Alfonso Lorelli: Il Consiglio di Frazione negato

lorelli-alfonso Alfonso Lorelli: LA NECESSITA’ DI ELEGGERE SUBITO IL CONSIGLIO DI FRAZIONE DI CAMPORA S.GIOVANNI
Amantea 15-03-2013

vedi servizio sull'assemblea di Campora in data 14-01-2013

Le motivazioni addotte di volta in volta per bloccare l’elezione di tale organismo di decentramento previsto dallo Statuto comunale e fissato in un regolamento applicativo risalente a ben cinque anni fa, sono state e sono le più svariate. L’ultima in ordine di tempo è stata quella di chiedere alla Prefettura un parere non previsto da alcuna norma di legge ed in contrasto con l’autonomia dell’Ente costituzionalmente garantita. Ciò è avvenuto quantunque la stessa amministrazione avesse già fissato la data delle elezioni del Consiglio di frazione che doveva avvenire entro cinque mesi dall’insediamento del nuovo sindaco, anche se trattasi di termine ordinatorio ma comunque ineludibile.

Mi preme stigmatizzare come quest’ultimo comportamento dilatorio potrebbe riaprire antiche “ferite” ed essere gravido di conseguenze negative, sia per quanto riguarda la sua legittimità che per quanto riguarda la pacifica e collaborativa convivenza di tutti gli abitanti del Comune di Amantea. Non capirlo è stupida miopia politica.

Ciò premesso ritengo sia utile sottoporre all’attenzione di tutti i cittadini di Amantea alcune necessarie riflessioni al fine di collocare il problema nella sua giusta dimensione e capire come i grumi di resistenza di volta in volta emersi da parte degli amministratori, magari timorosi di vedere ridotto il proprio potere, non hanno alcuna ragione e legittimità.

1-L’istituzione del Consiglio di frazione di Campora S.Giovanni è coerente con tutte le disposizioni di legge vigenti, con lo Statuto comunale, con i principi costituzionali del nostro Stato democratico.

La vita di ogni democrazia moderna ha bisogno della partecipazione attiva e costante dei cittadini, del loro coinvolgimento nelle decisioni che interessano la collettività. Forme e modalità di partecipazione non sono fissate una volta per sempre, né possono essere identiche per le diverse comunità, grandi o piccole che siano. Ogni comunità ha una sua storia, antica e recente, che ne determina il sentire collettivo e perciò stesso la volontà di volere partecipare all’autogoverno della cosa pubblica.

2-La Comunità di Campora S. Giovanni ha una sua storia identitaria che trova spiegazione nella sua stessa origine e che i suoi abitanti vogliono difendere all’interno di una comunità civica più ampia che è quella del Comune di Amantea. Il Consiglio di frazione, mentre conferirà maggiore protagonismo agli abitanti della frazione intorno alle scelte che riguardano il proprio territorio, rafforzerà lo spirito di collaborazione con il centro urbano principale perché impedirà contrapposizioni equivoche ed arrocamenti ingiustificati ma anche discriminazioni, vere o pretese tali, collocando in maniera più forte la storia presente e futura della comunità Camporese all’interno di quella del Comune di Amantea nella sua interezza.

3-Il consiglio di frazione è espressione di democrazia partecipativa, allarga la conoscenza dei problemi della intera collettività tra i cittadini di Campora rendendo più cosciente e diffusa la loro partecipazione alle scelte della più ampia comunità civica. L’autonomia della frazione diventa così non più contrapposizione ed arroccamento ma partecipazione e difesa della propria identità, non visione settaria dei propri problemi ma loro visione più ampia, in una unità dialettica che arriverà ad una sintesi superiore nell’interesse generale di tutti i cittadini.

4-La formazione del Consiglio di frazione dovrebbe concludere positivamente un lungo itinerario che parte da molto lontano, dal 1928 quando il Comune di Aiello prima e quello di Serra poi guardarono al territorio compreso tra i fiumi Oliva e Savuto come una loro propaggine sul mare e tentarono di annetterselo, sottraendolo al Comune di Amantea di cui invece esso faceva parte, per come confermano le carte catastali napoleoniche del 1806 ed altri documenti anche più antichi.

5-Ad iniziare dai primi anni sessanta del secolo passato Campora si è trasformata in un nuovo centro urbano, dotato di un forte sistema economico e produttivo, la cui espansione urbanistica ha attratto, costantemente, nuclei familiari provenienti dai paesi vicini che hanno portato capitali e spirito d’impresa, le cui culture d’origine hanno interagito tra di loro e con quella storicamente esistente sul territorio. Proprio questa cultura eclettica, coniugata con un dinamismo economico eccezionale, ha fatto crescere le esigenze e le conseguenti domande che la collettività poneva al Municipio di Amantea. La forbice tra “domande” e “risposte” date dall’amministrazione comunale, nonché le particolarità della lotta politica degli anni settanta ed ottanta del secolo passato hanno agito da fattori di crescita del desiderio di autonomia della frazione.

6- La prima embrionale espressione di una difesa autonoma degli interessi della frazione risale alle prime elezioni comunali del 1946, quando il fronte unito dei partiti antifascisti presentò due liste, una di maggioranza ed un’altra di minoranza. Quest’ultima, capeggiata dall’avv. Mauri, elesse 4 consiglieri, tre dei quali erano di Campora ( Mauri, Domnico Metallo e Gigino Ianni Palarchio). L’avv. Mauri fu anche vice sindaco della città.

Negli anni 1949-53 il movimento di lotta per la terra e per la riforma agraria ebbe a Campora uno dei suoi luoghi più infuocati sotto la guida della locale sezione del PCI e dei suoi militanti più battaglieri (Gaspare Veltri, M.Antonio Rizzo, Bruno Provenzano, Saverio Lorelli ed altri). Vi fu l’occupazione delle terre incolte del Savuto, la formazione della prima cooperativa agricola, la nascita dell’Alleanza contadini. Quelle lotte contribuirono a creare una capacità di mobilitazione e di organizzazione in tutti i cittadini di Campora, la convinzine che la loro emancipazione passava attraverso il loro protagonismo ed il duro lavoro, l’orgoglio per la conquista dei propri diritti, il rifiuto della logica clientelare che porta a chiedere ai potenti ciò che è nel diritto di ogni cittadino avere. Questa è stata sempre una “diversità” di cui i camporesi sono stati e restano orgogliosi.

Nel 1953, quasi a conclusione di quella mobilitazione e quelle formidabili lotte per la terra, veniva istituito a Campora un Ufficio decentrato dello Stato civile ed un Ufficio delle imposte comunali, ed il 18 febbraio di quell’anno, con apposita delibera comunale, la contrada veniva formalmente e giuridicamente elevata a frazione. Essa è perciò, oggi, la sola zona territoriale del Comune di Amantea ad avere il titolo di “frazione”, mentre tutte le altre zone sono da definirsi quartieri o contrade. Questo va detto per evitare equivoci o affermazioni strumentali fatte negli ultimi tempi dalla minoranza consiliare ma che, per come sono state poste, non trovano fondamento giuridico.

7- Dal 1961 al 1981 Campora ha raddoppiato il numero dei suoi abitanti e lo ha triplicato nel ventennio successivo.I dati del censimento del 2011 non sono ancora disponibili perché soggetti a richieste di correzione da parte dell’Istat, ma le rilevazioni comunali confermano la presenza nella frazione di quasi cinquemila abitanti. Le ragioni di questa costante crescita urbana sono facilmente individuabili.

Lo spostamento verso la marina (compresa tra Coreca ed il Torbido) di centinaia di famiglie provenienti dai paesi vicini dell’entroterra ha portato alla formazione di una nuova identità comunitaria, che non era più quella dei paesi di provenienza ma nemmeno quella trovata sul posto. La contaminazione culturale tra chi vi si insediava e chi già abitava a Campora ha costruito un nuovo sentire collettivo, reso ancora più forte da un’etica del lavoro di tipo protestante che intende il lavoro come un valore di vita, una ragione della propria esistenza, e non soltanto un’attività finalizzata a migliorare le condizioni economiche della propria famiglia. L’organizzazione della vita collettiva di una comunità in crescita esponenziale richiedeva interventi cospicui in opere pubbliche ed infrastrutture di varia natura che, per motivi diversi, tardavano ad arrivare causando un malcontento spesso cavalcato da uomini politici per fini di partito.

8- Nel 1977, come molti ricordano, si formò un Comitato spontaneo per elevare la frazione a Comune autonomo. Furono anche attivate alcune procedure preliminari e raccolte 1500 firme, ma le condizioni di legge non esistevano ed il Consiglio comunale, investito della istanza, espresse parere contrario. Quell’iniziativa comunque produsse i suoi effetti positivi perché l’amministrazione comunale si rese conto di una legittima domanda della frazione in termini di maggiori interventi nelle opere pubbliche e nei servizi, ed anche perché Campora seppe esprimere un consistente numero di Consiglieri comunali utilizzando il sistema delle preferenze multiple allora in vigore. Quello scossone produsse tra l’altro la costruzione della scuola media, del mercato e della delegazione municipale, del nuovo campo sportivo, del cimitero, di alcuni acquedotti rurali, del lungomare poi distrutto dalle tempeste, dell’area PIP, del porto turistico e di altro ancora.

A livello politico la frazione contò di più anche grazie ad un nutrito gruppo di consiglieri comunali e di assessori; rivendicò ed ottenne spesso il vicesindaco della città e, per un certo periodo, anche il sndaco.

9- Comunque il senso di una diversa appartenenza continuò a covare sotto le ceneri producendo di tanto in tanto nuovi Comitati   che si sono riproposti non più come promotori del vecchio separatismo ma come gruppi di pressione, le cui carte sono state giocate nel campo delle alleanze con i candidati a sindaci durante le ultime competizioni comunali svoltesi col sistema maggioritario e l’elezione diretta del sindaco .

10-Man mano che la struttura economica della comunità camporese si andava omologando a quella di Amantea per effetto di uno sviluppo continuo delle attività commerciali ed artigianali, ed una riduzione del peso dell’agricoltura nell’economia complessiva della frazione, anche la cultura del “contrasto” e dello scontro tra le due comunità si è attenuato. Perciò oggi amministratori intelligenti dovrebbero saper evitare il ritorno di vecchie contrapposizioni avviando un nuovo e più avanzato “pactum unionis” che garantisca alla collettività di Campora un ruolo decisionale, seppure indiretto, sui propri problemi, ruolo che soltanto un Consiglio di frazione può garantire, all’interno di una visione unitaria di tutti i problemi che l’amministrazione comunale deve affrontare. Esso non sminuisce i poteri decisionali degli assessori, nettampoco degli assessori camporesi, i quali anzi troveranno nel Consiglio di frazione un sostegno più forte per la risoluzione dei problemi dei cittadini, nonché una migliore relazione tra eletti ed elettori.

Soltanto così può essere difesa e garantita l’unità nella diversità e lo sviluppo armonico ed armonizzato dei due centri urbani, superando definitivamente le vecchie e non più riproponibili contrapposizioni.

11-Ritengo che il Consiglio di frazione porterà al superamento di una fase storica nei rapporti tra centro e frazione ed aprirà una fase nuova perché renderà possibile la conoscenza più diffusa dei problemi di Campora, la comunicazione più veloce tra amministratori ed amministrati, la ricerca cointeressata delle soluzioni da dare ai diversi problemi, creando un circuito virtuoso tra i due centri urbani che compongono lo stesso Comune e che da una più organica collaborazione potranno ricavare soltanto benefici.

12- Il Regolamento approvato nel 2007 tiene presente tutta l’evoluzione legislativa in materia di partecipazione popolare e decentramento che si è succeduta dal 1976 ad oggi, e si colloca all’interno delle previsioni statutarie, allargando il numero degli attori rappresentativi del contesto sociale, economico, territoriale, senza creare intralci all’attività decisionale degli organi deputati a farlo ma imponendo ad essi maggiore responsabilità politica e di motivazione decisionale su tutte le istanze che gli abitanti della frazione rappresenteranno di volta in volta attraverso il loro organismo locale liberamente scelto.

Si tratta di un organismo nuovo e sperimentale, che potrà anche essere rivisto nella sua struttura e funzione dopo avere verificato i risultati che esso sarà capace di produrre ed anche dopo avere ripensato in maniera più progressiva lo stesso Statuto comunale.

                                                                                                 Alfonso LORELLI  15-03-2013

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