Vetere, l'insegnamento di Gramsci

vetere-giuseppe Geppino Vetere
L’insegnamento politico di Gramsci
Una lezione sempre attuale

L’insegnamento politico di Gramsci - una lezione sempre attuale.
Di fronte alle continue guerre che coinvolgono vari Paesi, vicini e lontani da noi, ed alle diseguaglianze sempre più diffuse, il pensiero di Antonio Gramsci rimane incessantemente attuale, per meglio leggere alcune contraddizioni della società in cui viviamo.
Cari amici lettori del Webiamo, oggi vorrei, appunto, svolgere con voi alcune brevi considerazioni, necessariamente pertinenti, non certo esaurienti, intorno alla figura di Antonio Gramsci, nel tentativo di rendere viva oggi, più che mai, l’eredità di questo grande filosofo, politico ed uomo di eccelsa cultura che ha caratterizzato la storia italiana del secolo scorso.
L’importanza di rendere vivo Gramsci nuovamente oggi, si spiega essenzialmente, io credo, in ragione del fatto che egli sia stato in gran parte dimenticato. Per molti versi è stato un autore totalmente estromesso dal dibattito pubblico e relegato, nei migliori dei casi, una memoria storica, priva di contatti e di ricadute con il presente, subendo quello che io penso possa definirsi un duplice processo di assassinio.
Il primo fu cagionato, come si sa, dai fascisti che, l’8 novembre del 1926, lo rinchiusero nelle carceri, pur godendo dell’immunità parlamentare, con l’obiettivo, come ebbe a dire nella sua requisitoria il pm Michele Isgrò, di impedire al quel cervello di pensare per i prossimi 20 anni, ciò che naturalmente non avvenne, nella misura in cui, durante la reclusione carceraria, Gramsci compose “i quaderni del carcere’’. Questo grandioso testo, una volta letto, ci restituisce un affresco generale sulla società e sulla storia del nostro Paese.
La seconda uccisione è, invece, quella compiuta, dimenticandolo. E’ “l’uccisione’’ commessa dalle attuali forze “del quadrante sinistro’’ che gravitano all’interno del PD, che lungi dall’ereditare i suoi insegnamenti e dal metterne in movimento l’eredità, l’hanno, per così dire, ucciso o trasformandolo in oggetto di un vacuo culto agiografico, teso ad esorcizzarne la presenza reale nel nostro tempo, ovverosia, dichiarandolo superato, in qualche modo degno di essere relegato nel museo delle cose antiquate.
Da questo punto di vista, credo che occorra, quanto mai, restare saldamente ancorati al suo pensiero, al suo insegnamento, nel tentativo di comprendere i misteri insoluti del nostro presente e le contraddizioni che non hanno cessato di degradarlo. Proverò, pertanto, a mettere in luce pochi intrecci teorici fondamentali, alcune nozioni decisive dei quaderni del carcere che sarebbe molto utile venirne a conoscenza, leggendoli, non per richiamare semplicemente un pensatore nella sua grandezza, bensì per mostrarne la tenuta nel nostro presente e, di più, la necessità di prendere le mosse da quelle categorie sociali, per tornare a pensare criticamente “il mondo grande e terribile’’, come lo chiamava Gramsci.
Di queste categorie, che sono tanto prive nell’odierno periodo post-gramsciano che è anche per esso stesso un periodo anti-gramsciano, si consideri che tutte le battaglie fatte da Gramsci, sono oggi, in larga parte, attuali, tanto più che i principi, contro i quali combatté nel suo tempo, sono quelli oggi trionfanti, e cioè la società del capitalismo integrale, lo svilimento della vita umana, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, ovunque, quest’ultimo, sempre più dilagante nel mondo.
Ebbene, tra questi concetti che voglio, qui richiamare, muovo da quello del nazionale-popolare, che incrocia trasversalmente i quaderni del carcere e che è tratto, come spesso accade in Gramsci, da altri autori, particolarmente dal filosofo ed esponente di primo piano del Risorgimento italiano, Vincenzo Gioberti, che è una delle letture che Gramsci conduce in modo più serrato, durante la sua prigionia.
Il nazionale-popolare sottintende, nella sua dimensione più generale, all’esigenza di avvicinarsi al popolo o come Gramsci amava ripetere, tanto nella fase pre-carceraria torinese, quanto in quella poi successiva più lunga, occorre fare uscire le moltitudini dalla loro passività e trasformarli in un soggetto cosciente, consapevole e, dunque, attivo che sappia farsi promotore della propria storia e della propria emancipazione.
La storia, finora, diceva Gramsci, è svolta nell’epoca presente dalle classi dominanti. Occorre, perciò, rendere i dominati consapevoli, sicché occorre andare verso costoro e trasformare i testi in saggi che sappiano andare verso il popolo, perché è ciò che più manca nella tradizione italica, dove prevale un elemento denazionalizzato di riferimento a classi dominanti e a uomini considerati come cittadini di un'unica patria.
Il cosmopolitismo astratto è da sempre per Gramsci una delle tragedie della storia del nostro Paese che manca di un suo riferimento nazionale-popolare. Occorre, dunque, andare al popolo, dice Gramsci. Il popolo, inteso nella sua dimensione più generale di classi dominate e di subalterni. Gramsci completa e, insieme, rovescia il quadro marxista classico perché è convinto che la classe dominata non sia composta solo dai proletari urbani, quelli, per intenderci, di Torino, Genova e Milano, ma anche dai contadini del Sud del Paese.
Occorre creare un’alleanza, un sodalizio tra i dominati del nord e la classe proletaria urbana, nonché tra i dominati del sud e la classe contadina, in modo che si ribaltino, a partire dalla questione nazionale irrisolta, le irremovibili sproporzioni del capitalismo trionfante. La categoria del nazionale-popolare sottintesa, soprattutto, all’idea che occorra andare al popolo per renderlo attivo.
Ecco, credo che nel tempo del populismo, come viene chiamato oggi, ossia del riavvio dal movimento popolare contro la casta dei dominanti, Antonio Gramsci che è un autore irrinunciabile, l’esigenza di partire dal basso, dai semplici, dalle classi popolari e dal nazionale-popolare, è più che mai attuale.
Sicché Gramsci continua ad essere un maestro, un chiaro e forte riferimento senza il quale, forse, il nostro momento storico non può essere integralmente compreso, né può esservi spazio per una ripresa del conflitto, come lo richiamava Gramsci, dello spirito di scissione.
Geppino Vetere
Pisa, li 16 maggio 2019 

Aggiungi commento

REGOLAMENTO SUI COMMENTI:
1- i commenti sono sottoposti a restrizioni
2- sono consentiti commenti su soggetti e fatti pubblici
3- saranno esclusi commenti e citazioni impropri di persone e ambiti privati
4- saranno escluse citazioni irridenti o non rispettose di commenti altrui
5- saranno esclusi commenti senza rilevanza di tema
6- è ammessa la forma satirica esclusivamente in relazione a contenuti pubblici
7- solo i commenti che la redazione riterrà conformi a quanto sopra saranno pubblicati

In Evidenza


AMANTEA, CALABRIA

 amantea matrice 3
 Amantea
Le 101 cose
 


 Bronzi-di-Riace
Calabria
101 luoghi
151 cose


 Calabria
La Calabria
raccontata con
video storici


 amantea-varette-2008
Amantea
Storia della Pasqua
Testi, video, foto,
commenti, riti, canti
 
 

temesa logo
I Luoghi di Temesa

amantea-venerdi-santo-varette-2013-corteo
Amantea
Diario dei Riti
e Usanze Religiose

amantea-chianura
 Borgochianura.it
Story


 amantea-isca
Amantea3.it
Story
 

amantea-Carnevale-2003
 
Amantea 
Il Carnevale

Testi, video, foto
raccolta di 15 anni

amantea raccolta reti
Marineria di Amantea
Mestieri, usi, costumi 

s-antonio-amantea
Rassegna storica
sulla festività di
Sant'Antonio

yt webiamo
34 video sul canale
YT Webiamo

yt antonio cima
83 video sul canale
YT Antoniocima

amantea fiera 2008
Storia della fiera
Testi, video, foto
raccolta di 10 anni

petilia santa spina
Riti Pasquali

In Calabria


 amantea la ninna natale
Storia del Natale
Testi, video, foto


amantea-anziani
Dialetto Amanteano
500 parole desuete,
o pressochè dimenticate
o sconosciute ai più giovani

amantea chjanura-grotta
Eventi nel Borgo
video, foto, testi

pizzi-cu-ova
Dolci Pasquali

 amantea frittata carnevale
Enogastronomia

collegio-gesuiti
Edifici storici 




© Copyright  "Webiamo.it"  |  E-mail: info@webiamo.it  |  Webmaster: Antonio CIMA