Antonio Cima rivedere le manifestazioni cittadine

cima antonio Amantea – la festa di S.Antonio anche alla Taverna?
Vanno riviste tutte le manifestazioni cittadine riservando particolare attenzione al centro storico e al borgo antico;
le tradizioni e le radici nel futuro delle località turistiche.

Antonio Cima 15-05-2013

Da un pò va affermandosi l’idea che sarebbe tempo di ripartire la festività patronale amanteana tra centro storico (Chjazza), ove si è sempre svolta, e zona marina (Taverna) che ambirebbe ad avere una delle due serate.
Nei luoghi con antiche tradizioni risulta essere cosa ardua l’intenzione di rivedere il calendario degli appuntamenti cittadini che si avvicendano anno dopo anno nello stesso modo, negli stessi luoghi.
Le tradizioni, che sono un patrimonio del territorio, vanno sempre più prendendo consistenza fino a risultare determinanti per le località a vocazione turistica.
Occorre, però, distinguere quelle che sono tradizioni a matrice strettamente culturale (in ogni ambito) e quelle che possono essere classificate manifestazioni territoriali.
Sulle prime la tendenza (direi l’obbligo) è di preservarle, sulle seconde si può intervenire con adattamenti che la mutevole logistica cittadina consiglia. Qualche esempio.
Sarebbe cosa impropria e da osteggiare se a qualcuno venisse in mente di sostituire il canto della Ninna della novena di Natale con canti moderni e farlo alle dieci del mattino.
Sarebbe insano ridurre le Varette alle sole statue dell’Addolorata e della Croce in un percorso ristretto.
Cosi come in ambito enogastronomico sarebbe improprio inquinare le pietanze secolari.
La storia degli ultimi decenni amanteani mostra, invece, un adattamento delle tradizioni di tipo logistico.
Il mercatino domenicale dal centro storico è stato portato nella zona moderna da molti anni adeguandosi alla riorganizzazione urbana.
La fiera ha subito continui adattamenti in relazione ai nuovi spazi disponibili.

In una logica razionale di redistribuzione delle manifestazioni cittadine non sarebbe cosa negativa svolgere una delle due serate della festa patronale nella zona marina, pur mantenendo inalterati gli altri aspetti e privilegi.
A ciò dovrebbe far seguito una attenta programmazione idonea a riaccendere le luci sul centro storico nel suo complesso con iniziative sviluppate sulle radici del luogo.
Non solo le attuali, sporadiche manifestazioni dei pochi che ci mettono di loro, ma una volontà amministrativa in grado di volare alto.
Un tale contesto si dimostrerebbe adeguato ai tempi in sintonia con le tendenze che inequivocabilmente indicano questa rotta.
Antonio Cima 15-05-2013

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