Giuseppe Aloe - le Case Sciullate dovevano essere monumento cittadino

aloe giuseppe Giuseppe Aloe  12-02-2012
Le Case Sciullate dovevano diventare monumento cittadino e non essere abbandonate con un mucchio di unitili pietre 

Mi appresto a scrivere delle “case sciullate” però parto da lontano.

Nel suo libro “Storia di Amantea” il Dr. Turchi ci ricorda giustamente - perché non c’è un’ indicazione adeguata - che ad Amantea c’è una località chiamata Rota (la Sig.ra Cavallo nel suo libro “Ho sognato i suoi occhi” detta località la chiama “ bivio” e noi da ragazzi quando ci appostavamo per rilevare il numero delle targhe delle macchine in transito dicevamo: “Iamu allu bivio”) dove in una casa ivi esistente   il 6 Febbraio 1807 venne firmata la resa della città di Amantea alle truppe francesi dopo il lungo assedio. All’esterno una lapide ricorda l’evento. Una volta, mosso da curiosità, sono arrivato lì dove tutt’ora è la casa però ho scoperto che per leggere la lapide sbiadita sarei dovuto entrare in una proprietà privata. A Volta Mantovana all’esterno di un palazzo una lapide visibile a tutti ricorda ai posteri che l’11 aprile 1848, data fondamentale, Carlo Alberto dal suo quartier generale ammainava la Bandiera Sabauda per innalzare il Tricolore, riconoscendo in esso la Bandiera Nazionale Italiana. A Valeggio sul Mincio (VR) lapidi ricordano il passaggio di Napoleone, a Bezzecca (TN) una lapide ci ricorda il celebre “Obbedisco” di Giuseppe Garibaldi; su di una parete del rifugio Papa sul Monte Pasubio si possono leggere queste frasi “Chi ha salito senza palpiti d’amore questo Calvario della Patria chi non sosti con animo purificato su questa roccia gloriosa non entri in questo rifugio”……Tutte queste lapidi si possono leggere senza dover entrare in proprietà private e senza dover scomodare nessuno per vederle e soprattutto periodicamente le scritte sulle lapidi vengono rinverdite perché qui hanno il culto nel ricordare gli eventi storici, che onorano ad ogni scadenza con deposizione di corone e celebrazione della Messa. In tutti i paesi civili, dopo qualche anno dalla fine delle Guerre tutte le macerie provocate dai bombardamenti sono state rimosse; dove prima c’erano case, chiese, edifici, teatri o altro, ci sono state analoghe ricostruzioni oppure in quegli stessi luoghi sono sorti piazze, giardini, parchi, ecc. Ognuno di questi luoghi impreziosito da una coerente lapide per rimembrare il passato.

Cito per ultimo il terremoto del 1976: a Gemona del Friuli, oltre al resto, la calamità naturale aveva quasi distrutto il Duomo; i primi soccorsi giunti erano i militari del Genio tedesco che volevano abbattere i resti, mentre i friulani consigliarono ai genieri di occuparsi d’altro perché al Duomo ci avrebbero pensato loro. Dopo 30 anni sono tornato su quei luoghi per una commemorazione e ho trovato il Duomo di Gemona ancora al suo posto ristrutturato con un solo particolare diverso dalla conformazione originale: le colonne delle navate sono sbandate rispetto alla verticale di parecchi gradi a dritta.

Ad Amantea invece abbiamo le “case sciullate” dove, dopo parecchi anni dall’accaduto, qualcuno mosso a pietà, si è ricordato di fare mettere una lapide con i nomi dei caduti e purtroppo come capita spesso in questo paese dove le cose si fanno tanto per fare, si è scoperto che è incompleta, e il furbo di turno per sentirsi bullo ha pensato bene di deturparla. Dopo l’episodio sventurato che ha provocato tanti lutti, dei proprietari del palazzo completamente distrutto sembra fosse rimasta in vita sola donna Mina che forse non ha potuto fare niente per fare fronte a cotanta distruzione. Ma alla sua morte, in assenza di eredi, i resti di quello che certamente è stato una discarica per materiali di risulta (sdierro), forse, si poteva anche espropriare per rendere più utile lo spazio occupato da quell’ammasso di pietre che non avendo mai avuto un adeguato riconoscimento storico era inutile restasse in piedi. …..Però bisogna fare i cunti…. “ccu li spirdi”.

Giuseppe Aloe 12-02-2012

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