Per non dimenticare con Fidapa all'ITC di Amantea

amantea-itc-memoria-2013 Il cammino dei ricordi: Il dolore che non dimentico, organizzato dalla FIDAPA, sezione di Amantea, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Napoli e del Mediterraneo e l’IIS Mortati.

Mercoledì 13 marzo 2013, alle ore 9.30, presso la Sala Convegni dell’IIS “Mortati” di Amantea, si è svolto l’incontro “ Il cammino dei ricordi: Il dolore che non dimentico”, organizzato dalla FIDAPA, sezione di Amantea, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Napoli e del Mediterraneo e l’IIS Mortati.


           L’incontro ha visto la presenza delle Istituzioni ed Associazioni locali,nella persona del Presidente del Consiglio Comunale, dott.ssa Sabatino Monica, della Presidente della FIDAPA, dott.ssa Mannarino Franca Dora, della tesoriera del Distretto Sud-Ovest, dott.ssa Porchia Giusy., del delegato Comunità Ebraica di Napoli, sig. Pugliese R. e della Vicepreside dell’IIS Mortati, prof.ssa Di Tanna Emilia.

L’iniziativa si inserisce in un progetto di collaborazione culturale tra la Fidapa e il Mortati che dura proficuamente da più di due anni e che, per la seconda annualità, ha approfondito tematiche legate alla tragedia dell’olocausto e della shoà.

Attraverso la testimonianza diretta del signor Samuel Modiano, tra i pochi sopravvissuti degli internati nel campo di concentramento di Auschwitz, e l’intervento introduttivo del prof. Mancini G.C., docente di Storia della Medicina presso l’Università di Tor Vergata, è stato possibile affrontare il tema delle persecuzioni razziali sia da un punto di vista scientifico che testimoniale, come non era mai avvenuto prima.

In una sala silenziosa, attonita ed emozionata, com’è difficile incontrare oggi, piena di studenti, docenti, rappresentanti della società civile, le parole del prof. Mancini prima,e del sig. Modiano poi, sono risuonate come rintocchi di campana, quelli della coscienza civile che si ribella ancora oggi ai soprusi, alle violenze, agli omicidi di massa, all’indifferenza, così come è stato ricordato attraverso la lettura significativa del testo di Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti”.

L’introduzione del prof. Mancini ha colpito l’uditorio attraverso una ricostruzione storico-letteraria, ma anche medico-scientifica particolarmente suggestiva, del concetto di “razza” nel corso dell’evoluzione umana ed, in particolare, nel ‘900 martoriato dall’antisemitismo nazi-fascista.

 La testimonianza di “Sami”, così ha voluto essere chiamato dai ragazzi il sig. Modiano, è stata il racconto di una vita descritto con le parole di un’anima ferita per sempre, incapace di dimenticare, ma capacissima di far riaffiorare tutti i sentimenti ed i valori universali più profondi ed anche paradossalmente più belli dell’esistenza umana, riscoperti proprio grazie a quell’indicibile dolore, a quelle immagini vive che sembravano riprodursi nell’anima di ogni persona presente nella sala.

Il momento catartico di quell’estrema emozione si è prodotto alla fine di quel ricordo tanto individuale, quanto collettivo, negli abbracci che spontaneamente si sono cercati in mezzo alle lacrime comuni di tutte le anime di quegli uomini e di quelle donne, giovani ed adulte, ormai unite in un afflato universale, in un autoriconoscimento ideale e valoriale che ha voluto affermare con forza la necessità della “memoria” storica per la creazione di un presente ed un futuro in cui la violenza e la sopraffazione non trovino mai più spazio.

La scuola ha il dovere di percorrere tutte le strade didattiche ed educative che possano sensibilizzare i propri giovani studenti alla conoscenza della storia dell’uomo, affinché esso stesso non possa sbagliare di nuovo e questo incontro, l’abbraccio con l’anima offesa di “Sami”, ha reso possibile ciò che molte pagine di storia non avevano fatto.

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