Dialogo con Kussy Sym - Il clientelismo

 

cima antonio Dialogo con l'amico del cosmo, futuro cittadino di Amantea – parte 6
Caro Kussy Sym parleremo delle diatribe sul carnevale, dell’inefficiente politica clientelare, della mancanza di amministratori creativi 
di Antonio Cima 31-01-2013

 

Caro Kussy Sym
scusa il ritardo della presente in risposta alla tua di data cosmica F1D3A4B6C8E1B3 nella quale mi sottoponi alcuni interrogativi. Intanto come stai? Ho saputo della esistenza di tuo fratello ERE; la cosa mi fa piacere e mi fa ritenere che anche tu di fratelli ne annoveri tanti come me, e forse di più. A breve ti farò sapere se potrai portare qualcuno di loro sulla Terra. Veniamo ai quesiti.

Nel primo quesito mi dici di aver dedotto che nel calendario sociale amanteano dopo il Natale viene il Carnevale e mi chiedi cosa significhi questa parola e di cosa si tratti.
Sintetizzo il concetto che è ampio e coinvolge gran parte dei popoli dei quadranti terrestri occidentali.
Durante l’evoluzione delle specie terrestri abbiamo sviluppato una personalità duale (forse è più chiaro se uso il termine cibernetico personalità binaria).
Insomma i terrestri abbiamo due facce, quella che ci fa comodo (che normalmente mostriamo), e quella che realmente ci corrisponde (che teniamo dentro di noi). Mi procurerò di farti avere alcuni libri di Luigi Pirandello e di Sigmund Freud con i quali tal concetto potrai affinare.
Il carnevale diverte molto e ci consente, anche, per un giorno di nasconderci, qui mi fermo.
Ad Amantea è un evento molto sentito e partecipato; coinvolge tanti giovani, quasi tutti i bambini e relativi genitori e nonni. Negli anni è diventato un riferimento positivo dell’immagine cittadina, restando l’unico in considerazione del fatto che abbiamo perso l’identità turistica e siamo alla cunocchja (1) di quella commerciale.
Purtroppo, ahinoi, stiamo perdendo anche questa. Ti semplifico il quadro organizzativo.
Esiste un’associazione che di tale evento s’interessa da anni; l’amministrazione comunale collabora con essa finanziando il minimo necessario. Tra i due soggetti, diciamo la verità, non corre buon sangue. A questo rapporto travagliato ora si è aggiunta la crisi che ha prosciugato le casse comunali.
Abbiamo rischiato di saltare l’evento 2013, ma si farà: recita un detto dei vecchi: s’un po mangiari ‘a carna accuntentiti du brodu.

Il secondo quesito che mi sottoponi è se necessariamente occorrano soldi pubblici per fare le cose e se vi sia una strada alternativa percorribile dagli amministratori per realizzarle.
Mi sorprende la profondità di tale domanda che dimostra la rapidità di apprendimento. Se nel tuo spazio cosmico siete tutti così sarà opportuno accelerare la pratica d’emigrazione per tutta la tua gamma-strupp, così ho dedotto che si chiamino da te le struppigne(2).
La domanda richiederebbe un trattato enciclopedico, ma dobbiamo inevitabilmente stringere.
In Italia esistono due modi di amministrare, uno al Nord e uno al Sud; entrambi prevedono un grande sperpero (eufemismo) di denari con la differenza che al Nord quasi tutto funziona decentemente e al Sud l’unica cosa che funziona è l’illuminazione del territorio quando al mattino il sole s’affaccia dal quadrante orientale.
Come sai Amantea è a Sud del Sud…ho detto tutto sottolineva Totò.
Caro Kussy Sym SI, per fare le cose ci vogliono i soldi, ma non necessariamente del Comune.
Se le cose da fare sono di portata considerevole (un ponte, una strada, un edificio pubblico) ci vogliono molti soldi ed esclusivamente pubblici (sperando che l'opera sia di beneficio collettivo). Per tante altre cose (cultura, accoglienza, intrattenimento, protagonismo attivo del territorio -un esempio è il carnevale-), che richiedono partecipazione e saper fare, di soldi ne occorrono pochi e si potrebbero reperire anche da soggetti diversi dal Comune.
In questo momento non ci sono denari per niente. Giorni fa un amico (molto rispettato a Campora) mi sottoponeva l'interrogativo del perchè pagare lo "stipendio" agli assessori visto che, a causa delle casse vuote, sono "disoccupati" come amministratori e soprattutto il perchè di tante commissioni consiliari in condizioni di totale fermo: non ho saputo rispondere.
Personalmente ho una idea su cosa si possa fare in condizioni di vurza vacanta.
A giorni pubblicherò il mio programma per l’estate 2013 nel quale saranno dettagliate tutte le attività possibili senza apporti onerosi dell’amministrazione, ma prevalentemente organizzazione e fiducia nel territorio.

Al nord su queste cose è chiaro cosa compete agli Enti e cosa compete ai cittadini o meglio agli operatori commerciali/turistici. Se vai sulla costa romagnola o sul Levante/Ponente ligure, ma anche nel Salento, e vedi cosa fanno su tali settori, noti che gli amministratori programmano le attività utili sulle quali coinvolgono il territorio. Ognuno fa la sua parte, si assume la propria responsabilità, e i risultati si vedono. Gli amministratori capiscono che la loro sopravvivenza dipende prevalentemente dagli esiti e poco dal clientelismo.
Un amministratore illuminato che conosce le risorse cittadine disponibili, le capacità diffuse in grado di produrre beneficio collettivo, le responsabilizza stimolandole alla compartecipazione finanziaria oltre che operativa.
Ciò determina un ciclo virtuoso che distribuisce su tutti le positività che ne derivano.
Si sviluppa così la capacità di autodeterminazione del territorio che, a sua volta, riconoscerà anche i meriti dell’amministrazione in tutto ciò.

Dalle nostre parti tutto funziona esattamente al contrario: gli amministratori confidano esclusivamente sul clientelismo e si adoperano in modo viscerale per rendere tutti dipendenti dalla volontà municipale.
Si è stabilizzato un circuito vizioso che non prevede alcuna attività creativa dell’amministrazione che attende le richieste di chiunque voglia intraprendere una iniziativa. Per far ciò il richiedente ha bisogno dell’intervento dell'amministrazione comunale che rende disponibili le risorse necessarie. Questa è la regola primaria del condizionamento del consenso mediante il quale si hanno elevate possibilità di essere rieletti.
Il Comune diventa come un distributore di bevande a moneta; il “bisognoso” si porta davanti al dispenser, nella fessura depone la moneta-voto, sceglie la bibita e la bibita cade nella vaschetta di prelievo sottostante.

Si da il caso che nel frattempo il distributore si sia svuotato: non esistono più bibite da dispensare.
In tale situazione, in un contesto di compartecipazione creativa tra amministrazione e territorio, con oculata valutazione, il sistema può ancora funzionare, seppur con inevitabile sofferenza.
In un ambito di totale dipendenza dalla struttura comunale (come da noi), non avendo sviluppato gli amministratori la capacità organizzativa-creativa, si cade nella totale depressione e nella avvilente inedia.
Questo sta succedendo ad Amantea con un Natale al buio, con un carnevale vida mò, con l’associazionismo all’addiaccio, con il Campus …lasciamo stare, con le strade colme di buche come nemmeno a Sabra e Shatila del 1982, ed altro che risparmio.

Caro Kussy Sym questa è la situazione nella quale si collocano le tue domande.
La tua nanosecondesca capacità di capire ti consentirà di dedurre il quadro risultante e di valutare che con questa realtà ti dovrai confrontare quando sul tuo badge sarà crittografato: "Kussy Sym…residente ad Amantea (CS)".
Un saluto affettuoso
Antonio Cima 31-01-2013

(1) Cunocchja
In italiano conocchia o rocca - dal latino colucola; insieme al fuso serve per filare. Alla conocchia è fissato il materiale da filare (lana, canapa, ecc.); cominciando a filare dall'estremità si termina quando si arriva alla conocchia. 
Nel linguaggio dialettale di Amantea la citazione della cunocchja è metaforica; si dice quando qualcuno, pur avvertito delle difficoltà, si avventura in operazioni che non sono alla sua portata arrivando ad un punto di resa; in questo caso "è arrivatu alla cunocchja". Spesso si dice, con presagio minaccioso, "’a chillu aspiettu alla cunocchja" per indicare una persona che sta sbagliando, che non vuole ammetterlo, ma che presto dovrà fare atto di pentimento.
Nel senso del pentimento si potrebbe (ciotiannu, con un po, tanta, fantasia) invece che riferirsi a conocchia pensare a Canossa a proposito del pentimento dell'imperatore Enrico IV nei confronti del Papa Gregorio VII, post scomunica, per i conflitti tra chiesa e impero sull'assegnazione delle cariche ecclesiastiche. La manifestazione di pentimento c'è, ma è meglio lasciar perdere tale ipotesi.


(2) struppigna
E' un modo goliardico di definire il parentado ('a rrazza)

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