Francesco Amato - Marò da giudicare in Italia

amato-francesco Francesco M. Amato
I DUE MARO’ DEVONO ESSERE GIUDICATI IN ITALIA
in replica alla lettera di Mario De Munno

Ho letto la lettera del sig. Mario De Munno sulla vicenda dei due fucilieri di marina prigionieri nell’estremo sud dell’India, nel carcere di Trivandrum, poiché accusati di aver ucciso due pescatori indiani, e non posso fare a meno di esprimere la mia opinione contraria.
Dissento nel modo più assoluto su tutto.
Il sig. De Munno ha scritto che i fucilieri ignorano il codice della navigazione, sono stati imprevidenti, sono stati imprudenti ed hanno agito con leggerezza.
Due fucilieri di marina ben addestrati del Battaglione San Marco!
Ne è sicuro sig. De Munno?
Lei scrive: “che ci azzecca la richiesta di procedere secondo le leggi italiane con un tribunale italiano” e ovviamente (aggiungo io) con tutte le garanzie dei nostri codici? Invece ci azzecca, perché il nostro codice della navigazione sull’argomento è chiarissimo: per i reati commessi a bordo di navi italiane, in acque internazionali, è competente esclusivamente il giudice italiano. L’unico dubbio può sorgere nello stabilire il giudice naturale perché a bordo non c’è il tribunale: il tribunale competente sarà probabilmente quello del territorio dove si trova il primo porto di attracco della nave al ritorno in Italia. Una nave è un pezzo di territorio italiano che si sposta in acque internazionali. E’ veramente incredibile che molte persone siano convinte che in acque internazionali, sulle navi italiane si debbano applicare le leggi indiane o pachistane o non so di quale altro paese!
L’esercito indiano ha 1 milione 200 mila uomini, una enormità. Le sole forze speciali indiane contano 87.000 uomini (sono soldati ben addestrati come i marò italiani che sono al massimo 500 se nel conto ci mettiamo anche alcuni reparti speciali dei carabinieri), e l’India dispone della bomba atomica; ma, pensate un po’, non è in grado di mettere in sicurezza un tratto di mare vicino alle sue coste di fronte al porto di Kochi. Se vola una mosca nel Mediterraneo i satelliti ed i radar la individuano subito e i pattugliatori dei vari paesi dell’Unione Europea e della Nato, sempre presenti, le sono subito addosso; in India, quell’esercito sterminato non è in grado di controllare un pezzetto di mare davanti alle sue coste dove scorrazzano indisturbati i pirati con i barchini che vanno all’arrembaggio di enormi navi mercantili da più di centomila tonnellate di stazza, sequestrando il costosissimo carico e mettendo sempre  in pericolo la vita degli equipaggi.
Questa è roba da medio evo come ai tempi dei corsari di Dragut!
Ecco perché è stato necessario istituire a bordo delle navi mercantili, previo apposito accordo internazionale, i “nuclei di protezione militare”  contro la pirateria presente anche nel lontanissimo Oceano Indiano.
Il comportamento degli indiani, in questo delicato caso internazionale, viene definito civilissimo. Oddio, hanno certamente un aspetto civile gli indiani, si dipingono i pallini colorati in fronte e fanno mille inchini a mani giunte col turbante in testa come Sandokan, ma andiamo a vedere da vicino la realtà: l’intera India naviga nella sporcizia ed è il paese più inquinato al mondo, ha un livello di corruzione elevatissimo ed è un posto dove dilaga ogni forma di violenza, dilaga anche lo sfruttamento del lavoro minorile e quello sessuale anch’esso minorile, e un quarto della popolazione di questo sterminato paese si trova sotto la soglia di povertà e può tranquillamente morire di fame ma non può toccare  le mucche ed i vitelli che passeggiano liberi per strada. Roba da matti. E quando c’è da fare le porcherie non si tirano certo indietro i civilissimi indiani, anche quando sono in divisa. Vi ricordate tutte le atrocità commesse recentemente dai caschi blu dell’Onu indiani in Congo?
No? Possibile che in Italia nessuno si indigna se a violare i diritti umani su donne e soprattutto su bambine con violenze sessuali infinite e di gruppo sono proprio i caschi blu che i suddetti diritti umani dovrebbero invece difendere? Pensate che è dovuto intervenire personalmente Obama presso l’ONU per far cessare subito questo orrore!
Ed i colpevoli?:  impuniti.
Ed i processi degli inflessibili tribunali indiani?: nessun processo.

Possiamo stare tranquilli per i nostri marò sulla condotta delle autorità indiane? Io direi proprio di no! Si tratta di un caso estremamente serio, come si vede, e non è assolutamente il momento di scherzare.
D'altra parte ci sono numerosissime stranezze nel comportamento delle autorità indiane.
Ne cito solo alcune ma ne potete trovare altre su tutti i giornali in decine di articoli sull’argomento:
•    non risulta che abbiano fatto l’autopsia ai pescatori, anzi  pare che siano stati subito cremati;
•    la scatola nera della petroliera italiana Enrica Lexie è stata cancellata, sembra una cosa incredibile ma è proprio così;
•    non è stata controllata subito la barca per verificare se la traiettoria dei proiettili era compatibile con spari provenienti da una petroliera;
•    prima le autorità indiane hanno  garantito ai diplomatici italiani la presenza di esperti italiani per la verifica delle prove balistiche poi hanno fatto marcia indietro e solo dopo dure proteste hanno accettato la presenza di esperti ma solo come spettatori silenziosi, i nostri esperti (due ufficiali dei carabinieri) non hanno potuto aprire bocca né fare prove o verifiche;
•    pare che i pescatori abbiano parlato di circa 60 colpi sparati nella loro direzione;
•    i marò hanno subito dichiarato che il 15 febbraio scorso, hanno risposto ad un attacco di un battello dei pirati mentre si trovavano a circa 33 miglia dalle coste indiane, in acque internazionali, sparando in tutto 20 colpi, una raffica diretta in aria ed una raffica diretta in mare per avvertimento, poi il battello ha invertito la rotta, la versione italiana è quindi molto diversa;
•    i pescatori rientrati in porto con i corpi di Valentine Jalastine e di Ajeesh Pinku, attinti da 4 proiettili (c’erano 11 pescatori sul peschereccio), hanno affermato al contrario di essere stati attaccati da una petroliera verso le 18:20 ora locale in un punto che risulta essere distante 10 miglia circa dalla vera posizione della petroliera italiana; non coincidono ne’ gli orari ne’ la posizione delle due versioni ed inoltre i pescatori non hanno indicato il nome della nave dalla quale provenivano i colpi;
•    poco più tardi, nella stessa zona, ad essere attaccata dai pirati è stata la petroliera greca Olympic Flair; questa notizia è ufficiale perché registrata dal Dipartimento Crimini Commerciali della Camera di Commercio Internazionale;
•    la guardia costiera indiana ha rilevato la presenza di altre 3 navi di compagnie occidentali in movimento nella zona (la Kamone Victoria, la nave italiana Giovanni, la Ocean Breeze)  ma anche di altri pescherecci indiani, era quindi una zona di mare a dir poco affollata e c’erano sicuramente pirati in azione;
•    la guardia costiera indiana non sapeva quale nave richiamare in porto ed ha teso un tranello via radio: “Abbiamo trovato un peschereccio indiano con armi a bordo, avete per caso subito un attacco? Per favore rientrate in porto per sporgere denuncia contro di loro”; delle due l’una: o c’erano veramente armi a bordo del peschereccio che poi sono sparite oppure era un trucco per portare la nave italiana in acque territoriali indiane; il Comandante della nave greca, sicuramente attaccata dai pirati nella zona dell’accaduto, ha dato l’ordine di “macchine avanti tutta” e la nave greca si è allontanata;
•    la nave italiana ha invece risposto affermativamente alla richiesta della guardia costiera indiana di tornare in porto per denunciare l’accaduto e non ha avuto il minimo problema a tornare verso le coste indiane; ma già questa è una prova di buonafede, la nave italiana era in acque internazionali, gli italiani avrebbero potuto mentire dicendo di non aver avuto scontri o comunque non rispondere e allontanarsi senza tornare indietro come ha fatto la nave greca, sarebbe stato impossibile fermarli; non lo hanno fatto e questo si è rivelato però un grave errore;
•    relativamente alla barca dei pescatori, dalle foto pubblicate anche da alcuni giornali italiani si vedono fori di proiettile la cui posizione è incompatibile con una traiettoria dall’alto verso il basso; la petroliera era alta quanto un palazzo di 5 piani,  mentre la barca dei pescatori era quasi sul livello del mare, se fossero stati bersagliati dai colpi sparati dalla petroliera, i fori dei proiettili dovevano indicare una traiettoria dall’alto verso il basso, dalle foto sembrerebbe che i proiettili siano stati sparati con una traiettoria parallela al pelo dell’acqua.
Tutto questo merita una indagine seria oppure no?
Sappiamo tutti che se al posto dei due marò italiani c’erano due marines americani il comportamento delle autorità indiane non sarebbe stato lo stesso e anche quello della magistratura indiana che discute, si riunisce in camera di consiglio e discute e nessuno sa di cosa, non sarebbe certamente stato lo stesso perché gli americani si fanno rispettare.
A parti invertite, gli americani hanno preteso addirittura che i militari responsabili della tragedia del Cermis, non in acque internazionali come nel caso dei marò, ma in territorio italianissimo, dove la giurisdizione non può che essere italiana, tornassero tranquillamente a farsi processare a casa loro; e così è stato.

L’Italia invece non sta facendo una gran figura! Ed i vertici militari che guidano la missione dov’erano quando si è trattato di decidere cosa fare? Non hanno nulla da dire adesso e sono spariti nel silenzio più assoluto? Quali consegne, cioè quali ordini avevano impartito ai fucilieri?
Noi, come Paese, non abbiamo la forza di far applicare neanche il diritto internazionale vigente, purtroppo è questa la realtà. La linea della Farnesina è stata debolissima, le autorità italiane hanno fatto l’errore fondamentale di permettere che la polizia del Kerala salisse a bordo per “convincere” il Comandante della Enrica Lexie a portare la nave dentro le acque territoriali indiane con il trucco escogitato dalla guardia costiera. Questo è il pasticcio che è all’origine di tutto. E l’india sa di commettere un abuso rispetto alle norme del diritto internazionale. Ma l’italia non ha la forza di schierare portaerei davanti alle coste indiane, tutto qui. E come al solito ci sono  anche motivi elettorali: nel Kerala c’è attualmente un’altissima posta in gioco perché si avvicinano le elezioni governative e l’attuale Governatore Chandy, che è legato all’italiana Sonia Gandhi perché appartengono ambedue al Congress, ha un minimo vantaggio (un solo deputato) sull’opposizione comunista e del partito socialista rivoluzionario; ecco perché l’opposizione unita sta facendo leva sul nazionalismo indiano e predica a gran voce il pugno duro verso gli italiani.
Nel mondo, tutti si sentono autorizzati a prendere a pesci in faccia gli italiani per avere qualche minimo vantaggio elettorale, lo hanno fatto recentemente i francesi ed i tedeschi quando ci sono state le loro elezioni in piena crisi economica ed ora tocca anche agli indiani; questa è la pura verità.
Un paese civile ed evoluto, come l’Italia ha il dovere di farsi rispettare da tutti. Ed allora, visto che i nostri militari sono in giro per il mondo a farsi sparare per le guerre altrui chiediamo all’Onu di ritirare subito tutti i nostri militari dall’Afghanistan, dal Libano o dovunque altro siano dislocati e chiediamo che vengano sostituiti dai caschi blu indiani.
Per quanto riguarda la solidarietà ai parenti dei pescatori uccisi, ricordo solo che il sottosegretario De Mistura ha provato in tutti i modi ad incontrare i parenti di Valentine (con i parenti dell’altro pescatore non è stato possibile neanche provarci). La sua intenzione dichiarata era di pregare con loro e portare la solidarietà della comunità italiana. L’incontro era inizialmente favorito ed organizzato dalla Chiesa cattolica locale ma, è stato reso impossibile per il fortissimo ostruzionismo della polizia del Kerala. A questo punto anche la chiesa ha fatto marcia indietro per evitare di essere additata come anti-indiana. Ecco come sono andate le cose. 

Quindi aspettiamo pazientemente che in India abbiano fatto la loro sceneggiata, poi aspettiamo le votazioni nel Kerala per eleggere il Governatore il 14 marzo 2013, e poi riportiamo a casa i nostri soldati di marina.
Amantea, 7 gennaio 2013

Francesco M. Amato

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