. In Europa, 23 Paesi su 25 prevedono le Province come ente intermedio tra Regioni e Comuni.

Le Province si occupano di circa 125 mila chilometri di strade nazionali provinciali. Ogni anno investono oltre 1 miliardo e 500 milioni di euro per mantenere le strade sicure, soprattutto nei tratti lontani dai grandi centri abitati.

Grazie ai 2 miliardi e mezzo che le Province destinano alle scuole, ogni giorno 2 milioni e 500 mila ragazzi possono studiare nei 5000 edifici scolastici aperti su tutto il territorio, nelle piccole comunità come nelle grandi città. A garantire questi servizi sono i 56.000 dipendenti provinciali, la parte più giovane, moderna ed efficiente della Pubblica Amministrazione italiana, quella che si è strutturata più di recente. Se i dipendenti provinciali passano alla Regione, come viene prospettato, il costo del personale cresce del 20 per cento (600 milioni di euro in più per lo Stato), secondo lo studio Upi,

Chi deciderà, senza le Province, quali scuole tenere aperte e quali chiudere, quando bisogna liberare una strada dalla neve, quali buche tappare o quali tratte rendere più sicure?

Se fosse un manager di una azienda a dovere scegliere, siete sicuri che gli interessi che prevarrebbero sarebbero quelli dei cittadini? Senza le Province la gestione in sicurezza del sistema viario, la difesa del suolo, la realizzazione delle infrastrutture di comunicazione, saranno affidate ad organismi centralizzati su cui i cittadini non avranno alcuna capacità di influenza.

Le Province garantiscono la dignità di ciascun territorio, tutelando i diritti delle comunità e assicurando che le risorse non siano utilizzate altrove. Le Province fanno da argine allo strapotere delle grandi aree urbane nelle decisioni politiche che contano. I Consiglieri Provinciali, che non percepiscono indennità ma solo gettoni di presenza, si incontrano ogni giorno nel proprio paese, mentre le Giunte Regionali e il Parlamento, che costano milioni di Euro in indennità mensili, sono lontani.

Senza le Province, la viabilità, l’urbanistica, l’edilizia scolastica, la tutela dell’ambiente, la caccia e la pesca, saranno gestite non a garanzia del territorio, ma sulla base di convenienze che premieranno gli interessi più influenti e le grandi aree urbane, sempre più distanti dai cittadini, i quali non potranno controllare e interloquire con chi assume decisioni che incidono pesantemente sulla loro quotidianità.

Nel 2011 l’allora Presidente della Repubblica, oggi compianto, Oscar Luigi Scalfaro, in un discorso pubblico citava quanto segue: “Le Regioni hanno potere legislativo, mentre la competenza del fare, dell’agire, dell’operare è delle Province che hanno un rapporto diretto con i Comuni”.

Le leggi che si susseguono tendono a favorire le unioni fra i Comuni, senza peraltro riuscire a far piazza pulita di Enti intermedi inutili.

Cosa fare?: pensare prima di abolire le Province all’abolizione delle Comunità Montane, dei Consorzi di Bonifica, dei Bacini Imbriferi Montani, degli Enti Parco Regionali, degli Ato Acque e Rifiuti. Confermare i tre livelli, Regioni, Province e Comuni, eliminando tutto quello che è in mezzo, «dagli Ato ai consorzi di bonifica», affidando le loro funzioni agli enti locali provinciali.

Cosa si deve chiedere?:

  • ai Parlamentari del territorio, di farsi promotori in Parlamento di iniziative volte a garantire l’esistenza delle Province, intese come strumento di partecipazione democratica dei cittadini nel governo del territorio;
  • alle organizzazioni sindacali, di mobilitarsi contro l’abolizione o il depauperamento delle competenze in capo alle Province, per tutelare le persone che ci lavorano;
  • alle forze economico sociali, di mobilitarsi per ristabilire un punto di riferimento istituzionale certo nel territorio e per garantire il rilancio degli investimenti per lo sviluppo locale;
  • ai cittadini tutti, uomini di cultura, associazioni e ai gruppi di volontariato, di opporsi con forza all’abolizione o depauperamento delle competenze attualmente in capo alle Province, perché la loro soppressione porterebbe alla trasformazione di questi enti in altri enti o organismi nominati dai partiti e non eletti o scelti democraticamente dal popolo.

Senza la Provincia si verificherebbe un impoverimento enorme. Significherebbe rafforzare ulteriormente la centralizzazione gestionale regionale. Già ora la Regione, per molti, è un Ente lontano. Immaginiamo cosa significa per un cittadino dell'entroterra andare a Reggio o Catanzaro per qualsiasi cosa. I Comuni di una certa entità, possono avere un rapporto diretto con la Regione. Ma quelli medio-piccoli come faranno? Senza considerare che il disegno di legge, delega alle Regioni le competenze. Ma allo stesso tempo chiede di riorganizzarle.

Non vorrei che alla fine della giostra ci si renda conto, ancora una volta, che l'ambito ottimale per la gestione dell'area vasta è la Provincia. Se tutto questo sconquasso serve solo a eliminare le Giunte e i Consigli Provinciali non credo valga la candela. Anche perché, nel bilancio della Provincia, i costi della politica equivalgono solo all'un per cento.

Il risultato più evidente non è certo il risparmio, ma l'indebolimento democratico del territorio. Un dato appare certo: le Province sono entrate nel tritacarne dei costi della politica, diventando l'agnello sacrificale, come ha detto il Presidente della Provincia di Cosenza, ma se si fa un dibattito serio sulla riorganizzazione dello Stato credo che questo disegno di legge dovrebbe essere decisamente modificato.

Amantea, febbraio 2012                                                 dott. Giovanni Battista MORELLI
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