Totò Sciandra racconta le langhe di Pavese

langhe-piemontesi

Salvatore Sciandra sulle orme di Pavese e Fenoglio

<<Un marinaio tra i vigneti e i noccioleti più famosi d’Italia:Le langhe>>.   Luglio 2013

Viaggiare per le Langhe è un’esperienza unica. Se poi hai come guida un piemontese del cuneese che ama svisceratamente la sua terra, allora anche tu te ne innamori lasciandoti nell’animo lo stesso gusto che riesce ad offrirti un bicchiere di Barolo o Nebbiolo d’annata.  continua

  

     Mario, mio cognato, dopo avermi “scortato” tra le vie della sua Savigliano, da Piazza d’Armi all’Università, dal Teatro Comunale a piazza Santorre di Santarosa, e dopo un buon caffè ed una scorpacciata di saviglianesi, mi suggerisce:<<Cosa ne pensi se facciamo un giro per le Langhe, nei luoghi cari ai “tuoi” Pavese e Fenoglio?>>.

     Non c’è stata esitazione. Pur avendo abitato in Piemonte, nelle valli valdesi Chisone e Germanasca, quelle terre non le conoscevo se non di seconda mano.

     Tracciato l’itinerario, attrezzati con cestino da pic-nic, ci affidiamo totalmente al nostro nocchiero per una “visita guidata” per la terra dei noccioleti e soprattutto dei vigneti.

     Lasciata via Pilos, oltre il ponte sul Grana, costeggiamo il “ Museo della ferrovia” di Savigliano che conserva ed espone tutte le motrici ed i vagoni usciti dalle officine della città.

     Ed eccocci sulla strada che porta a Bra, non lontana dal tracciato dell’autostrada Torino –Savona: è la porta che introduce alle Langhe.

     Nel dialetto piemontese il termine langa indica le particolari colline, dai morbidi profili, che si rincorrono caratterizzando il paesaggio di quella parte della provincia di Cuneo che da Alba scende verso sud, fino ai pendii settentrionali dei monti liguri.

     Andatura da crociera.

     Il muro di cinta in mattoni rossi, della tenuta reale, con il castello trecentesco, di Pollenzo (Pollentia), si apre, con una porta medioevale, in piazza Vittorio Emanuele. Qui le testimonianze del suo antico splendore: foro, teatro, anfiteatro, tempio.

     Una troupe cinematografica sta girando le riprese esterne di un film. Ci mandano via, non ci è consentito sostare. Faccio il nesci dicendo che cercavo Piscitiello e Lisetta, ma non risultavano negli elenchi del cast. Splendida visione!

     Lambendo il Tanaro, andiamo verso Barolo e Mario con aria di felice partecipazione, ci presenta quelle terre:<<Le Langhe>>-dice la nostra guida-<<si sciolgono in un repertorio di lieta vita agricola annunciate dapprima da belle distese di noccioleti e, poi, dispiegata nei mille colori delle vigne e coltivi che regalano vini superbi. Quella delle Langhe è una terra che ha sempre richiamato gli abitanti della città, fin da quando Plinio lodava il profumo e il sapore dei vini d’Alba>>.

     Giunti a Barolo, ordinato parcheggio davanti al Municipio.

     Vie, finestre, balconi, muri, traboccano di fiori. Che pace!

     Il cielo delle Langhe oggi è azzurro. Alto e imponente si eleva il castello Falletti. Per le strade si parla solo straniero, la lingua più sentita la tedesca. In questo spartito di rittani, si adagia Barolo, universalmente nota per l’omonimo vino, che insieme a tante non meno squisite specialità gastronomiche è possibile degustare nell’enoteca ospitata dal castello, costruito nel X secolo per difendere le colline dagli attacchi saraceni. Ed il pensiero và alla mia Amantea che ha voglia di difesa, di fiori e di spazzatura differenziata.

     A Grinzane Cavour siamo giunti oltre la “mezza”. Il castello del conte Camillo Benso domina tutta la collina. Nel prato alcuni giovani stanno smontando il palco preparato per la festa della Madonna del Carmine. Bandiere al vento, lungo l’erta, riproducono i volti dei grandi personaggi del Risorgimento italiano. Anche qui stranieri. Soprattutto, ancora, tedeschi.

     Il ristorante e l’enoteca ospitati nel castello, sono aperti. In tutte le sale, oltre ai cimeli cavouriani, i documenti di quali umori ricchi e scontrosi si sia nutrita questa regione e per quali motivi vi si sia sviluppata più che altrove una raffinata civiltà del bere.

     Prossima tappa Bossolasco, passando per Dogliani, patria del Dolcetto e paese d’origine della famiglia Einaudi. Con Bossolasco, sulle alture che separano la valle del Rea da quella del Belbo, cittadina dalle viuzze fiorite di rosai e rallegrate dalle insegne dipinte da artisti locali contemporanei, si lascia la Bassa Langa, regno dei vigneti, per entrare nell’Alta Langa, che alle vigne sostituisce boschi e pascoli e al vino, come prodotto tipico, le robiole, squisiti formaggi.

     Qui prendiamo l’aperitivo ad un bar e, dopo una necessaria visita al bagno, ad un’aria attrezzata, consumiamo la nostra ricca colazione piemontese.

     Sotto i pini, altri ospiti. Due ragazzi aggiustano la ruota bucata di una bicicletta, ma non fanno rumore. Su di un plaid una signora prende il sole alle spalle, mentre il marito legge un libro. Un anziano, in pantaloncini, bastone in mano e scarpe comode, saluta e và piano verso l’erta lì vicino. Neanche un randagio. Qualche ragazza, in bicicletta da corsa, sfreccia sudando. Adriana apparecchia. Tutto ha un sapore diverso, quasi disincantato. Si beve rigorosamente Barolo. Per il caffè si ritorna verso il centro paese. Quante rose! Ci si ferma all’Albergo –Ristorante Alte Langhe, sotto un vasto e freschissimo pergolato di nebbiolo; ai tavoli vicino al nostro, persone del posto.

<<Jouann!...damm’ en toc d’ gel !...>>(Giovanni!...portami un ghiacciolo!...), “grida” sotto voce un uomo.

     Attraversiamo il Belbo, il fiume caro a Pavese, e percorriamo la statale verso Alba.

     Niella Belbo, Feisoglio, Cravanzana, Borgomale, Alba. La maggior parte del percorso si snoda tra colli fortemente ondulati, che vanno dai m.400 agli 800 d’altezza, con versanti spesso tormentati da erosioni, mentre le groppe delle alture sono popolate da centri abitati. Estesi panorami calmi e solenni, quegli stessi descritti nelle pagine di Beppe Fenoglio, pittoreschi paesini adatti ad una tranquilla villeggiatura, castelli e ruderi di rocche ferrigne circondati da vigne che d’autunno si colorano di tutte le tonalità dell’ocra, mentre l’aria è impregnata di profumi forti e autentici: mosto e tartufo.

     Ecco Alba, la città delle cento torri.

     Lasciamo la macchina in un ampio e fresco parcheggio ed a piedi ci inoltriamo verso il centro storico. Lunedì i negozi sono chiusi. Meglio così! Possiamo dedicarci a visitare alcune mura protette da spessi vetri, che testimoniano l’Alba Pompeia romana. Sotto i caratteristici portici bassi e larghi, si aprono antiche botteghe con i vini più rinomati: Barolo, Barbaresco, Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Moscato ed una varietà infinita di dolci con le nocciole.

     Le chiese sono tutte aperte. In piazza Risorgimento è il Duomo, nato in stile romanico, rifatto alla fine del secolo XV in forma gotica. Pregevole il coro ligneo, nell’abside. In piazza Pertinace entro nella chiesa di forme barocche di S. Giovanni Battista.

     Le strade sono animate: I più giovani che incontriamo si rinfrescano assaporando mega gelati alla nocciola e al cioccolato gianduja. Quelli a limone hanno una latitudine diversa. Com’è bella l’Italia, e com’è varia!

     Io cammino accanto a Mario, la mia guida. Adriana e Silvana si fermano, di tanto in tanto, davanti alle vetrine dei chiusi negozi di abbigliamento e discutono dei saldi. Ogni tanto la buona sorte aiuta i visitatori.

     Per cena, pur essendo nel mese di luglio, la bagnacàuda, tipico piatto Servono peperoni crudi e qualche altra verdura. La padrona del negozio, irritata, non vorrebbe venderci i peperoni. Mangiare la bagnacàuda d’estate significa sbeffeggiare il tipico piatto piemontese, quindi << andate a…>>. Poi, sapute le ragioni ed il lungo periodo di astinenza, ci ha scelto quelli più belli.

     Si ritorna a Savigliano: Sulla strada incontriamo Cinzano, Santa Vittoria d’Alba e Bra che ci accoglie con i guard-rail stracolmi di fiori.

     Le Langhemeriterebbero una visita anche soltanto per gustare la raffinata cucina e gli eccellenti vini, i soli che possono reggere il confronto con i famosi Château francesi. In realtà, quel che lascia stupito anche il visitatore più frettoloso sono le vestigia di un’antica civiltà non sopravvissuta a sé stessa, ma ben viva nel presente: castelli medievali, chiese romaniche, cappelle gotiche, piccole città eleganti e signorili delle vie strette, le case massicce, i bassi portici.

     A sera siamo stanchi ma felici. Una giornata da non dimenticare.

<< Giovedì >> -ricorda Mario davanti ai fornellini della bagnacàuda- <<noi saremo in ValVaraita, a Sampèyre, ci ha invitati Mario, Ezio con moglie e figli, non possiamo mancare. Speriamo che il tempo…>>.

     Domani, martedì, volo Caselle Lamezia Terme. Ritorno al Tirreno.

Totò Sciandra  Luglio 2013

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