Albino Curcio: Una voce a favore del Sommo Poeta

curcio albino Albino Curcio
                            Una voce a favore del Sommo Poeta                       

Amantea 20-03-2012

Caro Antonio,

l’altra mattina mi trovavo in un negozio e, mentre aspettavo il mio turno, entrò un signore esternando il suo gioviale “disappunto” per aver visto in strada una signora, intorno alla cinquantina, molto svestita – a suo dire – in rapporto alla situazione meteorologica in atto. A dire il vero la giornata si presentava bellissima, ma quel signore rimarcò che si trattava appena delle 8 del mattino! Il titolare del negozio cercò ilarmente di giustificare lo “svestimento” della signora con una possibile incaloritura da menopausa. Molto simpatica la scena. Mi venne spontaneo l’accenno ad un sorriso e un immediato riferimento all’articolo di Anna Cima sulla posizione assunta dall’organizzazione «Gherush92» nei confronti della Divina Commedia di Dante Alighieri. L’intervento della presidente dell’organizzazione, Valentina Sereni, non mi sembrò molto lontano da quello della donna in calore descritta dal cliente del negozio: in entrambi ravvisai il forte desiderio di buttare via da dosso tutto ciò che le aveva coperte fino a quel giorno e rimanere completamente nudi. Non che il nudo sia artisticamente spregevole, anzi!, ma spesso risulta senz’anima, un po’ come una qualsiasi statua marmorea. L’arte, il nostro bell’abito per la festa! Che tristezza mi hanno recato le parole della cara presidente Valentina. Ma forse non era Dante il suo vero obiettivo. Ormai è talmente incessante il fuoco incrociato contro il Cristianesimo, che anche il più limitato di mente può scorgerne la fonte e definirne i contorni. Il messaggio di Anna Cima ai ricercatori della «Gherush92»: «…fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza
», mi suona come un gettar le cose sante ai porci (nessuna allusione a persone); potrebbe, tuttavia, essere colto non solo dagli studenti, ma anche dalle eccellenze della cultura nostrana, che son soliti nutrirsi, appunto, di virtute e conoscenza. Non sta a me, infatti, dissertare sul valore della Divina Commedia di Dante, così com’è: non sono un uomo di lettere né un artista. Al più posso limitarmi, e lo faccio volentieri, ad ammirare l’insistenza con la quale Antonio Cima ha mantenuto in evidenza l’articolo di Anna su Webiamo, forse anche lui speranzoso che qualche voce si levasse a favore del Sommo Poeta. Mi torna alla mente una strofa, nella fattispecie particolarmente significativa, del Canto XVII del Paradiso: «
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, tutta tua vision fa manifesta; e lascia pur grattar dov'è la rogna.». E’ pur vero che non c’è digestivo efficace per chi, ad ogni costo, non intende assimilare la Verità, preferendo le infette cibarie propinate dal laicismo arrogante dei nostri tempi, che inquina le sorgenti stesse della vita; ma è altrettanto vero che non c’è alcun astringente che potrà trattenerla nello stomaco, senza il rischio che le budella finiscano penzoloni dalle gambe. Pur non entrando nello specifico delle parti della Divina Commedia contestate dalla presidente della «Gherush92», non nascondo le mie perplessità sul tentativo della Sereni di salvaguardare gli studenti, mortificandoli nella loro intelligenza assieme ai loro insegnanti. In proposito, riporto quanto da lei esplicitamente affermato: « Studiando la Divina Commedia i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un'opera che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti». Sembra proprio che la Scuola sia intesa dalla presidente come un carcere dove i detenuti sono costretti ad apprezzare il cibo che gli si offre innanzi, senza alcuna possibilità o capacità di esprimere autonomamente un giudizio alternativo di gusto; e che la classe insegnante non faccia o non sia in grado di fare da filtro tra l’opera e il lettore. E, poi, la ciliegina sulla torta, il vero fine: seminare odio contro la Chiesa, attribuendole omelie, prediche e sermoni di stampo antisemitico. Io non so, sinceramente, quali luoghi di culto frequenti la sig.ra Valentina Sereni, visto che i continui incontri tra i rappresentanti ebraici e cattolici la contraddicono palesemente. Quanto agli omosessuali, sembra che la presidente non sia, anch’essa, immune dall’accusa di mancanza di filtro, quando dice che: «Nel Purgatorio i sodomiti riappaiono, nel canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali». E’ evidente che la condanna dantesca riguarda non gli eterosessuali e gli omosessuali in quanto tali, ma l’uso distorto della loro condizione: la ricerca spasmodica del piacere. «L'arte – dice la Sereni - non può essere al di sopra di qualsiasi giudizio critico. L'arte è fatta di forma e di contenuto…»: è vero; ma il contenuto è solo la parte grezza dell’arte: la pasta, il marmo, le parole da modellare. La forma, al contrario, è già di per se stessa arte nel pensiero che la pensa, e attende solo di estrinsecarsi. Non è lo scorrere del tempo ed i conseguenti cambiamenti sociali che possono oscurare l’opera d’arte. L’arte non si pone al di sopra del giudizio critico, perché è questo che ne consacra il valore una volta per sempre: il bello è universale, non varia a seconda delle stagioni. La Divina Commedia era un’opera d’arte quando si sorrideva maliziosamente sugli omosessuali; continua ad essere un’opera d’arte anche ai nostri tempi, in cui assistiamo al matrimonio delle coppie gay. Altro che «espungere la Divina Commedia dai programmi scolatici ministeriali»! La grandezza di quest’opera è anche nella sua capacità di far prendere coscienza di tante problematiche, che assillano il nostro vivere quotidiano, e che ognuno deve cercare di capire ed affrontare, utilizzando soprattutto le proprie capacità intellettuali e morali, e non seguendo, a modo delle pecore, commenti e chiarimenti del pastore mercenario di turno. I filtri di cui si fa promotrice la Sereni dovranno consentire al più la libera formazione dello studente, non renderlo asfittico con i fumi del corrente laicismo anticlericale. Da ricercatori e professionisti di un’organizzazione che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, mi sarei aspettato ben altro. A loro giustificazione mi sorge un interrogativo: che ne sanno di opere d’arte, se cercano di espungerle dalle scuole?

Albino Curcio

20/03/2012

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