Geppino Vetere: Le giuste risposte del governo

vetere-giuseppe Geppino Vetere: 31-05-2013
Le risposte immediate che servono al Paese
La significativa affermazione del PD nei Comuni
 

Geppino Vetere: Preseguire nel solco dei bisogni della gente

Che la navigazione di questo governo non sarebbe stata agevole, fin dall'inizio, era noto a tutti, Enrico Letta per primo. Come era noto pure che, ben presto, avrebbe assunto le sembianze di una zattera nel bel mezzo di una tempesta di mare, travolta da altissime onde e costretta a fare i conti con correnti d’ogni sorta.
Ciò che, invece, mi ha sorpreso, usando una metafora, sono stati, da subito, i continui tentativi di scaraventare in mare chi governa la nave: un uomo mite della sinistra democristiana e caratterialmente incline al dialogo, alla mediazione, al confronto aperto e al compromesso costruttivo.
Una persona perbene, dal mio punto di vista, che si è caricata sulle spalle un onere gravoso e lo sta portando avanti con dignità, ribadendo quasi ogni giorno di essere pronta a fare fino in fondo la propria parte ma non a tutti i costi: non a costo di vivacchiare, non a costo di essere costantemente soggetta a ricatti e intimidazioni, di varare leggi vergogna e ''ad personam'', non a costo di cedere al populismo più becero e dannoso, di far perdere ulteriore credibilità al Paese e non a costo, infine, di rinunciare ai propri sogni, ai propri ideali e alla propria visione della società e del mondo.
Perché Enrico Letta sa che in questi mesi si gioca tutto, sa che, se dovesse riuscire nell’impresa di mettere in salvo le categorie sociali più deboli del Paese, rilanciare la crescita e lo sviluppo, contribuire ad invertire la rotta del Vecchio Continente d'Europa e restituire sobrietà alla politica, passerebbe alla storia come uno dei padri nobili della Patria. Ma sa anche molto bene, io credo, che questi obiettivi sono assai difficili da raggiungere e che, se dovesse fallire, non solo l’Italia rischierebbe di ritrovarsi nel fondo di un precipizio ma la sua carriera politica sarebbe pressoché finita e, per giunta, nel peggiore dei modi.
Per evitare, dunque, tutto questo, Enrico Letta, a mio modo di vedere, ha davanti a sé una sola strada da percorrere: quella del coraggio e delle riforme, la più dura ma anche l’unica in grado di condurci fuori dal baratro. In poche parole, il suo governo non deve trasformarsi nel governo dei rimpianti e dei ''però'', del ''vorrei ma non posso'' e del ''potrei ma è meglio di no'', in nome di equilibri che non stanno né in cielo né in terra e, soprattutto, risulterebbero incomprensibili ad una popolazione sempre più in crisi, sempre più sfiduciata e sempre più terrorizzata dall’assenza di prospettive per il futuro.
Detto ciò, questo discorso torna molto utile quando si analizza la storia della sinistra negli ultimi vent’anni, perché è vero che Berlusconi è quello che è; è vero che dispone di un impero mediatico di cui nessun altro competitore, in Italia e nel mondo, dispone ma è altrettanto vero che se sta ancora lì, nonostante tutti gli scandali e quasi dieci anni di mal governo, gran parte della colpa è da attribuire all'assenza di coraggio e dei ''però'' del centro sinistra, alle troppe volte che avrebbe dovuto comportarsi in un modo ma poi si è comportato in maniera esattamente opposta, fino ad arrivare al punto di vantarsi di non avere un'ideologia, come se avesse senso un partito o uno schieramento privo di una visione ideale del presente e del futuro.

Il difetto, se si vuole, ancora più grave, è stato anche quello di aver costruito attorno a se una gabbia dorata che ha impedito ai dirigenti di partito di valorizzare compiutamente le risorse migliori, di porre attentamente l’orecchio per ascoltare le innumerevoli richieste che provenivano dalla società e, non ultimo, di non aver compreso e denunciato per tempo la dissoluzione verso cui ci stava conducendo questo dissennato modello di sviluppo e di non averne saputo fornire uno radicalmente alternativo e in contrasto con la barbarie del liberismo, tuttora imperante.                                                                                                                                                                               Per questo, penso che sia necessario che Enrico Letta e una parte dei suoi ministri smettino di dire ''però'' e iniziare a dire convintamente ''Sì', ponendo il tema cruciale dei diritti al centro della propria azione di governo.  So fin da ora che qualcuno, nel leggere queste riflessioni, storcerà il naso e potrà dirmi che ''ben altri sono i problemi del Paese''' e che coloro che tutto sommato si sono adattati a vivere in gabbia, (mi riferisco, al riguardo, ai ''famosi'' centouno che hanno preferito non sostenere la candidatura di Romano Prodi per l'elezione a Capo dello Stato), tremeranno all’idea che il vento di cambiamento possa oltrepassare persino l’alto muro eretto dal berlusconismo che loro non sono mai stati capaci di abbattere.                                                                                 Tuttavia, immagino pure che gli elettori del centro sinistra non chiedono altri ''però'' ma, nella massima chiarezza, un progetto concreto e convincente che comprenda i diritti, la forza e il coraggio di spalancare, mai come ora, porte e finestre con la capacità di mettere in gioco poltrone e carriere, in nome di un ideale più nobile di vera democrazia ed uguaglianza.                                                                                                                                                                  Perché non è vero che i diritti siano un argomento secondario, come non è vero che ''ben altri siano i problemi''; al contrario, il vero dramma dell’Italia, io credo, è proprio l’assenza di diritti: quelli dei lavoratori, degli operai che non trovano lavoro, dei pensionati che percepiscono mensilmente somme modestissime, nonchè dei precari, degli insegnanti, degli studenti, delle donne e mille altri esempi potrei avanzare, visto che da vent’anni questo tema è stato rimosso o, comunque, considerato sempre con un certo fastidio.

Geppino Vetere

Pisa, li 31/05/013



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