Amantea, il terremoto, la gente per strada

terremoto-strade  Amantea – Terremoto del 09-05-2013 alle ore 22,41
Un pò di paura diffusa ma nessuna conseguenza.
Così è stato per le strade cittadine

I terremoti, qua e là, quotidianamente picchiano alla porta di qualche territorio con esiti che vanno dalla piccola scossa che produce solo apprensione, alla devastazione delle cose e delle vite umane. Ogni volta si partecipa emotivamente in misura di ciò che è accaduto e si riprende subito l’abituale scadenzario.
I terremoti, come tutte le cose ad impatto fortemente negativo, sembra che debbano accadere solo agli altri. Questa volta è toccato al comprensorio di Amantea con modalità che non altera alcunché, solo un po’ di paura, né danni a persone, né a cose, nè disagi di alcun tipo.

Come tutte le sere, a quell’ora, ero davanti al monitor con le mani sulla tastiera, a completare le pagine della quotidianità del sito. Dovendo produrre tutto ciò che viene pubblicato di tempo ne occorre , e tanto.
Mentre digitavo il titolo di pagina, improvvisamente, la poltroncina cominciava a vibrare ed io con essa. Pensavo fosse la solita vibrazione dovuta all’asse di rotazione un po’ consumato (devo decidermi di cambiarla), ma dalla insistenza cinetica immediatamente ho dedotto che si trattasse di una scossa tellurica.
In questi casi ognuno reagisce d’istinto come gli viene. Mi è apparsa, visti i pochi secondi di durata, cosa di poco conto tale da consentirmi di spegnere tutto, chiudere l’ufficio e uscire.
Del passato ricordo le scosse di due eventi devastanti:
-nel maggio del 1976 abitavo a Monza in via Lecco, nella zona est a ridosso dell’autodromo; il devastante terremoto di Gemona nel Friuli fù avvertito chiaramente.
-nel novembre 1980 vivevo a Praia a Mare; il palazzo in cui abitavo vibrò sensibilmente per lungo tempo facendo presagire la devastazione che colpì l’Irpinia.

Di questa scossa del 9 maggio 2013 di Amantea ne possiamo parlare con normalità. Nessun elemento degno di nota.
Parte della gente è scesa per le strade, qualcuno è rimasto a casa indifferente, altri dai balconi. La consistenza lieve e breve del sussulto ha tenuto in casa anziani e soggetti in condizioni di precaria salute.
In ogni zona si sono formati degli assembramenti, con auto parcheggiate negli spazi ampi.
La modernità consente di essere immediatamente aggiornati e con tablet e smartphone ci siamo perfettamente allineati sull’accaduto. Tra le varie fonti consultate cambiavano di poco i riferimenti territoriali e l’intensità del sisma, ma abbiamo saputo che l'epicentro ha riguardato il nostro comprensorio con modesti valori di scala.

Nella mia zona ci siamo trovati in un “convivio” davanti al Campus Temesa. La piazza spaziosa ha accolto donne in vestaglia, uomini in pigiama, qualcuno a piedi scalzi, chi con i tacchi a spillo. Un po’ di gente nelle auto, la maggior parte sul muretto che cinge il prato (eufemismo) del teatro. Qualche bambino che piange, qualcun'altro dorme sui sedili posteriori, i più piccoli in braccio alle mamme.
La signora anziana che ricorda ai più giovani quanti ne ha vissuti di terremoti, aggiungendo che stava guardando la televisione, che non è contenta di quello che trasmettono oggi, che vorrebbe vedere gli sceneggiati di una volta e attrici come Gina Lollobrigida.
Tutti chiamano i parenti, vicini e lontani, inoltrandosi in filippiche di minuzie narrative: il rumore, il vento, le vibrazioni, il lampadario,…
Il solito logorroico vicino di casa esterna gli attimi di apprensione, quello del quarto piano di fronte non ricorda se scappando ha chiuso la porta, la neo-mamma vuole rientrare per il latte al bimbo, qualcuno è andato sulla spiaggia per verificare il rischio tsunami, tre tifosi della Juve parlano dello scudetto, della sfilata da fare, della squadra da migliorare per la Champions-league.
Così scorre il tempo, l’orologio segna quasi l’una di notte, qualcuno comincia a defilarsi, le donne e i bambini quasi tutti nelle auto.
Le voci si placano, qualche occhio si chiude, alcune teste penzolano, un uomo anziano esclama “ch’amu fa?”.
Da li a poco lo spiazzo resta vuoto, sullo scenario cala il sipario davanti e non dentro il teatro perché non si è trattato di una recita , ma di una realtà…più o meno.
Antonio Cima 10-05-2013
foto di repertorio
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